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ESALTAZIONE DELLA S. CROCE
Gambulaga 14 settembre 2003

1. "Nessuno è salito al cielo, fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo". Carissimi fedeli, ancora una volta la Chiesa ci invita a porci di fronte alla Croce di Cristo: a guardare a Colui che hanno trafitto [cfr. Gv 19,37]. E ci chiediamo subito: chi è questi che vediamo crocifisso? Forse uno dei tanti innocenti che la stoltezza della giustizia umana ha condannato: forse uno dei tanti che dando fastidio ai potenti di questo mondo, venne da essi eliminato. Non proprio. Egli è "il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo". È un "figlio di uomo": uno che ha la nostra stessa umanità. Ma "che è disceso dal cielo". Il "cielo" connota sempre la dimora di Dio, inattingibile dall’uomo "nessuno è mai salito al cielo". Colui che è sulla Croce ha origine divina. È il Dio che si è fatto uomo.

Data la sua origina divina, Egli è in grado di rivelarvi le realtà divine, di parlarci dei misteri divini. Egli è l’unico rivelatore del mistero di Dio. E qual è il contenuto della sua rivelazione? Che cosa Colui che è disceso dal cielo ci ha rivelato? L’amore di Dio per il mondo, che raggiunge la sua manifestazione suprema nella crocifissione, così che chi guarda con fede al Crocefisso ha la vita eterna.

Carissimi fedeli, prestate molta attenzione e soprattutto aprite docilmente il vostro cuore: questo brano evangelico è la sintesi di tutto il Cristianesimo.

La ragione ultima, la spiegazione più profonda della morte di Cristo sulla Croce è l’amore di Dio per ciascuno di noi: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito". Dio ci ha mostrato il suo amore nella persona del suo Figlio donato; questa manifestazione dell’amore del Padre culmina nella Croce, sulla quale Cristo è divenuto "propiziazione dei nostri peccati" [1Gv 4,10].

Ciò che Dio si proponeva nel dono e col dono del suo Figlio era che l’uomo divenisse partecipe della stessa vita divina, cioè di una vita eterna. In che modo l’uomo giunge al possesso di questa vita? Essa si ottiene nell’uomo Gesù, per mezzo della sua umanità. Più precisamente: è credendo in Lui che l’uomo di salva; Gesù è stato crocefisso, "perché chiunque crede in Lui abbia la vita eterna". La Croce è la nostra salvezza, nel senso che mediante la fede ed i sacramenti, noi aderiamo alla persona del Cristo e siamo partecipi della sua stessa vita.

2. Carissimi fedeli, avete voluto oggi celebrare la vostra Festa della famiglia, ricordando in modo particolare gli Anniversari dei matrimonio. Mi rivolgo dunque a voi, carissimi sposi, in modo speciale, in questo momento.

Che rapporto esiste fra il vostro matrimonio ed il mistero della Croce che oggi celebriamo? Molto profondo ed intimo. La vostra vita coniugale non è costruita sulla contrattazione fra due egoismi opposti, fra due contrastanti ricerche di felicità individuale. Essa è posta in essere e continuamente nutrita dal dono reciproco dell’uno all’altro: un dono che può essere fatto e ricevuto solo dall’amore e nell’amore.

Uno dei segni della barbarie in cui stiamo piombando è l’avere svuotato di ogni senso vero tutte le grandi parole del vocabolario umano. La parola "amore" oggi dice tutto ed il contrario di tutto.

Carissimi sposi, ecco il primo rapporto che il vostro matrimonio ha col mistero della croce. Essa vi dice la verità sull’amore; è la rivelazione della verità sull’amore.

Non solo. Ma dalla Croce viene a voi la guarigione di quella malattia che porta alla morte ogni matrimonio: l’egoismo, l’incapacità del dono. Ve ne guarisce, perché eleva la capacità naturale dell’uomo e della donna di amarsi coniugalmente allo stesso amore di Cristo che dona se stesso sulla Croce.

Carissimi sposi, aderendo mediante la fede ed i sacramenti alla Croce di Cristo, voi inserite nell’esercizio della vostra libertà l’interiore disciplina del dono. Costituite fra voi una vera comunità personale.

Siamo qui per celebrare la grandezza dell’amore di Cristo sulla Croce, per celebrare la grandezza del vostro amore coniugale, dono preziosissimo della Croce di Cristo.