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MERCOLEDI’ DELLE CENERI
Cattedrale 13 febbraio 2002

1. "Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore". La parola del Signore, questa parola del Signore è risuonata ora in mezzo alla nostra santa Assemblea e dentro al cuore – così Egli voglia – di ciascuno di noi. L’apostolo l’ha confermata, rivelandoci che durante queste settimane quaresimali le viscere di misericordia del Signore nostro Dio saranno particolarmente rivolte verso di noi: "ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza". Favorevole a che cosa? alla nostra conversione.

E’ utile dunque che ci fermiamo brevemente a considerare questo dono che il Signore vuole farci, il dono della conversione del cuore, perché non ci induriamo nella nostra indocilità. La comprensione del dono ci viene offerta e dalla Parola profetica, apostolica ed evangelica, e dal gesto dell’imposizione delle ceneri. Dalla Parola, in primo luogo.

Poniamoci alla scuola dell’Apostolo. Egli presenta la conversione come "riconciliazione con Dio". La nostra conversione è cioè la ricostruzione di un rapporto interpersonale fra noi e Dio, il ripristino di un rapporto di amicizia puro, limpido, senza più alcun diaframma. Bisogna però notare subito che la ricostruzione del rapporto non è necessaria perché Dio sia adirato con noi: siamo noi che a causa dei nostri peccati abbiamo rotto con Lui e necessitiamo di esser riconciliati. Il cambiamento non riguarda Dio, il cui amore dura in eterno, ma ciascuno di noi. "Lasciatevi riconciliare con Dio", ci esorta l’Apostolo. E’ Dio che prende in modo del tutto speciale l’iniziativa durante queste settimane: a noi è chiesto di aderirvi liberamente. In che cosa consiste l’iniziativa di Dio? L’apostolo la descrive nel modo seguente: "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccatore in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio".

Dio compie la sua opera di riportarci dentro alla sua amicizia, rendendo il suo Figlio unigenito partecipe di una umanità peccatrice: è nella morte di Cristo sulla Croce che è posta la causa e la sorgente del nostro ritorno al Padre. Questo ritorno è già accaduto: sulla Croce, ora noi dobbiamo parteciparvi, farlo proprio. "Ecco ora" conclude quindi l’Apostolo "il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza". La Quaresima ci è donata perché possiamo appropriarci sempre più profondamente di ciò che è accaduto sulla Croce: il ritorno pieno dell’uomo al Padre. Scrive S. Leone Magno: "E’ in considerazione di tutto quello che il mondo intero ha conseguito per mezzo della Croce del Signore, che noi riteniamo giusto disporci a celebrare il giorno della Pasqua con il digiuno di quaranta giorni, in modo da poter partecipare degnamente ai divini misteri" [I Sermoni quaresimali e sulle collette, BP 33; EDB 1999 pag. 223].

2. Nella luce dell’insegnamento dell’Apostolo comprendiamo il significato del gesto con cui diamo inizio al nostro cammino quaresimale verso la Pasqua: l’imposizione delle ceneri.

La rottura da parte dell’uomo dell’alleanza con Dio ha avuto come conseguenza la morte dell’uomo, simboleggiata dalle ceneri poste sul nostro capo. Chinando il nostro capo noi riconosciamo la nostra verità: creature che avendo abbandonato il principio e il fondamento della loro vita, sono destinate alla morte.

Ma prima e più di noi questo riconoscimento era stato vissuto da Cristo sulla Croce, nella sua morte. Noi ci uniamo a Lui, perché – come insegna l’Apostolo "se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto a causa del peccato, me lo spirito è vita a causa della giustificazione" [Rom 8,10]. Il nostro corpo resta comunque temporaneamente destinato alla morte, ma fin da ora lo Spirito che ci è donato, ci unisce a Cristo principio di vita nuova ed incorruttibile.

Iniziamo dunque nel nome di Cristo il nostro cammino quaresimale così che purificati possiamo fra quaranta giorni partecipare degnamente ai divini misteri pasquali.