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XXXII DOMENICA PER ANNUM (B)
Chiusura Visita Pastorale a Pontelagoscuro
12 novembre 2000

1. "E invece una volta sola ora, nella pienezza dei tempi, è apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso". Queste parole riassumono interamente la nostra fede, descrivendone l’avvenimento centrale: il sacrificio che Cristo ha fatto di se stesso sulla Croce per annullare il peccato.

Carissimi fratelli e sorelle, posiamo ancora una volta gli occhi del nostro cuore sull’avvenimento della Croce. La morte di Cristo sulla Croce non è solamente la morte sofferta da un giusto, inflittagli da tribunali perversi. La storia umana ha conosciuto molte morti del genere: non consiste in questo la "singolarità" della morte di Cristo sulla Croce. Essa è stata la decisione del Figlio di Dio di donare se stesso all’uomo, per liberarlo mediante la sua morte dal peccato. Per avere dunque una qualche comprensione del mistero della Croce è necessario avere una coscienza molto viva della nostra reale condizione umana in ciò che essa ha di più profondo. Possiamo sentirci bene/male dal punto di vista fisico; possiamo sentirci sinceri/insinceri dal punto di vista economico; possiamo vivere in pace/in conflitto nella nostra famiglia. Ma è tutta questa la nostra condizione umana? Non sentiamo forse dentro di noi "preoccupazioni" ben più grandi di quelle per la salute, per la ricchezza? Ce ne rendiamo conto di fronte alle grandi esperienze della vita. Perché Cristo è morto sulla Croce? "per annullare il peccato", ci ha appena detto la parola di Dio. Per liberarci cioè dalla nostra malattia più grave. Quale? Ascoltiamo ora la pagina del Vangelo.

Si parla di una vedova che ha donato più di tutti, perché ha dato "tutto quanto aveva per vivere". Ad un calcolo superficiale i due spiccioli sono meno delle molte monete che i ricchi gettavano nel tesoro del tempio. In che cosa allora consiste il "di più" della vedova? Donando quanto aveva per vivere e dopo di che non possedendo più nulla, ella aveva in un certo senso donato non solo il suo avere, ma il suo essere. Aveva donato se stessa in quanto essendosi privata di tutto, non le restava che affidarsi puramente e semplicemente a Dio. Così anche aveva fatto la vedova di Zarepta: aveva donato l’ultimo cibo che le rimaneva.

Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica è la più profonda e corretta diagnosi del nostro male più profondo. E’ il male che consiste nel non rischiare mai il proprio "io" donandolo, ma nel voler comunque cercare una sicurezza fuori del puro affidarsi al Signore. E’ quel male che ci ha portato a concepire e a vivere il matrimonio come la contrattazione fra due egoismi opposti; a concepire e a vivere la vita associata come una regolamentata coesistenza di interessi contrari. Questo male è il peccato, la cui intima essenza è sempre costituita dall’affermazione di sé prescindendo dal Signore e contro gli altri. Le due vedove esprimono simbolicamente l’umanità rigenerata dal sacrificio di Cristo.

2. Carissimi fratelli e sorelle, con questa celebrazione terminiamo la S. Visita pastorale. La parola di Dio appena annunciata e meditata ce ne fa scoprire l’intimo significato, e ci illumina sul cammino futuro.

"E’ apparso per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso": la comunità cristiana, questa comunità cristiana, è stata generata da questo sacrificio. Che cosa è la comunità cristiana se non la comunione di quelle donne ed uomini, di ogni età e condizione, che sono stati rigenerati dal sacrificio di Cristo attraverso i sacramenti? Il Vescovo è stato fra voi per testimoniarvi il sacrificio di Cristo e dirvi la sua forza rigeneratrice: rigeneratrice dell’amore fra l’uomo e la donna; della passione per l’educazione dei nostri ragazzi; di significato nella sofferenza della malattia e della vecchiaia, di dignità nella fatica quotidiana del lavoro.

Continuate il vostro cammino profondamente radicati in questa certezza di fede: "è apparso …". Al sacrificio della Croce noi partecipiamo attraverso l’Eucarestia: sia essa veramente al centro della vostra comunità. La vostra vita sia la conseguenza coerente della celebrazione eucaristica.

Il Signore ci conceda che "nella serenità del corpo e dello spirito possiamo dedicarci liberamente al [suo] servizio".