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SABATO DOPO LE CENERI
Partenza del Crocefisso dalla Cattedrale
11 marzo 2000

Vorrei, carissimi fratelli e sorelle, che lasciassimo penetrare nel nostro cuore la pagina evangelica. Essa infatti risponde a due domande fondamentali: chi è Gesù? e chi è l’uomo? e dalla risposta alle due domande comprendiamo quale rapporto Gesù vuole avere con noi.

1. Chi è Gesù? Egli dice di se stesso: "non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori". Fra i vari titoli coi quali il Verbo Incarnato ha chiamato se stesso, questo è fra i più commoventi: Egli è "medico". "La nostra fede" scrive S. Agostino "consta di realtà incredibili. Il Verbo di Dio divenne come l’erba, mor,ì risorse; pur essendo Dio fu crocefisso. Sono tutte cose incredibili: il fatto è che la tua malattia era diventata tanto grande, che poteva essere risanata solo da cose incredibili. Così venne quel Medico umile, trovò il malato giacente, si fece partecipe della sua debolezza, chiamandolo alla sua divinità; entrò nel terreno delle passioni uccidendo la passione e fu steso sulla croce, morendo per uccidere la morte" [Discorso 341/a,1; NBA XXXIV, pag. 21].

"Io sono venuto": in queste parole sono racchiusi i misteri più grandi della nostra fede. La Trinità stessa è coinvolta in questa guarigione dell’uomo. E’ coinvolto il Padre in quanto Egli "ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna" (Gv 3,16). E’ coinvolto il Figlio che, acconsentendo ad essere donato al mondo, "venne ad abitare in mezzo a noi" (Gv 1,14b): è venuto non per i sani, ma per gli ammalati. E’ coinvolto lo Spirito Santo, dal momento che Egli è lo stesso Amore in forza del quale il Padre "ha tanto amato il mondo" ed il Figlio con uno spirito eterno ha offerto se stesso sulla Croce (cfr. Eb 9,14).

"A chiamare i peccatori": in queste parole è racchiusa tutta la forza risanatrice dell’atto redentivo di Cristo. Chiamare i peccatori significa non percuotere con suoni esterni le loro orecchie. Significa attirare interiormente il loro cuore, perché convertendosi siano reintegrati nella partecipazione alla stessa vita di Dio. Questa chiamata è un momento costitutivo di tutto il piano del Padre nei nostri confronti: "quelli che Egli da sempre ha conosciuto li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito di molti fratelli; quelli poi che ha predestinati li ha anche chiamati; quelli che ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha giustificati li ha anche glorificati" (Rom. 8,29-30).

2. Nella luce della Rivelazione che Gesù fa della sua persona, la persona umana, conosce interamente se stessa. Due sono gli errori opposti in cui l’uomo può cadere quando cerca di decifrare l’enigma della sua esistenza: o sopravalutarsi errando per presunzione o sottovalutandosi errando per pusillanimità. La ricerca dell’uomo su se stesso è stata sempre costretta a navigare fra questi due scogli contro cui può spezzarsi la sua identità. La difficoltà di uscire da questo rischio permanente è che sia l’una che l’altra posizione hanno argomenti a loro favore. Ecco perché ciascuna delle due menzogne sull’uomo sono pericolose; ciascuna contiene ed assolutizza una parte di verità.

Nella luce della parola di Dio, l’uomo conosce non una verità parziale di se stesso: conosce l’intera verità di se stesso. Ascoltiamo ancora S. Agostino: "Riconosci te attraverso lui. Considera che sei uomo e che tuttavia vali tanto che per te Dio si è fatto uomo. E non attribuire ciò a te con superbia ma alla sua misericordia" [ibid. pag. 21-23]. La miseria dell’uomo ha incontrato la ricchezza di Dio ed è chiamata a prenderne parte: questa è la nostra grandezza dovuta all’umiliazione di Dio. Ciò che i farisei del Vangelo non hanno capito, incapaci di stupirsi di fronte alla grandezza di Dio che si china sulla miseria dell’uomo perché la miseria dell’uomo possa elevarsi alla grandezza di Dio.

L’incontro è celebrato nel banchetto: Dio sta a tavola con noi e noi con Dio, ora che celebriamo la divina Eucarestia.