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OMELIA IN COENA DOMINI
Cattedrale Ferrara
Giovedì Santo 9 aprile 1998

Il santo triduo che questa sera incominciamo, inizia col ricordo dell’istituzione della S. Eucarestia, di quella Cena durante la quale il Ss. Sacramento è stato istituito. Questo inizio non è solo dovuto al modo con cui si sono storicamente susseguiti i fatti che durante questi tre giorni ricorderemo, ma ad una ragione più profonda. Il sacrificio di Se stesso, che Cristo ha offerto sulla Croce e mediante il quale Egli è entrato nella nuova vita di Risorto, è l’avvenimento che noi in questi giorni celebreremo: di questo avvenimento l’Eucarestia è la presenza reale-sacramentale in mezzo a noi. “La celebrazione della Messa è il sacramento del sacrificio della croce attraverso la ripresa rituale (…) del segno del pane e del calice, che il Signore Gesù nell’ultima sua cena, attraverso l’ordine di iterazione, ci diede espressamente a tal fine” (C. Giraudo).

1. “Fate questo in memoria di me; fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di me”. Tutto ha avuto inizio da questo ordine del Signore: fate. Quale è il contenuto di questo ordine del Signore? “Il Signore Gesù nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: questo è il mio corpo per voi”. Ci ha ordinato di ripetere gli stessi gesti da Lui compiuti, perché sia consentito a ciascuno di noi di essere presente all’offerta del Corpo e all’effusione del Sangue. Ecco: questo è il «nucleo essenziale», mirabile e misterioso, del S. Sacramento dell’Eucarestia.
Attraverso l’offerta che noi facciamo del “pane santo della vita eterna” e del “calice dell’eterna salvezza”, noi facciamo memoria della morte e resurrezione del Signore, venendo in tal modo riportati realmente a quel momento, all’offerta che Cristo ha fatto di Sé sulla Croce. Questo santo rito che noi celebriamo non “ripete” certo l’offerta del Calvario: come sarebbe possibile? Essa è accaduta una volta per sempre. Non la rinnova: non ne abbiamo necessità. Mentre infatti ogni sacerdote dell’antica alleanza si presentava giorno per giorno a celebrare il culto, e ad offrire molte volte gli stessi sacrifici che non potevano mai eliminare i peccati, Cristo con un’unica oblazione ci ha resi perfetti per sempre (cfr. Eb. 10,11-14). Questo santo rito dunque non ripete, non rinnova il sacrificio della Croce; non ne è neppure un semplice ricordo. In forza dell’azione trasformate dello Spirito Santo, il pane ed il vino diventano realmente il Corpo  offerto per noi, il Sangue effuso per i nostri peccati. E’ il sacramento del Corpo dato, del sangue effuso: è il sacramento  (la cui celebrazione è ripetibile) dell’unico sacrificio della Croce. Davvero nell’Eucarestia Cristo ha realizzato, con pienezza che noi non avremo mai potuto immaginare, l’ultima promessa fattaci prima di lasciarci visibilmente: “ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).

2. Il santo Vangelo, il racconto della lavanda dei piedi, ci rivela la ragione ultima per cui Cristo ha istituito questo santo rito, dandoci la possibilità di “comunicare” al suo Corpo donato ed al suo Sangue sparso.
Il racconto evangelico termina, come avete sentito, colle parole: “Vi ho dato … l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi”. Gesù, attraverso il sacramento eucaristico, ci fa partecipi di quella carità che lo ha spinto a donare se stesso sulla Croce. Lo ha spinto ad umiliarsi nella morte per salvarci: a lavarci i piedi perché potessimo aver parte con Lui.
Comunicando al suo Corpo ed al suo Sangue, siamo resi capaci di “annunciare la morte del Signore finché Egli venga”. La morte del Signore! Il suo amore senza limiti, la sua donazione totale viene annunciata in questo mondo dai suoi discepoli. Essi ne sono resi capaci dalla comunione al Corpo ed al Sangue di Cristo. La verità intera dell’Eucarestia si realizza nella carità dei suoi discepoli. Non celebriamo l’Eucarestia per divagarci, ma per entrare nella logica stessa del dono di Cristo all’uomo; perché il sacrificio di Cristo invada tutta la nostra esistenza. L’Eucarestia è stata istituita perché fosse vinto nel cuore di ogni uomo l’egoismo: nell’Eucarestia Cristo è dato al mondo perché esso sia radicalmente configurato secondo la carità di Cristo.
Oh grandezza di questo santo rito! In esso coincidono, in un unico momento, il sacrificio che Cristo ha fatto di se stesso sulla Croce per volontà d’amore del Padre e il consenso che l’uomo dà a questo sacrificio per esserne modellato e configurato. E così ogni volta che celebriamo il sacrificio eucaristico viene costituita la nuova Alleanza; viene impressa nel cuore la nuova legge; viene rigenerata la nuova creatura; possiamo cantare il nuovo cantico.

Ed allora questa sia la sera  nella quale, contemplando il santo mistero eucarestico, rifiorisca nel cuore della Chiesa la gioia che dissolva ogni tristezza del cuore, la gratitudine che vinca ogni timore, la fierezza che debelli ogni pessimismo. Dio è sempre in mezzo a noi! Nessun potere di questo mondo ci incuta timore se il “Dio degli eserciti” è in mezzo a noi. Nessuna miseria ci deprima se il Dio ricco di misericordia è in mezzo a noi. Nessun scoraggiamento ci estenui se la Fonte dello Spirito che dà la vita è in mezzo a noi.