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Giornata Mondiale della Gioventù
Sabato 15 aprile 2000
(DOMENICA DELLE PALME)

1. "Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide". Queste parole sono state pronunciate proprio oggi, in un giorno che la Chiesa ricorda ogni anno nella Domenica delle Palme. Sono state pronunciate da uomini e donne che si erano recati a Gerusalemme a celebrare la Pasqua e che nella venuta di Gesù dentro la città intravedevano la realizzazione dei loro desideri di salvezza. Desideri che prendevano corpo nella restaurazione dell’antico regno di Davide: "benedetto il regno che viene" dicono perciò "del nostro padre Davide".

Quest’avvenimento sembra oggi ripetersi, soprattutto ripresentato da voi, giovani. Ripresentato non solamente come fatto accaduto nel passato, ma attraverso la "ripetizione in atto" della narrazione evangelica, voi volete dire: "benedetto Colui che viene dentro a questa nostra città nel nome del Signore! Benedetto il suo regno in questa nostra città!" Chi è "Colui che viene nel nome del Signore" se non Gesù Cristo? e quindi chi proclamate pubblicamente se non Lui, Gesù Cristo?

Viene da chiedersi, carissimi giovani, e ve lo dovete chiedere in questo momento assai seriamente: perché la venuta di Cristo dentro alla nostra città è una "benedizione" per essa? Perché l’instaurarsi in essa del suo regno è una "benedizione"? Nel rispondere a questa domanda ci viene in aiuto l’apostolo Paolo che scrivendo ai cristiani di Efeso, ci dice che Dio "ci ha benedetti con ogni benedizione… in Cristo" [cfr. Ef 1,4]. Gesù Cristo venendo dentro alla vostra vita porta con sé ogni benedizione: Egli è la risposta piena ai vostri desideri.

Un grande esperto di umanità, S. Agostino, ha scritto: "Che cosa desidera l’anima più ardentemente della verità? Di che cosa dovrà l’uomo essere avido, a quale scopo dovrà custodire sano il palato interiore, esercitato il gusto, se non per mangiare e bere la giustizia, la verità, l’eternità?" E’ per questo che "si sente attratto da Cristo l’uomo che trova il suo diletto nella verità, nella beatitudine, nella giustizia, nella vita eterna, in tutto ciò, insomma, che è Cristo" [Commento al vangelo sec. Giovanni 26,4-5; NBA XXIV, pag. 601 e 599]. Voi direte col cuore ed in tutta sincerità "benedetto Colui che viene nel nome del Signore", se sarete persone che trovano il loro diletto nella verità, nella giustizia, nell’amore, nella bellezza. "Benedetto Cristo che mi viene incontro", direte, perché ogni giorno sperimenterete che in Lui c’è ogni pienezza di verità, di giustizia, di amore, di bellezza.

Ma voi dite, dovete dire che la venuta di Cristo è una benedizione per la nostra città. Essa infatti ha bisogno in primo luogo di persone che siano state profondamente rigenerate dall’incontro con Cristo, perché possa uscire da quel viale di tramonto in cui sembra incamminata; perché possa spezzare quell’alleanza che nel profondo della suo vissuto sembra aver siglato colla morte. E’ a voi che il futuro della nostra città è affidato: voi siete il futuro e la speranza di Ferrara. La persona infatti rigenerata dall’incontro con Cristo è capace di produrre vera cultura: la cultura dell’amore e della verità. E’ capace di costruire rapporti nei quali ogni persona, da quella già concepita e non ancora nata alla persona anziana, è accolta per se stessa. E’ capace di creare lavoro e famiglie vere. E’ capace di consacrare se stessa nella verginità per il regno, amando Cristo con cuore indiviso.

Carissimi giovani, non abbiate paura di essere testimoni di Cristo in questa città: nelle sue case, nelle sue scuole, nella sua Università, nei suoi luoghi di lavoro, nei suoi uffici pubblici. Il futuro di Ferrara è affidato a voi: voi ne siete la speranza a il futuro. Per poter realizzare questa grande vocazione apostolica, avete bisogno di nutrire la vostra vita con una forte esperienza di preghiera quotidiana, di essere assidui nella frequenza ai sacramenti della Confessione e dell’Eucarestia, di avere ciascuno una guida spirituale che vi insegni la via del Signore, di nutrire nel vostro cuore una tenera devozione a Maria.

2. Durante questa settimana avete vissuto una grande esperienza: la Statio Crucis. Siete stati ai piedi della Croce come Maria. Oggi potete dire "benedetto colui che viene nel nome del Signore! benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide", sapendo che colui che viene è il Crocefisso-risorto; che il suo regno è la potenza gloriosa della Croce. Sappiamo infatti che l’entusiasmo di oggi è finito presto a Gerusalemme, ed anche voi entrati nella Cattedrale ascolterete la narrazione della passione di Cristo. Contempliamo dunque "colui che viene nel nome del Signore" nella prospettiva della Settimana Santa, del Mistero pasquale del Signore. Ora voi sapete che questo mistero ha una dimensione umana: ascolterete il racconto di come si è svolta la passione di Cristo. Ma lo stesso mistero ha una dimensione divina: essa si chiama "redenzione", "grazia che ti salva". E’ in forza di questa dimensione che la Croce di Cristo viene dentro la tua vita, dentro al cuore e alla coscienza di ciascuno di voi. Voi celebrate questo ingresso irreversibile di Cristo dentro alla vostra persona perché Egli vuole configurarla a Sé. E’ infatti questa configurazione a Cristo che vi redime, carissimi giovani, perché vi rende capaci di vivere nella dimensione del dono. Questa dimensione è essenzialmente diversa dalla dimensione del piacevole e dell’utile; è anche superiore alla dimensione della sola obbligazione morale, perché più profonda di questa, e più essenziale. Essa definisce interamente il significato del vostro essere liberi.

Cristo dice a ciascuno di voi: "seguimi". Voi rispondete col cuore: "Signore, ti seguirò ovunque tu vada; perché tu solo hai parole di vita eterna".