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MERCOLEDI’ DELLE CENERI
12 febbraio 1997

“Guardatevi dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini”. Davanti agli uomini: la nostra esistenza può essere vissuta davanti agli uomini davanti “il Padre tuo, che vede nel segreto”. Due cioè possono essere i riferimenti fondamentali della nostra vita: un’altra creatura o Dio stesso. Ora Gesù ci avverte che tanto vali quanto vale la realtà davanti alla quale vivi. Vivi davanti agli uomini? Vivi alla presenza di Dio? E’ con questa domanda che inizia il tuo cammino penitenziale di conversione, cioè di spostamento, di cambiamento di direzione della tua vita: non più in ordine alle creature ma a Dio stesso. La quaresima comincia veramente, e non solo liturgicamente, se reintroduciamo Dio nella nostra esistenza quotidiana, se cessiamo di vivere come se Dio non esistesse.
Ci è chiesto di scegliere a quale “misura” attenerci, a Dio oppure agli uomini. Se la scelta cade su quest’ultimi (fare, vivere davanti agli uomini), è inevitabile cadere in una molteplicità di misure, che sono quelle di tutte le società umane. Dio invece è uno solo e con Lui abbiamo soltanto una verità, ed esiste una sola misura per quanto è giusto o sbagliato.
Il severo rito con cui inizieremo fra poco il nostro cammino verso la Pasqua, ha precisamente questo scopo fondamentale: farci ritornare a prendere coscienza nella nostra pura e semplice verità, davanti a Dio. Quale è la nostra verità? quella espressa dalla cenere: niente! “Ricordati, o uomo...”. Ricordati! cioè: perdere la memoria della nostra totale inconsistenza (“sei polvere”) è la nostra suprema disgrazia, dalla quale la quaresima vuole liberarci. Perdere la coscienza della propria reale identità è la peggiore delle malattie: è una vera e propria follia.
Tuttavia, quelle parole che accompagnano il rito della imposizione della cenere, riecheggiano le parole pronunciate dal Signore stesso, come condanna al peccato dell’uomo. Fratelli e sorelle: questo gesto così semplice racchiude in sé tutto il mistero del dramma umano. Per natura polvere e sabbia, l’uomo è stato predestinato ad essere figlio del Dio dell’universo: in forza di queste eterna predestinazione da mortale diventa immortale, da perituro imperituro, da effimero eterno, da polvere figlio di Dio. A causa del peccato, la morte entrò nel mondo e devastò la persona umana: polvere chiamato ad essere Dio, a causa del peccato ritorna ad essere polvere. Tutto questo immane dramma è ora ricordato nella imposizione della cenere.
Ma questa sera, risuona anche un’altra parola, dettaci dal profeta: “Ritornate a me ...” L’uomo può evitare di ritornare nella polvere, ritornando al Signore. Posto fra la polvere e il Signore, questa sera e durante tutta la quaresima, o uomo, sei chiamato alla decisione suprema della tua libertà: o ritornare alla polvere o ritornare al Signore. Le misericordie del Signore infatti non sono terminate. Anzi, egli “è misericordioso...” e si muove a compassione di ciascuno di noi.
Non solo, ma è accaduto qualcosa di “incredibile”: ce ne parla S. Paolo nella seconda lettura. E’ Dio stesso che ritorna con l’uomo nella polvere della morte, perché l’uomo potesse ritornare nella forza della vita: “Colui che non aveva  conosciuto peccato ...”.
Ed allora, fratelli e sorelle, come l’uomo, come ciascuno di noi potrà ritornare alla sua originaria dignità? Riconciliandoci col Padre in Cristo. “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza”. Non accogliamo invano la grazia di Dio, ma rinnoviamoci con una preghiera più profonda e prolungata, con la macerazione del nostro corpo, con l’elemosina data a chi ha meno. Ci conceda il Signore che, mediante l’opera della carità e della penitenza, possiamo celebrare fra quaranta giorni la Pasqua del suo Figlio unigenito e nostra.