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GIORNATA DELL’AMMALATO
Cattedrale Ferrara
10 febbraio 2001

1. "A causa di questo per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me". Carissimi fratelli e sorelle, ciò che l’apostolo Paolo narra di se stesso vale anche per ciascuno di voi: ne sono sicuro. L’apostolo in primo logo pdrla di una malattia cronica che lo tormenta, e di una malattia umiliante ["… perché io non vada in superbia"]. Che cosa fa? "per ben tre volte ho pregato il Signore che l’allontanasse da me". Da questo comportamento dell’apostolo abbiamo un primo prezioso insegnamento.

Quando il desiderio dell’infermo di guarire diventa preghiera umile e fiduciosa al Signore perché lo liberi dalla malattia, avviene una cosa buona. Già nell’Antica Alleanza un sapiente faceva il seguente invito: "Figlio, non avvilirti nella malattia ma prega il Signore ed Egli ti guarirà" [Sir 38,9]. Nelle pagine evangeliche leggiamo frequentemente che i malati si rivolgevano a Gesù con preghiere insistenti perché li guarisse. E Gesù ascoltava quelle preghiere, ed in esse spesso lodava la fede che manifestavano. Fedele alla parola di Dio la Chiesa nella sua preghiera tiene presente questo umanissimo modo di rivolgersi al Signore. Come voi sapete, uno dei sette sacramenti donati da Cristo ai suoi discepoli, è destinato precisamente ed esclusivamente agli infermi: l’Unzione degli infermi. "In esso, per mezzo di un’unzione accompagnata dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza" [Rituale Romanum, Ordo Unctionis infirmorum n°5].

Ma continuiamo nella meditazione della parola di Dio. La preghiera che l’apostolo rivolge al Signore per essere liberato dalla sua malattia, non è ascoltata. Paolo continua ad essere ammalato. Carissimi fratelli e sorelle, qui noi entriamo nel mistero più profondo della sofferenza umana, della malattia in particolare. Non sempre il Signore ascolta la nostra preghiera che chiede la guarigione. Perché? Ad una lettura più attenta noi osserviamo che in realtà il Signore ha ascoltato la preghiera di Paolo: dobbiamo essere certi che nessuna preghiera cade nel vuoto. Ogni preghiera è sempre ascoltata, anche se non sempre nel modo da noi desiderato. Ed infatti il Signore risponde a Paolo colle seguenti parole: "Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza". Carissimi fratelli e sorelle, sono parole dal significato immenso! La potenza di Cristo è presente e si manifesta dentro ed attraverso la nostra debolezza, la nostra infermità. La potenza di cui si parla è l’azione redentiva di Cristo nel mondo: la sua grazia. L’azione redentiva di Cristo si compie attraverso la debolezza e la sofferenza dei suoi discepoli. "Nella croce di Cristo non solo si è compiuta la redenzione mediante la sofferenza, ma anche la stessa sofferenza umana è stata redenta … Operando la redenzione mediante la sofferenza, Cristo ha elevato insieme la sofferenza umana a livello della redenzione. Quindi anche ogni uomo, nella sua sofferenza, può diventare partecipe della sofferenza redentiva di Cristo". [Giovanni Paolo II, Lett. Ap. Salvifici doloris, n. 19; AAS (1984), pag. 225]. Carissimi fratelli e sorelle infermi, nella luce di queste certezze di fede noi oggi vi accogliamo con profonda venerazione vedendo in voi il sacramento vivente di Cristo che redime il mondo. Proprio facendo questa scoperta, l’Apostolo esce dalla sua intima sofferenza, dicendo: "mi compiaccio nelle mie infermità … quando sono debole, è allora che sono forte".

2. Ma la celebrazione odierna riguarda anche il mondo della sanità nel suo insieme. Il duplice messaggio che ci è stato donato nella pagina paolina è di particolare importanza per gli operatori sanitari.

Il fatto che l’apostolo preghi per essere liberato dalla malattia indica che la malattia è un male umano nei confronti del quale ogni sforzo deve essere fatto per liberarne l’uomo colpito. E’ stato indubbiamente un grande progresso etico l’aver preso coscienza viva che esiste un diritto naturale dell’uomo alla salute. Naturale, che appartiene cioè alla persona umana come tale. E dobbiamo dar atto all’autorità politica sia nazionale che locale del grande impegno profuso in questi anni perché quel diritto sia riconosciuto effettivamente e non solo nella teoria. Esistono tuttavia gravi insidie ad una politica sanitaria giusta. L’eccessiva burocratizzazione può disperdere preziose e limitate risorse economiche anziché destinarle alla cura dell’ammalato. La giusta preoccupazione di avere bilanci sani non deve far dimenticare che comunque ogni persona ha il diritto di avere le prestazioni sanitarie di base entro tempi ragionevoli. L’impegno accademico teso ad assicurare ai futuri medici una preparazione altamente scientifica non deve far passare in secondo piano l’esigenza di una vera, profonda formazione etica.

Il fatto poi che l’apostolo scopra che la guarigione di cui l’ammalato ha soprattutto bisogno è la certezza che la sua malattia ha un altissimo significato, ci fa percepire la dignità singolare della persona dell’ammalato. Oggi questa dignità è insidiata soprattutto o dalla legittimazione dell’eutanasia o dall’accanimento terapeutico. L’una e l’altro dimenticano, anzi negano la più elementare verità riguardante l’uomo: egli non si è dato la vita; egli è una creatura e la vita è dono di Dio. Essa è pertanto indisponibile da parte dell’uomo.

Carissimi fratelli e sorelle: la Vergine Maria, nella cui particolare memoria noi celebriamo questa giornata, ci aiuti ad essere sempre più una Chiesa ed una società che riconosca sempre più la sublime dignità della persona dell’infermo.