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XIV DOMENICA PER ANNUM
Volano – Ferrara – Mottatonda
8 luglio 2001

1. "Il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé". Carissimi fratelli e sorelle attraverso l’invio dei settantadue discepoli il Signore anticipa già durante la sua vita terrena e prefigura il miracolo della missione cristiana. Perché "miracolo"? che cosa è la "missione cristiana"? La missione cristiana consiste nel fatto che uomini e donne sono chiamati a cooperare con Cristo stesso nel compimento della sua opera di salvezza. Questa cooperazione è un avvenimento che non può non suscitare in ciascuno di noi un immenso stupore, sia perché dimostra più di ogni altro la condiscendenza di Dio verso l’uomo sia perché dimostra l’elevazione dell’uomo ad un’opera divina. L’apostolo Paolo scrivendo ai cristiani di Corinto dice: "siano rese grazie e Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero" [2Cor 2,14].

Il missionario in primo luogo fa accadere dentro alla vita, alla storia degli uomini lo stesso avvenimento di salvezza compiuto da Cristo. La pagina del Vangelo lo descrive positivamente come "pace" [in qualunque casa entriate, prima dicte: pace a questa casa], e negativamente come liberazione dal potere di Satana che retrocede là dove giunge il messaggio cristiano [Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome]. Il dono della pace deve qui essere inteso, come ci insegna il profeta nella prima lettura, nel senso di pienezza di quei beni che compiono ogni nostro desiderio buono. La liberazione dal Satana come dono della vera libertà, della capacità di compiere ciò che è giusto e bene.

Di che cosa dispone il missionario per compiere quest’opera? Di niente se non della partecipazione al potere stesso di Gesù. Di niente: "non portate borsa, né bisaccia, né sandali". Ma ciò che fa gioire il missionario, ciò che gli procura nel cuore l’intima sicurezza è che egli sta compiendo un’opera divina: "i vostri nomi sono scritti nei cieli". E’ la promessa di Gesù: "nulla vi potrà danneggiare".

Carissimi fratelli e sorelle, ciò che durante la vita di Gesù viene semplicemente prefigurato ed anticipato per qualche tempo, dopo la sua Risurrezione e il dono dello Spirito Santo accade in maniera stabile dentro la storia umana: viene continuamente annunciato: "sappiate .. che il regno di Dio è vicino"; sappiate che Cristo è vostro unico salvatore.

2. Se noi leggiamo attentamente gli Atti degli Apostoli, se abbiamo una qualche conoscenza della storia della Chiesa, noi vediamo che la missione si realizza a molteplici livelli. "C’è, innanzitutto, il gruppo dei Dodici che, come un unico corpo guidato da Pietro, proclama la buona novella. C’è, poi, la comunità dei credenti che, col suo modo di vivere e di operare, rende testimonianza al Signore e converte i pagani (cf. At 2,46-47). Ci sono, ancora, gli inviati speciali, destinati ad annunziare l’evangelo. Così la comunità cristiana di Antiochia invia i suoi membri in missione: dopo aver digiunato, pregato e celebrato l’Eucarestia, essa avverte che lo Spirito ha scelto Paolo e Barnaba per essere inviati (cf. At 13,1-4). Alle sue origini, dunque, la missione è vista come un impegno comunitario e una responsabilità della Chiesa locale, che ha bisogno appunto di "missionari" per spingersi verso nuove frontiere. Accanto a quelli inviati ce n’erano altri che testimoniavano spontaneamente la novità che aveva trasformato la loro vita e collegavano poi le comunità in formazione alla Chiesa apostolica" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Redemptoris missio, 27.1; EE 8/1101].

[Volano] Tutto questo pone oggi a noi l’invito a riflettere se veramente siamo oggi capaci, noi cristiani, di essere veri missionari: testimoni della nostra fede.

Un male inteso senso di tolleranza ci fa pensare che sia mancanza di rispetto verso gli altri il dire apertamente la nostra fede. Un male inteso senso di democrazia ci fa pensare che il cristiano deve entrare nella vita associata mettendo fra parentesi la sua fede. In una parola: la fede è ridotta ad un "affare privato". Esistono perfino genitori che pur ritenendosi credenti, non intendono dare una educazione esplicitamente cristiana, ritenendola lesiva della libertà e dicendo: quando saranno maturi, sceglieranno.

Il risultato di questa posizioni è stato un processo di secolarizzazione senza precedenti che ha devastato non solo la fede, ma anche l’umanità di ogni uomo.

Il nostro tempo esige dunque un rinnovato impulso della testimonianza cristiana pubblica. Lo esige il pericolo stesso in cui oggi versa l’uomo. "Chi si vergognerà di me davanti agli uomini" dice il Signore "io mi vergognerò di lui davanti al Padre mio".

[Ferrara: S. Famiglia]. Ma voi avete voluto essere presenti come cristiani dentro ad un ambito fondamentale della vita umana: l’ambito del lavoro. Nonostante i profondi cambiamenti intercorsi nel mondo del lavoro in questi ultimi decenni, la vostra presenza e la modalità sindacale che essa assume non ha perduto la sua ragione d’essere. Anzi, è divenuta più urgente. In un’economia nella quale il lavoro dell’uomo tende ad essere sempre più marginalizzato, e quindi la persona ritenuta come in funzione del sistema economico come tale. La vostra presenza testimonia quel primato della persona che è parte costituiva del messaggio evangelico. In questo e per questo voi siete i missionari inviati in ogni città e luogo dove vive l’uomo.

[Mottatonda] Ma noi oggi vogliamo ricordare la ven. Flora e ringraziare il Signore di avercela donata, in quanto essa è stata testimone, missionaria di Cristo e del suo Regno. Penso in particolare a due ambiti soprattutto: l’ambito della promozione della donna, l’ambito dell’educazione. Durante il Grande Giubileo da poco concluso abbiamo spesso meditato su questi due grandi temi della missione cristiana.

Li affidiamo oggi a Flora perché ci ottenga colla sua intercessione il coraggio apostolico e la libertà evangelica di rendere presente in ogni ambiente di vita il Vangelo della pace e della vera carità.