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TERZA DOMENICA AVVENTO (B – 1999)
Conclusione Visita pastorale alla Parrocchia dell’Immacolata
12 dicembre 1999

1. "Egli venne come testimone, perché tutti credessero per mezzo di lui". Carissimi fratelli e sorelle, anche in questa domenica siamo invitati dalla parola evangelica a posare il nostro sguardo sulla persona di Giovanni Battista. Come vi ho detto anche domenica scorsa, la Chiesa custodisce la memoria di questa persona; ne ascolta continuamente la predicazione; ne ha una venerazione singolare. E la ragione è che Giovanni Battista, nel piano della Provvidenza divina, svolge un "ruolo" che non è limitato alla preparazione del popolo ebraico alla venuta storica del Figlio di Dio "in mezzo ai suoi". Quale è questa funzione permanente? Per saperlo dobbiamo leggere e meditare con molta calma la pagina evangelica di oggi.

Era un’idea condivisa da tutti i contemporanei di Giovanni Battista la necessità che era necessario prepararsi all’intervento storico di Dio a favore del suo popolo: al "giorno del Signore". La preparazione doveva consistere in uno studio sempre più accurato della Legge data da Dio per mezzo di Mosè, e in una sua pratica sempre più fedele. Un testo di poco posteriore a Giovanni diceva: "prepareranno [i figli di Israele] la via della verità, secondo quanto sta scritto: "preparate nel deserto la via di YHWH" … Quella [via] è lo studio della Legge, che Egli impose per mezzo di Mosè, facendo tutto ciò che fu rivelato momento per momento" [Manoscritti del Mar Morto]. La preparazione, cioè, doveva consistere in una conversione morale della propria vita. Se ricordate, Giovanni Battista, domenica scorsa, ci richiamava a questa dimensione della preparazione alla venuta del Signore.

Nella pagina evangelica di oggi, tuttavia, ci viene insegnato che questo non è tutto e non è neppure la cosa principale. In che modo Giovanni prepara chi lo ascolta? rendendo testimonianza alla Luce che è Cristo, indicando all’uomo la sua Presenza nel mondo perché l’uomo creda in Cristo. Insomma, ci si prepara alla venuta del Signore nella nostra vita mediante la fede in Lui. La via che porta l’uomo a Cristo è la fede in Lui. Vi ho scritto questo nella mia Lettera pastorale ed ora ve lo ripeto. " Parlando di conversione, siamo subito portati forse a pensare ad un cambiamento della nostra vita nella sua dimensione morale: passaggio da una condotta sregolata ad una condotta ordinata secondo valori e leggi morali.

Benché questo modo di pensare la conversione non sia falso, esso tuttavia non ne coglie il centro e, pertanto, se ci limitiamo ad una concezione etica della conversione, alla fine si cade in una visione errata della medesima.

Convertirsi non significa principalmente allontanarsi dal male e volgersi al bene. Significa volgersi a Cristo. La conversione consiste nel volgersi a Cristo per essere posti da Lui, in Lui e come Lui nella relazione figliale col Padre".

Gesù il Cristo, la sua Presenza, è il dono definitivo della salvezza che il Padre offre all’uomo: credere in Lui è la condizione fondamentale per ricevere questo dono.

2. Ma la pagina evangelica ci invita a meditare anche su un altro aspetto della missione di Giovanni Battista, particolarmente connesso colla conclusione della Visita pastorale.

La testimonianza resa da Giovanni Battista alla luce, ossia al Verbo fattosi carne per farci dono della grazia della verità, non può non richiamare i discepoli di Cristo che anch’essi, come il Precursore, sono chiamati a diventare i testimoni della parola e della persona di Gesù Cristo. Tutta la vita di Giovanni fu letteralmente polarizzata interamente dalla venuta del Cristo: si definisce semplicemente "voce". Ed anche noi, discepoli di Cristo, dobbiamo finalizzare la nostra vita verso Cristo, per essere come la sua "voce" oggi, nella nostra città.

Il Vangelo di Giovanni, come avete sentito, mette subito in risalto il fatto che la testimonianza del Battista avviene in un contesto di opposizione. La situazione non è cambiata neppure oggi. La nostra testimonianza, se chiara e trasparente, non può non porsi in contrasto con una cultura che nega l’esistenza di un disegno divino che sta all’origine di tutta la realtà, mentre il credente testimonia Cristo come Colui nel quale tutto è stato fatto. Con una cultura che nega una vita eterna, dopo la morte, mentre il credente testimonia Cristo come Colui che è risorto come primizia di tutti i morti. Con una cultura che nega l’esistenza della verità riducendo il pensare umano ad un gioco di opinioni, mentre il credente testimonia che Cristo è la verità. Le nostre comunità cristiane devono affrontare ad occhi aperti, con umiltà ma con fortezza, la tensione e lo scontro inevitabile fra la cultura del nichilismo contemporaneo e la cultura generata dal nostro essere in Cristo. La più grande insidia è di pensare che il "punto fondamentale" è di individuare un "minimo comune denominatore etico" sul quale trovarsi tutti d’accordo. E’ questo oggi la maschera che si mette l’Anti-Cristo.

Carissimi fratelli e sorelle, ringrazio il Signore che ci fa concludere la Visita pastorale con questa pagine evangelica. Il Vescovo in mezzo a voi deve essere in primo luogo testimone di Cristo; ogni discepolo è chiamato ad essere testimone di Cristo. Che la vostra comunità, nella quale il Signore opera tanto bene, sia la "voce" di Cristo!