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OMELIA S. PASQUA
7 aprile 1996

1. “Essi lo hanno ucciso appendendolo ad una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno”.
 Fratelli, sorelle: ascoltate bene questo annuncio, aprite bene le vostre orecchie e i vostri cuori. Dio lo ha risuscitato: tutto il cristianesimo si riassume completamente in queste parole. Che cosa esse significano in realtà?
 Esse in primo luogo descrivono, cercano di descrivere un fatto assolutamente unico e dunque straordinario. Gesù crocifisso, morto di una morte che lo ha distrutto completamente, è sepolto è come sigillato nella sua tomba. Che cosa è accaduto dentro quella tomba? L’evangelista Matteo lo descrive servendosi di un vocabolario usato per descrivere un intervento straordinario di Dio: “Ed ecco vi fu un gran terremoto ...” Ed il risultato di questo intervento: “Non è qui. E’ risorto, come aveva detto, venite a vedere il luogo dove era deposto”. Possiamo allora balbettare qualcosa su ciò che è accaduto dentro quella tomba. Il Padre, mediante la potenza dello Spirito Santo vivificante, investe quel cadavere e lo riempie della sua stessa vita divina: lo genera nella sua umanità glorificata ed ormai incorruttibile. “Non è qui”: dice l’Angelo. Il suo luogo, la sua dimora definitiva non può più essere una tomba. Gesù ora è vivo: vivo in carne ed ossa, con un cuore che pulsa come il mio e come il tuo. Ed infatti le donne vissero per prime quell’esperienza che cambiò tutta la storia della umanità, tutta la condizione dell’universo intero: esse incontrarono Gesù. Sentite quale commozione e stupore traspira il racconto di questo incontro: “Ed ecco Gesù venne loro incontro ...”. Perché questo fatto accaduto in quella tomba ha cambiato completamente la nostra condizione? Perché l’aver mangiato e bevuto con Lui dopo la sua risurrezione dai morti, fa scoppiare di gioia il cuore umano? Ascoltate bene fratelli e sorelle.
 Il Figlio unigenito non aveva considerato la sua condizione divina come un tesoro da custodire gelosamente: si era svuotato di se stesso. L’impeccabile si era “fatto peccato per noi” (2Cor. 5,21). Colui che era il Benedetto del Padre, si era fatto “maledizione per noi” (Gal. 3,13). Aveva accettato di essere del tutti simile a noi, eccetto il peccato (Ebr. 4,15). Solo così, assumendosi interamente, veramente la nostra condizione dal di dentro, poteva cambiarla. Egli è condotto alla morte: la morte che era il destino della persona umana. E la nostra condizione umana doveva essere mutata proprio in questo: nel suo essere mortale. Il Salvatore doveva vincere proprio in questo. Poiché solo se il Figlio fattosi uomo avesse vinto dove l’uomo mostrava interamente di essere uno sconfitto, cioè nella morte, si sarebbe riaperto all’uomo la Vita. E come, il primo Adamo aveva travolto con sé tutti gli uomini (Rom. 5,12-21), con un fatto uguale ma contrario, il secondo e vero Adamo  avrebbe investito della sua stessa condizione vittoriosa tutti gli uomini. Che cosa grande è accaduta in quel sepolcro! “Morte e vita si sono affrontate in un prodigioso duello. Il Signore della vita era morto; ma ora, vivo, trionfa”. Noi non siamo più “i comuni mortali”, siamo “i  grandi immortali”.

2. “Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù”.
 Chi ha nel cuore l’intima certezza che Cristo è risorto perché Egli lo ha incontrato, egli non vive più come prima. Non lavora più come prima, non ama più sua moglie/suo marito come prima, non educa più i suoi figli come prima. E’ cambiato dentro: è risorto con Cristo.
 Ma ora penso a te che forse dici nel tuo cuore: “Ma io non ho ancora vissuto questo incontro con Cristo vivo”, però mi interesso alla sua “causa”. No, fratello: è Lui che devi incontrare “fisicamente” se vuoi che la tua vita risorga. E come? Vieni nella sua Chiesa, credi veramente in Lui, ricevi profondamente i suoi sacramenti.
 Ma ora penso a te che rimani indifferente di fronte a questo annuncio perché alla fine ti ritieni degno di morire e credi che la morte sia alleata dell’uomo. Rifletti. Non scartare in via di principio la possibilità che questo annuncio sia vero e quindi che tu possa vivere cento volte di più in termini di gioia, di libertà di come vivi oggi. Sii semplicemente “ragionevole”: verifica se ciò che la Chiesa ti dice oggi non sia vero.
 Ma ora penso a questa nostra città: è ancora radicata in essa la certezza che Cristo è risorto? Dimora ancora nel cuore suo la convinzione che la Vita ha vinto la morte? Oh, mio Dio! Vedo che la vita non è più donata; si sente quasi nell’aria una disperata o annoiata rassegnazione ad un vivere che sente alleata la morte; non si percepisce più la passione di creare tutto ciò che è bello, che è grande, che è nuovo: si conserva.
 La Chiesa oggi ti dice: o stupenda città di Ferrara, ritrova la certezza che Cristo è risorto perché in te rifiorisca la vira, il lavoro, la sapienza, la bellezza. Amen: Così sia.
 
 

 VESPRI DI PASQUA 1996

 In questi Vespri di Pasqua, la parola di Dio mette in primo luogo in risalto il fatto che l’avvenimento accaduto a Pasqua, è un avvenimento unico e irreversibile: una volta per sempre. La Pasqua cioè libera l’uomo dall’eterno ritorno delle stesse cose: dalla noia di vivere. Una volta per sempre: colla Pasqua è venuta ormai la fine dei tempi. Se i nostri giorni continuano a scorrere ancora è perché, come ci insegna la Scrittura, Dio “usa pazienza verso di noi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti abbiano modo di pentirsi” (2Pt. 3,9), “aspettando ormai che i suoi nemici vengano posti sotto i piedi”.  Ciò che è accaduto dunque a Pasqua ha introdotto un cambiamento radicale nell’esistenza umana.
 Ma che cosa è accaduto? Ecco come viene descritto l’avvenimento pasquale: “Cristo, avendo offerto un solo sacrificio per i peccati, una volta per sempre, si è assiso alla destra di Dio”. Cioè: l’obbedienza del Figlio unigenito ha trasformato la sua passione e la sua morte in un sacrificio della sua vita, è entrato in possesso della stessa gloria divina: si è cioè assiso alla destra del Padre. Evento unico e straordinario: nessuna creatura si era seduta sullo stesso trono di Dio.
 Ma questo fatto veramente unico non riguarda solo Gesù crocefisso, Figlio unigenito del Padre. Esso ha conseguenze decisive sulla vita di ciascuno di noi. Due sono quelle che sono messe in risalto: i suoi nemici vengono posti sotto i suoi piedi; ci santifica fino alla perfezione poiché costituisce una nuova Alleanza nel dono dello Spirito.
 Sia nel nostro cuore una antica preghiera dei vespri di Pasqua della Chiesa Orientale: avendo visto la Risurrezione del Signore, adoriamo Gesù nostro Signore, il solo che sia senza peccato. Noi veneriamo la tua Croce, o Signore e cantiamo la tua Risurrezione.