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XXIII DOMENICA PER ANNUM [A]
Santuario del Crocifisso: Amm. Diaconato
7 settembre 2002

1. Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica enuncia una serie di norme che devono regolamentare la vita della comunità cristiana. Più precisamente: che prendono in esame la presenza del peccato pubblico nella Chiesa ["se il tuo fratello commette una colpa …"].

Questa pagina quindi ci fa capire una verità fondamentale riguardante la Chiesa: essa è anche essenzialmente un organismo socialmente visibile e ha bisogno anche di una disciplina giuridica. Ma, come ci ha insegnato il Concilio Vaticano II, "l’aggregazione visibile e la comunità spirituale, la Chiesa della terra e la Chiesa ormai in possesso dei beni celesti, non si devono considerare come due realtà: esse costituiscono al contrario un’unica realtà complessa fatta di un duplice elemento, umano e divino" [Cost. dogm. Lumen gentium 8,1; EV 1/304].

In questo contesto, ciò che la Parola di Dio vuole oggi insegnarci è che dentro all’organismo visibile-invisibile che è la Chiesa, ciascuno di noi è responsabile di ogni altro. In che senso? Quale è la portata precisa di questa corresponsabilità? "va e ammoniscilo", dice il Signore. Esiste una responsabilità che esige il rifiuto di ogni connivenza col male, e positivamente il dovere della correzione fraterna. La tradizione etica della Chiesa ha apportato lungo i secoli tutte le dovute precisazioni al riguardo, che non è ora il caso di riferire.

Che la corresponsabilità del bene di ciascuno e di tutta la Chiesa esiga il rifiuto di ogni connivenza col male, è il messaggio fondamentale della lettura profetica. Esso riguarda il profeta, ma dal momento che nella Chiesa ogni battezzato è stato investito di dignità profetica, la parola detta dal profeta è detta a ciascuno di noi.

Come sempre, la parola di Dio giudica la mentalità del mondo dalla quale il discepolo di Cristo deve convertirsi. In un contesto di cinismo morale, come è quello in cui siamo immersi, tutto quanto il Signore ci sta dicendo non ha più nessun senso. Il cinismo morale è l’attitudine spirituale che giudica ogni scelta avente lo stesso valore: ciascuno faccia le scelte che crede poiché una distinzione obiettiva fra bene e male non esiste. La non esistenza di un ordine morale obiettivo nega alla radice qualsiasi corresponsabilità dell’uno dei confronti dell’altro. Il cinismo morale genera sempre l’individualismo asociale.

"Fratelli" ci ha appena detto l’Apostolo "non abbiate alcun debito con nessuno, se non quello di un amore vicendevole". Scopriamo in queste parole l’intima natura della corresponsabilità: essa è costituita dal legame dell’amore. Ciò che ci lega gli uni agli altri è il vero amore vicendevole. Ma quanto detto dell’Apostolo non va inteso in senso puramente morale, poiché trova il suo fondamento ultimo nella natura stessa della Chiesa: non dobbiamo avere alcun debito con nessuno se non quello di un amore vicendevole, perché "tutti noi siamo uno solo in Cristo" [cfr. Gal 3,28b]. Infatti "pur essendo molti, noi siamo un solo corpo in Cristo" [Rom 12,5]. Alla fine, questa è la radice ultima della nostra corresponsabilità.

2. Carissimi fratelli, voi oggi chiedete alla Chiesa di essere pubblicamente ammessi al cammino di formazione che a Dio piacendo, vi porterà al Diaconato permanente.

Quale parola più adeguata al momento che state vivendo il Signore poteva donarvi? La vostra domanda infatti nasce dalla coscienza di una appartenenza alla Chiesa, che genera in voi la consapevolezza di una corresponsabilità del bene della stessa. L’esercizio infatti del ministero diaconale è servizio sacramentalmente fondato, al bene di ogni vostro fratello.

La Chiesa accettando la vostra richiesta, si impegna ad accompagnarvi in questo cammino: a farvi entrare sempre più intimamente nel Corpo di Cristo.

Il Signore ascolti la preghiera che avete appena fatto: "fa che ascoltiamo, o Signore, la tua voce".