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XV DOMENICA PER ANNUM
Lido di Spina – Zerbinate
15 luglio 2001

1. "E chi è il mio prossimo?". La domanda fatta da un dottore della legge a Gesù offre a questi l’occasione per donarci il suo insegnamento sulla società umana, sui rapporti fra le persone umane.

Cerchiamo di capire bene, in primo luogo, il senso della domanda. Gesù aveva ricordato al dottore della legge che la volontà di Dio, rivelata nella Legge di Mosè, si riassumeva interamente nell’amore a Dio e nell’amore al prossimo. Ora mentre l’attuazione del precetto dell’amore a Dio può essere inculcata ed insegnata senza difficoltà, è l’attuazione del secondo precetto che solleva più domande a causa delle tante divisioni e stratificazioni sociali. La domanda del dottore della Legge aveva quindi il seguente significato: chi deve essere oggetto del mio amore? Chi deve essere amato da me? Ogni uomo oppure solo una categoria di persone?

Gesù costruisce la sua risposta attraverso una parabola, inventando cioè un racconto di vita concreta. E qui dobbiamo notare che in realtà nella sua risposta Gesù opera uno spostamento di accento. Mentre il dottore della legge aveva chiesto; "chi deve essere oggetto del mio amore?", Gesù in realtà fa vedere chi è colui che ama veramente: non chi è il tuo prossimo, ma come tu diventi prossimo. Gesù cioè chiede al dottore della legge di rientrare per così dire in se stesso e di verificare in che modo egli si pone nei confronti degli altri, quali relazioni costruisce cogli altri.

La parabola infatti mostra che ciascuno di noi può porsi nei confronti degli altri in tre modi: "s’imbatte nei briganti, i quali, avendolo spogliato e percosso, se ne andarono lasciandolo mezzo morto": gente che spoglia e percuote; "un sacerdote … quando vide l’uomo, passò oltre, dall’altra parte": gente che rimane indifferente ed estranea; "un samaritano ne ebbe compassione, s’accostò … e si prese cura di lui": gente che si prende cura degli altri. Il rapporto sociale può essere o un rapporto di violenza in cui il più forte violenta e depreda il più debole, o un rapporto di estraneità in cui ciascuno pensa esclusivamente a se stesso, o un rapporto di compassione e cura in cui ciascuno pensa al bene di chi si trova nel bisogno.

Questa triplice possibilità di configurare il rapporto sociale è presente in ogni comunità umana: nella comunità coniugale, nella comunità cittadina, nella comunità nazionale, nella comunità internazionale.

"Gli disse Gesù: va e anche tu fa allo stesso modo". A questo punto la parola di Dio esige che ci poniamo di fronte a noi stessi per chiederci: a chi mi sento più simile? A chi spoglia, o a chi è indifferente, o a chi aiuta? La qualifica di "prossimo" non è stabilita in base ad una medesima appartenenza religiosa, razziale o sociale, ma unicamente dal bisogno. Chi è nel bisogno è il tuo prossimo e tu sei prossimo quando ti prendi cura di ogni persona che è nel bisogno.

2. La Chiesa però ha letto questa parabola anche in un modo più profondo [cfr. Origene, Omelie su Luca XXXIV; Sch 87, pag. 401. S. Ambrogio, Esp. sul Vangelo di Luca VII, 73-84; BA 12, pag. 147-153. S. Agostino, Questioni sui Vangeli 2,19; NBAX/2, pag. 357-358]. Nell’uomo che scende da Gerusalemme a Gerico è raffigurato ognuno di noi che a causa del peccato decade dalla sua originaria dignità: dalla vita alla morte. Nel samaritano è raffigurato il Figlio stesso di Dio che ha compassione dell’uomo, [e ne ebbe compassione] facendosi uomo come noi.

Egli ci cura e ci guarisce, prendendoci con Sé e consegnandoci alla Chiesa, perché attraverso i sacramenti rientriamo in possesso della giustizia e della vita.

Carissimi fratelli e sorelle, le due interpretazioni che possiamo dare di questa pagina evangelica sono strettamente connesse. Noi saremo capaci di essere il prossimo di ogni uomo solo se saremo aiutati dalla carità di Cristo verso l’uomo: solo se saremo in Lui. La fonte della nostra carità è l’Eucarestia.