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XIV DOMENICA PER ANNUM (A)
Festa Nazionale CISL
7 luglio 2002

1. "Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito". La parola che il Signore oggi ci dice attraverso il suo Apostolo, ci aiuta a capire profondamente la nostra vocazione cristiana dentro alla società attuale.

Il punto di partenza è la condizione reale in cui si trovano coloro che mediante la fede e i sacramenti sono stati rigenerati: essi sono ora sotto l’influenza stabile, permanente e penetrante dello Spirito di Cristo e non "della carne". Dio non solo ha inviato il suo Spirito (cfr. Gal 4,6), ma lo ha anche definitivamente donato ai cristiani [cfr. Rom 5,5] come pegno e garanzia, come principio che dall’interno della loro persona li guida e li illumina.

La presenza in noi dello Spirito fa sì che ciascuno di noi non appartenga più a se stesso ma a Cristo: non sia più di se tesso, ma di Cristo. Questa appartenenza non si riduce ad un semplice riconoscimento della bontà e della giustizia della "causa di Cristo". Si tratta piuttosto di vivere la stessa vita di Cristo, come un tralcio vive della stessa linfa vitale del ceppo.

"Voi non siete più sotto il dominio della carne", ci dice l’Apostolo. L’uomo in Cristo, mosso dalla forza del Suo Spirito Santo, non è più guidato dal suo egoismo. Non è più questo la norma del suo agire.

Carissimi fratelli e sorelle, vi dicevo che questa parola di Dio è particolarmente illuminante nella situazione in cui viviamo. Per alcune ragioni.

La società in cui viviamo è così profondamente disunita a causa di tali conflittualità, non solo economiche, da esigere come un nuovo patto sociale, il ritrovamento di un nuovo consenso attorno a valori comuni. In vista dell’improcrastinabile ricostruzione di una vera unità, dobbiamo chiederci: è ancora possibile una vera piattaforma comune su cui intavolare dialoghi costruttivi? E se lo è a partire da che cosa?

L’Apostolo Paolo oggi ci offre la chiave di soluzione. Ciò che sconnette un corpo sociale, ciò che lo disintegra non è la compresenza in esso di una molteplicità di culture; non è la diversità di posizioni ideologiche e/o politiche. La vera forza disintegrante è la ricerca del proprio utile privato ritenuto come bene sommo cui subordinare ogni altro valore: è l’essere – direbbe S. Paolo – sotto il dominio della carne. Quando infatti si pensa che non esista un bene umano comune, ma che ognuno sia in grado di conoscere e di volere solo il proprio bene privato, la convivenza sociale cessa di essere un patto di solidarietà e di condivisione, e diventa solo la coesistenza di egoismi opposti. "Nello Stato" scrive S. Tommaso "viene meno la pace sociale quando i cittadini ricercano solo il proprio interesse privato" [2,2, q.183, a.2, ad 3um].

La nostra responsabilità di cristiani oggi è assai grande: noi possediamo la vera risposta efficace alla sfida dell’attuale individualismo asociale, lo Spirito di Cristo.

2. Dentro a questa visione dell’uomo e della società, come si colloca un sindacato di ispirazione cristiana?

E’ indubbio che esso oggi deve affrontare sfide nuove, inedite. Oggi il sindacato è invitato "a difendere e ad aiutare non solo chi già possiede un lavoro o le categorie lavorative tradizionali … ma soprattutto uomini, donne e giovani che non hanno un’occupazione, immigrati e lavoratori stagionali sfruttati, coloro che per mancanza di aggiornamento professionale sono espulsi dal mercato del lavoro o non vi possono rientrare" [M. Toso, Umanesimo sociale, LAS ed., Roma 2001, pag. 179].

Come potrà un sindacato ad ispirazione cristiana fare fronte a queste ed altre sfide? Mi limito solo a due condizioni prioritarie.

La prima è di essere consapevoli della dignità, dei diritti quindi, di ogni persona. Questa consapevolezza, che ha sempre accompagnano la vostra storia, deve configurare una vostra presenza nella società che sia un adoperarsi per un bene comune, e non una lotta contro altri.

La seconda è che il sindacato diventi un vero e proprio soggetto di collaborazione con gli altri soggetti sociali nella realizzazione del bene comune. A tal scopo dovete sempre difendere la vostra autonomia nei confronti di chiunque: non siete servi di nessuno, ma siete solo al servizio del bene comune nella difesa e nella promozione del diritto al lavoro.

La liturgia che celebriamo doni a voi lo Spirito di Cristo perché in Lui e come Lui siate sempre al servizio gli uni degli altri.