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SOLENNITÀ DEL SACRO CUORE
CHIESA DEL GESÙ 14 giugno 1996

1.  “Ti benedico, o Padre, Signore...”
Non sono molte le volte in cui le letture della liturgia ci introducono in quella dimensione, in quell’aspetto più santo, più inattingibile e più misterioso della vita intima del Cristo, del Verbo Incarnato, e cioè LA SUA PREGHIERA, il dialogo che Egli intratteneva con il Padre.
 Una di quelle volte che ci è concesso di dare uno sguardo dentro a questo mistero è rappresentata dalla pagina del vangelo che abbiamo letto adesso. E’ una pagina dunque che deve essere ACCOLTA, ASCOLTATA, MEDITATA con una particolare venerazione, con un particolare senso di rispetto, con timore e tremore, in un certo senso.
 Come a Mosè cui venne chiesto di levarsi i sandali perché stava calpestando un territorio che era santo, e quale territorio è più santo del dialogo che intercorre fra il Figlio, il Verbo Incarnato, e il Padre?
 Qui si tratta di una preghiera di BENEDIZIONE. Si tratta cioè di un trasporto, di un MOTO DI GIOIA, di gratitudine che Gesù esprime verso il Padre: “Ti benedico, ti lodo, ti ringrazio!” E quale è la ragione di questo trasporto di benedizione dal quale il Verbo Incarnato, Gesù, si sente come trascinato? La ragione è questa: nella storia del mondo sta accadendo un AVVENIMENTO STRAORDINARIO. Cose tenute nascoste nel segreto del pensiero di Dio fin dalla eternità ORA vengono rivelate, ORA vengono dette.
 Qui: “TU HAI RIVELATO”. Ogni velo è stato tolto. Dio ha aperto il suo cuore e ha ammesso qualcuno DENTRO al recinto della sua santità. La cosa è talmente straordinaria che commuove profondamente il cuore di Cristo tanto da farlo esultare in un inno di benedizione: “Ti benedico, o Padre”.
 Ma questa rivelazione non è fatta a tutti; è fatta solo a una categoria di persone, mentre un’altra categoria di persone è esclusa da questa rivelazione. La categoria di persone a cui la rivelazione fatta è indicata da Gesù con questa parola: I PICCOLI. La categoria di persone che sono escluse da questa rivelazione è indicata in due parole: I SAPIENTI E GLI INTELLIGENTI.
“I piccoli” chi sono nel vangelo? Coloro che non contano niente agli occhi del mondo; coloro che non sanno niente; coloro che non posseggono quasi niente o niente del tutto; coloro che sono disprezzati perché non hanno nessun potere. Non sono i grandi di questo mondo: né i piccoli della politica, né i grandi della scienza. I PICCOLI! A questi è fatta la più grande rivelazione possibile. Gli altri sono esclusi. Come mai succede questo? Perché “così è piaciuto a Dio”, così Egli ha deciso.

2. “Dio ha mandato il suo Figlio Unigenito nel mondo...”.
Quali sono le realtà rivelate ai “piccoli” e tenute nascoste “ai sapienti ed intelligenti”? Dio ha mandato ... La realtà manifestata è il dono che il Padre ha fatto del suo Figlio Unigenito. E’ Gesù stesso visto come la manifestazione dell’amore di Dio, Dio si rivela come amore che ci perdona, come pura misericordia. Egli non mette condizioni. “Il Signore si è legato a voi...”. Ed infatti, Gesù dice: “Venite a me ...”.
 Quando nel mondo compare qualcuno, o si pensa che sia comparso qualcuno che ha scoperto la medicina per guarire mali fino allora inguaribili, tutti gli ammalati di quel male cercano di correre a lui. E si formano le liste di attesa. Spesso diventa difficile poter accostare la persona che può salvare.
 Colui che ha la medicina che ci guarisce dalla nostra malattia mortale - il peccato - non ha atteso, non ha aspettato che fossimo noi ad andare alla sua ricerca, a metterci in lista d’attesa, aspettando il nostro turno per essere ricevuti, visitati, guariti. Lui stesso è venuto a ha detto: “Venite!”
 A chi ha rivolto questo invito? A tutti! Quando la persona umana si trova nella situazione che dicevo prima - di essere in grado di guarire o di dare un aiuto- ben presto essa è costretta a fare una scelta, poiché il tempo limitato. Deve fare un discernimento: chi ricevere, chi non ricevere; chi guarire, chi non guarire. Colui che è venuto con la medicina che ci guarisce dalla nostra malattia mortale non fa nessun discernimento; dice: “Venite a me tutti”.
L’unica qualità è che siano “affaticati e oppressi”. Affaticati e oppressi da che cosa? La dolcezza dell’amore di Cristo! Non lo dice. Se l’avesse detto avrebbe già fatto delle discriminazioni: chi non si fosse trovato in quella forma di oppressione e di affaticamento non avrebbe sentito per sé l’invito: “Venite a me”. QUALUNQUE oppressione, QUALUNQUE fatica senza distinzione.
Ma la cosa più grande è in quel “A ME”. Quando noi andiamo da una persona che ci può dare un aiuto andiamo NON PER RIMANERE CON LEI, ma per ricevere quell’aiuto. Ricevuto l’aiuto ciascuno ritorna a casa propria, poiché l’aiuto non consiste precisamente nello “stare insieme” a questa persona, ma nel ricevere da lei quell’aiuto che ci toglie dalle nostre difficoltà. Qui invece l’aiuto che ci libera dalla nostra oppressione e dalla nostra fatica è LO STARE CON LUI.
Si può andare con una persona e stando con lei ricevere consolazione e aiuto o perché talmente buona che sa immedesimarsi con la nostra sofferenza e da questa compassione ne abbiamo un certo aiuto; o perché questa persona, pure nella sua grandezza, è disposta ad ascoltarci per qualche tempo. Ma è una forma di aiuto relativo: all’uomo resta ancora la sua oppressione. Ha solo avuto un momento di sollievo. Qui no. Il Figlio di Dio ha condiviso la nostra oppressione, il nostro affaticamento per cui noi possiamo andare a Lui perché Egli stesso ha vissuto ciò che noi viviamo. Possiamo andare a Lui NON semplicemente per rimanere nella nostra condizione umana nella sua condizione divina. Egli infatti termina l’invito dicendo: “E io vi ristorerò”, trasformerò la vostra condizione umana. Avendo io - Dio - partecipato alla vostra condizione umana, questa mia divina condiscendenza ha fatto sì che la vostra condizione umana potesse essere elevata alla mia condizione divina.
Mirabile scambio! Noi a Lui abbiamo dato la nostra fatica e la nostra oppressione; Egli a noi ha dato il suo RIPOSO, la sua libertà: “Venite a me”.
Noi abbiamo ascoltato questo invito e proviamo a metterci in cammino. Ma ci sono delle forze che ci trattengono, che ci tirano indietro: il potere ammaliatore del piacere, la malinconia e l’angoscia che a volte ci prendono, la distrazione che consuma la nostra esistenza nella spensieratezza...
Ecco perché Gesù dirà non solo: “Venite a me”, ma anche: “Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me”.
Che il Signore ci attiri con tale forza da spezzare in noi tutto ciò che ci impedisce di correre dietro a Lui.