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IMMACOLATA CONCEZIONE DI MARIA
8 dicembre 1995

La parola di Dio ci propone oggi due figure di donna, due modi di essere donna: la prima, Eva, è descritta nella prima lettura, la seconda, Maria, è descritta nel Vangelo. Dunque, nella libertà di ciascuna donna sta inscritta la possibilità di realizzarsi o come Eva o come Maria. Sorelle e figlie che mi state ascoltando, a voi questa parola oggi è rivolta in primo luogo. Ascoltatela, meditatela, custoditela nel vostro cuore: essa vi rivela la misura vera della vostra femminilità. E tu, fratello, ascolta perché abbia l’adeguata venerazione per ogni donna che il Signore ti fa incontrare: madre, sorella, e soprattutto sposa.

1. In primo luogo, dobbiamo vedere come è descritta Eva e come è descritta Maria.
- Di Eva la Parola dice: “La donna che tu mi hai posto accanto, mi ha dato dell’albero...” e subito dopo, riferisce le parole di Eva: “Il serpente mi ha ingannato...”.
Viene detta subito la verità fondamentale sulla donna: è posta accanto all’uomo. Ella non è estranea, non è di fronte all’uomo. Vive in una profonda reciprocità: l’uno con e per l’altro. Poco prima, la parola di Dio aveva detto che la donna è “aiuto simile” all’uomo. L’uomo e la donna sono nella loro diversità reciproci l’uno all’altro perché chiamati alla comunione delle loro persone.
Questa verità originaria della donna può essere negata per la rovina dell’uomo. Ascoltiamo cosa dice la parola di Dio: “ho avuto paura perché sono nudo”. I due si vedono nudi, nella vergogna, Non si tratta di vergogna sessuale. Si tratta del fatto che i due hanno perduto l’armonia della relazione; si trovano in una situazione di disgregazione reciproca. La donna non è più “posta accanto”; si rompe la comunione personale. Quando questo accade? Lo dice Eva stessa: “Il serpente mi ha ingannato e io ho mangiato”. Sappiamo che cosa significa: la donna, ingannata, ha voluto uscire dall’obbedienza al progetto di Dio sulla femminilità. Questa disobbedienza in che cosa consiste? In una duplice negazione della propria femminilità. La prima consiste nel negare la propria diversità dall’uomo e quindi nel tentativo di essere come l’uomo. La seconda consiste nel negare che la vera, la originaria relazione fra l’uomo e la donna sia quella della reciprocità (dell’aiuto) e nel sostenere che fra i due deve esserci il conflitto nell’affermazione dei propri diritti contro l’altro.
Ecco, il primo modo di essere donna, il modo di Eva. Realizzare la propria femminilità non nella reciprocità di una comunione personale con l’uomo sulla base della stessa dignità, ma o nella estraneità o nella opposizione o nel tentativo di essere semplicemente come l’uomo.
- Ora, ascoltiamo la Parola del Vangelo che ci descrive il modo di essere donna proprio di Maria, la realizzazione mariana della femminilità.
Di Maria la Parola evangelica dice: “A una vergine, sposa di un uomo”. La prima dimensione della realizzazione mariana della femminilità è la verginità. Non si tratta di un fatto fisico: è una dimensione spirituale. E’ l’appartenenza radicale, completa al Signore. E’ l’affermazione di una dignità della propria persona. “Sposa ad un uomo”: la seconda dimensione della femminilità (mariana) è la sponsalità. In lei, quella reciprocità di cui ho parlato, si realizza pienamente. Ma la Parola di Dio continua e dice: “Ecco concepirai un figlio”. La maternità è la terza fondamentale dimensione della femminilità: l’essere il luogo in cui Dio pone in essere la persona umana, il tempio santo su cui l’ombra dell’Altissimo si stende e celebra il suo Amore creativo. Vergine, sposa, madre: ecco la perfetta realizzazione della femminilità in Maria. Ella è così la donna perfetta. Una perfezione non raggiungibile da nessuna donna, chiamata com’è ogni donna ad essere come Maria o nella Verginità o nella Sponsalità-maternità. Il Satana inganna la donna facendole oggi credere che non deve essere né vergine, né sposa, né madre. Ma qual è la sorgente profonda della realizzazione mariana della femminilità? Ascoltiamo ancora il Vangelo: “Eccomi sono la serva...”. Ella si pone nella totale, umile obbedienza al Signore, al disegno divino su di Lei: “Avvenga in me secondo la tua parola”. E’ l’opposto dell’attitudine di Eva. Il suo (di Maria) essere donna è completamente generato dalla sua fede: è il Signore che la realizza in pienezza poiché Ella consente pienamente ad essere realizzata dal Signore.
Ecco: ora vedete i due modi di essere donna, le due possibili realizzazioni della femminilità. In fondo, esse dipendono da come la donna sta di fronte a Dio.

2. “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo”. A questo punto, dobbiamo chiederci: ma quale è la vera realizzazione del proprio essere-donna? quale è  la misura vera della femminilità? L’Apostolo Paolo ci da’ la risposta, nella seconda lettura.
Nessuna persona viene all’esistenza per caso: ognuno di noi è pensato, voluto, scelto dal Padre fin dall’eternità. Pensato, voluto, scelto in Cristo. Che cosa significa? significa che la vera misura della nostra persona è Cristo, chiamati come siamo ad essere come Lui. Che cosa ha voluto dire questo per Maria? Ecco, fratelli e sorelle, il Mistero che oggi celebriamo. Ella è stata talmente in Cristo che in nessun istante della sua vita è stata fuori di Lui, cioè nel peccato: già nel primo istante del suo concepimento, è stata preservata intatta da ogni macchia di peccato originale. Più di ogni altra persona umana, il Padre l’ha “benedetta...”.
Ecco la perfetta realizzazione della umanità. A che cosa è dovuto tutto questo? alla sola misericordia di Dio.
 Omaggio floreale dei VV.FF. alla Madonna della Cattedrale - 1995
 
 

I nostro padri hanno voluto porre al centro della facciata della Cattedrale la Vergine Madre di Dio: tesoro che meritava di essere incastonato in una cornice di tale bellezza. E così ogni volta  che il nostro occhio stupito contempla questa Cattedrale, vede la Madre di Dio. Con un gesto semplice, questa sera vogliamo dirle tutto l’affetto che sentiamo per Lei e nello stesso tempo affidarle ancora una volta la nostra città.
Affidiamo a Lei i nostri bambini e i nostri giovani: la nostra speranza ed il nostro futuro. Affidiamo a Lei tutti gli sposi perché riscoprano la bellezza, la dignità del loro amore coniugale. Affidiamo a Lei i nostri sacerdoti  che donano la vita per il popolo di questa città e diocesi.
La Bellezza salverà anche la nostra città: la Bellezza di cui i nostri padri han voluto fissare nel marmo di questa cattedrale un lampo, ponendo al centro di essa Maria.