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MEMORIA DELLE APPARIZIONI DI LOURDES
Concattedrale 11 febbraio 2002

1. Carissimi fedeli, la celebrazione che oggi la Chiesa fa, è un fatto unico e singolare: essa fa memoria di una rivelazione privata, avvenuta in un seguito di apparizioni di Maria a S. Bernardetta Soubirous a Lourdes. Fatto singolare, poiché – come sapete – le rivelazioni private non sono per sé fatte a tutta la Chiesa. Perché allora questa annette tanta importanza alle apparizioni mariane di Lourdes? Perché esse richiamano in maniera singolarmente chiara, semplice e forte i contenuti essenziali della fede cristiana. Quali? Vediamoli brevemente.

Tutto il messaggio di Lourdes può essere espresso in quattro parole semplicissime: povertà, preghiera, penitenza, "Io sono l’Immacolata Concezione" [cfr. R. Laurentin, Lourdes. Cronaca di un Mistero, ed. Mondadori, Milano 1996, pag. 247].

Voglio ora limitarmi a qualche riflessione sulla terza: penitenza. E così la Madre di Dio ci introduca nella S. Quaresima che inizieremo mercoledì prossimo: la prima apparizione avvenne giovedì 11 febbraio 1858, il giorno dopo il mercoledì delle Ceneri.

La parola "penitenza" è legata nel messaggio lourdesiano alla parola "conversione". Quando Giovanni il Battista iniziò a preparare l’umanità ad accogliere il Cristo, egli non fece che predicare la conversione e la penitenza. Quando Gesù iniziò la sua predicazione, disse: "convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". Quando, appena ricevuto lo Spirito Santo, l’apostolo Pietro diede inizio per primo alla grande predicazione del Vangelo, chi lo ascoltava, chiese: "che cosa dobbiamo fare, fratelli. E Pietro disse: pentitevi …" [At 2,27-28]. La penitenza, che Maria ha richiamato, non è una triste auto-distruzione o uno sterile rifiuto di vivere o – il che sarebbe il peggio – l’esteriore compimento di alcune opere.

La penitenza è "conversione": è volgere il senso, la direzione, l’orientamento della propria esistenza – concretamente l’intero esercizio della propria libertà – verso Cristo. Questo convertirsi nella propria libertà, è possibile a due condizioni. La conversione del cuore implica in primo luogo e presuppone un modo nuovo di giudicare, di far uso cioè della propria ragione: è vero, è bene, è giusto ciò che vedo in Cristo e conforme a Lui. E’ stato l’apostolo Paolo a sottolineare colla più grande forza questa dimensione della penitenza cristiana: "Ma quello che poteva essere per me un guadagno l’ho considerato una perdita a motivo di Cristo. Anzi, tutto io ormai reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo" [Fil 3,7-8]. Senza un cambiamento radicale del "quadro dei valori", dei "criteri di giudizio", non ci si converte a Cristo, poiché Questi non è venuto ad approvare il mondo. La scelta che Maria ha fatto per comunicarci il suo richiamo, una povera bambina a cui la sapienza del mondo non avrebbe fatto ricorso, è un richiamo a questa dimensione della conversione.

Ma ne esiste anche una seconda: la dimensione di fatica che la conversione comporta, di pesante distruzione di ciò che in noi si oppone a Cristo. La conversione perciò "ha bisogno di essere preparata con esercizi esteriori la cui funzione è multipla: vincere l’inerzia del peccato, impegnare il corpo, che è parte sostanziale dell’essere umano, nell’atto di conversione" [R. Laurentin, Lourdes … op. cit. pag. 257-258]. Maria chiede a Bernardetta anche dei gesti esteriori, anche sconcertanti: da uno di essi scaturirà la sorgente d’acqua ancora oggi zampillante.

2. Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto che proprio oggi si celebrasse la Giornata Mondiale dell’Ammalato. Esiste infatti un legame profondo fra il messaggio mariano di Lourdes e la visione cristiana della persona umana ammalata: una connessione che già vediamo nel Vangelo. Gesù dimostra la sua potestà di rimettere i peccati guarendo il corpo ammalato. Questo modo di procedere del Signore dona molta materia di meditazione. Consentitemi qualche breve riflessione.

La persona è un unico tutto: corpo e spirito. La sua rigenerazione vera non può limitarsi ad una sola dimensione, sia essa quella spirituale sia essa quella corporale. Da questa percezione dell’unità della persona umana è generata la storia stupenda della carità cristiana, che ha sempre trovato nell’ambito della cura della persona ammalata uno dei terreni privilegiati; gli ospedali sono stati inventati dalla Chiesa.

Ma oggi questa strutturale esigenza della fede cristiana ha incontrato una nuova consapevolezza: la salute, o meglio le cure fondamentali per custodirla e/o guarirla sono un diritto fondamentale di ogni persona, indipendentemente dalla sua condizione economica e dalla sua età. E pertanto la cura dell’ammalato è divenuta una dimensione essenziale di quel bene comune di cui è responsabile l’autorità civile.

Quel diritto fondamentale è insidiato oggi soprattutto in due modi. Quando la giusta preoccupazione dei bilanci sanitari diventa tanto prevalente ed esclusiva da considerare anche l’ammalato una voce di bilancio. Quando si costringe di fatto il medico ad essere sempre più un funzionario pubblico, togliendogli molto di quel tempo che deve invece dedicare allo studio e all’ammalato.

Preghiamo perché il Signore conceda sapienza a chi in vario modo governa il sistema sanitario.