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MERCOLEDI’ DELLE CENERI [Anno Santo]
8 marzo 2000

1. "Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza". La parola dell’apostolo ci istruisce sul significato di questo momento, sul significato dell’intero periodo quaresimale che questa sera apriamo. E’ il momento, è il tempo della nostra "riconcializione" con Dio. Ed è su questo avvenimento di grazia che l’apostolo ci istruisce.

Esso è in primo luogo una iniziativa del Padre, alla quale siamo "supplicati" dalla Chiesa di acconsentire: "vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare". Non nel senso che il Padre sia adirato con noi ed abbia bisogno di mutare atteggiamento nei nostri confronti. Siamo noi che nel nostro peccato abbiamo rotto con Lui, ed abbiamo bisogno di essere reintegrati nella sua alleanza. Questa reintegrazione non può essere ottenuta dalla nostra volontà ed iniziativa: al contrario è il Padre che questa sera pone in essere la sua iniziativa di grazia, tesa a ricreare in ciascuno di noi un rapporto amichevole con Lui. Ecco perché questo è un "momento favorevole"; ecco perché questo è un "giorno della salvezza": in essi il Padre intende mettere in atto un’iniziativa, un intervento di grazia teso a reintrodurci nella sua amicizia. A noi ora tocca di rispondere positivamente a questa iniziativa. Nello scorrere dei giorni e delle stagioni, è oggi iniziato il tempo sperato in cui il Padre ha deciso di accogliere nella sua amicizia quelli che gli erano diventati nemici. E’ l’Anno santo della misericordia: "vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio".

Ma l’apostolo ci invita questa sera anche a considerare il modo con cui si è realizzata l’azione del Padre tesa a ricondurre l’uomo alla Sua amicizia: "Colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio". L’azione del Padre si compie in Cristo e mediante Cristo. Anzi, più precisamente: nel fatto che il Padre tratta il Cristo da peccato. Oh fratelli e sorelle, noi qui tocchiamo l’abisso imperscrutabile della nostra redenzione! Ci viene in aiuto ancora l’apostolo che scrivendo ai Romani, dice: "mandando il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato ed in vista del peccato, egli ha condannato il peccato nella carne" (8,3b-c). Il Padre rende il suo Figlio unigenito partecipe della nostra umanità peccatrice, anche se personalmente immune da ogni peccato, perché portando su di Sé il nostro peccato, noi ne fossimo liberati. E’ nella "solidarietà" del Verbo incarnato con la nostra umanità peccatrice che noi possiamo diventare giusti. Ed è nella morte di Cristo sulla Croce che questa solidarietà raggiunge il suo vertice. E’ per questo che noi questa sera ci fermeremo nella contemplazione del Crocefisso, che resterà in Cattedrale fino a sabato: vide patientem, audi loquentem, adora morientem [contempla la sua sofferenza, ascolta la sua parola, adora la sua morte]! "Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio".

2. "In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: guardatevi dal praticare le vostre buone opere davanti agli uomini". Se l’apostolo ci ha istruiti sull’azione che il Padre compie a vostro favore, la pagina evangelica ci istruisce piuttosto sul come noi possiamo corrispondere all’azione del Padre.

Come avete sentito Gesù contrappone un "davanti agli uomini" ed un "davanti a Dio". E’ questa contrapposizione che deve attirare la nostra attenzione, perché essa ci rivela che la nostra vita ha due possibilità radicalmente opposte di realizzarsi: o "davanti a Dio" a "davanti agli uomini". Può assumere una delle seguenti due direzioni fondamentali contrarie: "verso Dio" o "verso l’uomo". Carissimi fratelli e sorelle, tocchiamo qui la verità fondamentale sull’uomo. L’uomo, colla sua libertà, configura e plasma la sua esistenza sulla base della risposta alla seguente domanda: quale è il bene ultimo della mia vita? E’ "come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade", essere lodati dagli uomini, essere visti dagli uomini: un bene creato, cioè? Oppure noi siamo fatti per un bene, "una ricompensa" dice Gesù, che può venirci solo dal Padre? La vera disgrazia dell’uomo, l’intima essenza del nostro più grave male, il male morale, è stato precisamente quella di non aver tenuto elevato il nostro desiderio al Bene increato e di averlo come incurvato verso i beni creati, ponendo in essi lo scopo ultimo della nostra vita [caso del peccato mortale] o attaccandoci ad essi più del dovuto [caso del peccato veniale].

Ciò che Gesù ci chiede in questa santa quaresima non è in primo luogo di compiere le opere giuste, elemosine-preghiera-digiuno; ci chiede la purificazione del cuore, la rettificazione della nostra intenzione. Anche le opere buone infatti possono essere compiute male, se compiute da un cuore impuro. Ecco perché il profeta nella prima lettura ci ha detto: "ritornate a ne con tutto il cuore … laceratevi il cuore e non le vesti". "Puro di cuore" scrive S. Francesco d’Assisi "è chi disprezza le cose terrene e cerca le celesti non cessando mai di adorare e di vedere il Signore Dio vero con cuore e animo puro".

"Oggi non indurite il vostro cuore, ma ascoltate la voce del Signore". Così veramente sia.