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MARCIA DELLA FEDE
Villanova di Denore: 13 maggio 1998

Due sono le pagine del Vangelo di Giovanni in cui si parla di Maria: a Cana e sotto la croce. La seconda conferma pienamente la maternità di Maria nei nostri confronti, quando Gesù compie il suo sacrificio. Sono due pagine che ci devono essere particolarmente care, poiché in esse ci viene rivelato il “legame” che unisce Maria a ciascuno di noi e ciascuno di noi a Maria. E’ un legame di maternità; ed è su questo fondamento che dobbiamo costruire la nostra devozione a Maria: non su altro.
 

1. Le parole appena lette hanno innanzi tutto un significato che possiamo cogliere immediatamente. Gesù sta morendo e pensa alla condizione di solitudine in cui avrebbe lasciato sua Madre. Egli l’affida alla cura sollecita di un discepolo che, da quel momento, avrebbe dovuto considerarla e trattarla come sua madre. E reciprocamente, Maria doveva ormai ritenere come suo figlio, per ogni evenienza, il discepolo.
Così intese, queste parole dimostrano la pietà filiale di Gesù verso sua madre, la preoccupazione per la sua sorte terrena.

2. Ma la Chiesa, meditando e pregando questa pagina del Vangelo, ha scoperto in essa un significato più profondo, in forza del quale essa parla di ciascuno di noi: parla del rapporto che ciascuno di noi ha con Maria.
Per cominciare a penetrare questo profondo significato, dobbiamo notare che questa disposizione testamentaria di Gesù avviene sulla Croce, quando Maria sta vivendo nel suo cuore la passione redentiva del suo Figlio. Stava presso la Croce, non solo fisicamente. Soffriva profondamente col suo Unigenito e univa se stessa con animo materno al sacrificio di Gesù, consentendo amorosamente alla sua immolazione (cfr. Conc. Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium 58). In questo modo, Maria, che è stata redenta in un modo più profondo che tutti noi, “per disposizione della divina Provvidenza fu generosamente associata” all’opera della nostra redenzione meritataci dal sacrificio della Croce.
Quest’associazione fu vissuta da Maria in forza della sua fede. Al momento dell’Annunciazione, ella aveva udito parole straordinarie sul proprio Figlio: “Sarà grande … il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo Padre … regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe ed il suo regno non avrà fine” (Lc 1,32-33). Ed ecco, ora ai piedi della Croce, quelle parole sembrano clamorosamente smentite: “disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori …; era disprezzato e non ne avevano nessuna stima” (Is. 53,3-5). Quanto profonda deve essere stata “presso la Croce” l’obbedienza della fede di Maria! E fu mediante questa obbedienza, che Ella partecipò alla umiliazione ed alla obbedienza del Figlio.
Per capire ciò che allora accadde, carissimi fratelli e sorelle, portiamoci ad un altro momento della storia dell’umanità, dove pure vediamo un uomo ed una donna: Adamo ed Eva. Ambedue associati in un scelta di disobbedienza che introdusse nel mondo la devastazione. Ed allora “il nodo della disobbedienza di Eva è stato sciolto dall’obbedienza di Maria; ciò che la vergine Eva legò con la sua incredulità, la Vergine slegò con la fede” (S. Ireneo, Adversus haereses III, 22,4; Sch 211, 438).
Dal confronto fra Adamo-Eva/Gesù-Maria, la Chiesa vede in Maria la vera Madre dei viventi, poiché la morte ci venne per mezzo di Eva, la vita per mezzo di Maria (cfr. Cost. dogm. Cit. 56).

Questo è il significato profondo delle parole dette da Gesù sulla Croce. Giovanni rappresenta ciascuno di noi e da quel momento, Maria è diventata nostra madre nell’ordine della grazia e noi suoi figli. E questa maternità durerà fino alla fine.

3. Come si manifesta la maternità di Maria nei nostri confronti? E’ un prendersi cura di ciascuno di noi, posti come siamo in mezzo a pericoli ed affanni, fino al momento della nostra morte. E’ un prendersi cura in primo luogo della nostra vita di grazia perché non sia da noi perduta; ma la sua cura non esclude neppure le nostre situazioni terrene. Perché siamo sempre più uniti al suo Figlio.
 
Fratelli e sorelle: la parola di Dio questa sera ci ha rivelato una delle verità più consolanti della nostra fede. Che essa penetri sempre più profondamente nella nostra coscienza, nella nostra vita quotidiana, perché, pienamente affidati, alla maternità di Maria, possiamo trascorrere giorni sereni.