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III DOMENICA DI PASQUA
Chiusura Visita pastorale, Baura 7 maggio 2000

1. "Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io. Toccatemi e guardate". La pagina del Vangelo oggi narra un’apparizione del Signore risorto ai suoi discepoli, nella quale Egli vuole convincerli di essere vivo "nel suo vero corpo" ["un fantasma non ha carne ed ossa come vedete che ho io"], e che c’è una perfetta identità fra quel Gesù col quale avevano condiviso tutto prima della morte e il Risuscitato apparso in mezzo a loro. Potremmo riassumere il contenuto della pagina evangelica nel modo seguente: il Signore risorto è lo stesso identico Gesù morto crocefisso; questa identità è assicurata nel corpo e dal corpo: il corpo risorto è lo stesso corpo sepolto il venerdì santo.

Possiamo allora e dobbiamo chiederci: perché il Signore risorto insiste tanto sul suo essere la stessa identica persona prima e dopo la morte del suo corpo? E’ così importante essere certo di questa identità? Non importante, ma necessario. Anzi, se così non fosse la nostra fede sarebbe vana. Vediamo perché.

La risurrezione è un fatto accaduto realmente a Gesù, un avvenimento che ha riguardato la sua Persona in quanto avente un’anima ed un corpo umano come il nostro. Dire che Gesù è risorto non significa dire semplicemente che Egli vive immortale nella sua anima umana, come accade per noi. Significa dire che Gesù ha ripreso il suo corpo sepolto e lo ha reso partecipe di una vita ormai incorruttibile ed eterna, perché divina. Egli, pertanto, vive col suo corpo per sempre: Egli è e rimane il "Verbo incarnato". "Toccatemi e guardate: un fantasma non ha carne e ossa come vedete che io ho". La condivisione da parte del Verbo della nostra carne ["il Verbo si fece carne"] non è stato una specie di "parentesi" che è durata lo spazio di una vita terrena; una sorta di week-end dentro alla nostra condizione, terminato il quale si ritorna ad essere come prima. Egli, al contrario, rimane per sempre nella nostra carne. Tutta la forza salvifica, tutto il significato dell’incarnazione, di Dio fattosi carne, svanirebbero fin dal principio se il Verbo non fosse anche un corpo per sempre. Carissimi fratelli e sorelle, questo è un punto centrale della nostra santa fede.

Se ora riascoltiamo la prima lettura, noi sentiamo che S. Pietro chiama la risurrezione di Gesù "glorificazione": "il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù". Questo modo apostolico di indicare la risurrezione di Gesù è assai importante, perché ce ne fa capire una dimensione essenziale. Essa non è consistita semplicemente nella "ri-animazione" del cadavere deposto nella tomba. Essa consiste nel rendere partecipe quel cadavere della vita stessa divina: è stata una rianimazione glorificante che ha introdotto quella carne dentro alla vita divina. E’ diventato un corpo vivente della vita stessa divina: "ha glorificato il suo servo Gesù".

Ecco quindi il contenuto preciso e completo del fatto della risurrezione in quanto fatto accaduto a Gesù: quel Gesù che era stato crocefisso, è ora vivente d’una vita gloriosa ma anche corporale e non solo spirituale, e di una vita corporale diversa certo da quella di cui noi viviamo ora, ma che nondimeno è in continuità reale con quel corpo che è stato sepolto. Questa è stata la risurrezione di Gesù!

2. Ma la risurrezione di Gesù non riguarda solo Lui: riguarda ciascuno di noi. S. Pietro, sempre nella prima lettura, dopo aver notificato che Gesù era risorto, dice: "pentitevi dunque, e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati".

La risurrezione di Gesù ha introdotto l’umanità – anima e corpo – dentro alla partecipazione della vita divina. Ma Egli non ha vissuto per sé questo avvenimento, ma lo ha vissuto "per" ciascuno di noi: cioè "a nostro favore" e come "nostro capo". Gesù risorto è il principio, la fonte della vita nuova che vuole donarci: "nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati".

Credere nella risurrezione del Signore è dunque una decisione che realmente coinvolge tutta la nostra persona e tutta la nostra vita. Significa (a) rendersi conto che la vita vissuta seguendo il nostro egoismo è una vita mortale, cioè non ha alcuna prospettiva di eternità; (b) essere certi che nella risurrezione di Gesù ci viene offerta la possibilità reale di una "vita nuova"; (c) celebrare i sacramenti attraverso i quali questa possibilità diventa un avvenimento che accade realmente nella nostra persona [= sacramenti pasquali]: battesimo-Eucarestia.

Carissimi, oggi ho concluso la Visita pastorale. Vi lascio coll’annuncio centrale della fede cristiana: Cristo è risorto; in Lui tu puoi vivere nella pienezza la tua vita umana; Lui lo incontri attraverso la fede nella sua risurrezione e i sacramenti. Così sia, fratelli e sorelle carissimi.