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V DOMENICA PER ANNUM (B)
Giornata della Vita
6 febbraio 2000

1. "Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti demoni". All’inizio del suo Vangelo, Marco descrive una "giornata tipo" di Gesù. Attraverso questo procedimento letterario, l’evangelista ci mostra che cosa è venuto a fare in mezzo a noi il Verbo fattosi carne, come passa il suo tempo con noi. Mentre domenica scorsa, il racconto evangelico sottolineava l’attività di insegnamento, oggi – in continuità – viene detto che la giornata di Gesù era occupata dalla cura che Egli aveva per i sofferenti, gli ammalati. Come viene esercitata questa cura? E’ detto in un modo assai suggestivo descrivendo la guarigione della suocera di Pietro: "egli, accostatosi, la sollevò prendendola per mano; la febbre la lasciò ed essa si mise a servirli".

"Accostatosi": è il primo atto con cui Gesù si prende cura dell’uomo. Non custodendosi in una distanza dovuta, ma avvicinandosi all’uomo bisognoso. L’avvicinarsi di Gesù all’uomo non ha solo né principalmente un significato etico. Esso suggerisce il grande mistero dell’incarnazione del Verbo. Egli, Dio, non considerò la sua gloria divina un tesoro da custodire gelosamente, ma divenne simile a noi, assumendo la nostra natura umana. Si "accostò" all’uomo; poiché abbiamo in comune "il sangue e la carne, ne è divenuto partecipe" (Eb. 2,14). Si "accostò" all’uomo perché ne condivise pienamente la condizione.

"La sollevò": la sua condivisione della nostra condizione umana non è stata inefficace. L’evangelista usa qui per la prima volta il verbo centrale nel vocabolario cristiano: la "risuscitò". Egli si è accostato all’uomo per riportare l’uomo nella vita: non ha voluto che l’uomo fosse definitivamente in potere della morte. E ogni sofferente ha capito subito che era accaduto un fatto incredibilmente nuovo: "gli portarono tutti i malati". "Le folle di malati e di emarginati, che lo seguono e lo cercano (cfr. Mt. 4,23-25), trovano nella sua parola e nei suoi gesti la rivelazione di quale grande valore abbia la loro vita e di come siano fondate le loro attese di salvezza" (Evangelium vitae 32,2).

"Prendendola per mano". Quale grande mistero è racchiuso in queste parole! E’ il "contatto" fra Gesù e l’uomo, che libera l’uomo e gli dona la vita. E’ un incontro reale fra due persone, Gesù e l’uomo, che fa accadere il miracolo della salvezza. La vita divina che il Verbo possiede giunge all’uomo attraverso la sua umanità che oggi raggiunge ogni persona attraverso i sacramenti. E quale è il risultato di questo incontro? Che cosa accade nell’uomo al quale si accosta il Verbo fattosi carne, per sollevarlo prendendolo per mano? Due cose, dice il testo evangelico: "la febbre la lasciò" e "essa si mise a servirli".

La febbre: certo, la febbre in senso fisico. Ma giustamente, commentando il testo parallelo di S.Luca, S.Ambrogio scrive: "La nostra febbre è la lussuria, la nostra febbre è l’ira". Cioè: tutto ciò che ci impedisce di essere liberi pienamente. L’uomo che incontra Cristo è pienamente vivificato e quindi diventa capace di servire gli altri.

2. Carissimi fratelli e sorelle, oggi celebriamo la Giornata per la Vita. La pagina evangelica sulla quale stiamo meditando è singolarmente attinente a questa celebrazione.

In primo luogo, esso ci fa comprendere che esiste un Vangelo della Vita. Esso non è soltanto una filosofia della vita umana; non è soltanto un comandamento intimato alla coscienza morale di ogni uomo. Il Vangelo della Vita è un avvenimento realmente accaduto: "Egli, accostatosi… ". E’ il fatto che il Verbo si è fatto uomo perché gli uomini abbiano la vita. "In Gesù, "Verbo della Vita", viene quindi annunciata e comunicata la vita divina ed eterna. Grazie a tale annuncio e a tale dono, la vita fisica e spirituale dell’uomo, anche nella sua fase terrena, acquista pienezza di valore e di significato: la vita divina ed eterna, infatti, è il fine a cui l’uomo che vive in questo mondo è orientato e chiamato. Il Vangelo della vita racchiude così quanto la stessa esperienza e ragione umana dicono circa il valore della vita, lo accoglie, lo eleva e lo porta a compimento" (EV pag. 53).

In secondo luogo, e coerentemente, la pagina evangelica ci mostra il valore che agli occhi del Verbo incarnato ha la vita, ogni vita umana: "gli portarono tutti i malati", dice il testo. Tutti: nessuno escluso, perché la vita di ogni uomo è sempre un bene. Di fronte a nessuno possiamo dire: "è un male che tu esista!". Perché ogni vita umana è sempre un bene? Perché Dio se ne prende cura? Perché a diversità di ogni altra creatura, l’uomo è "a sua immagine e somiglianza". L’uomo ha una dignità unica, che ha le sue radici ultime nell’intimo legame che lo unisce al Creatore. Nell’uomo risplende un riflesso della stessa gloria di Dio. Quando si oscura la percezione di questa "singolarità" della persona, quando non si vede più che "essere qualcuno" è infinitamente più che "essere qualcosa", si sono già poste le radici di ogni barbarie.

Se la vita umana è sempre un bene, ogni persona che viene concepita è un dono: ogni figlio ci è donato ! E’ per questo che la vita umana fin dal suo concepimento deve essere accolta con sommo rispetto, e nessuno ne può disporre.

Carissimi fratelli e sorelle, nel Verbo che si accosta all’uomo e lo solleva prendendolo per mano, vediamo manifestato tutto il destino dell’uomo. L’uomo è sollevato fino alla partecipazione della vita stessa di Dio dalla mano redentrice del Verbo fattosi uomo: l’opera redentiva svela al contempo e la cura che Dio ha dell’uomo e la dignità che ogni uomo possiede agli occhi di ogni uomo. Il Vangelo della vita genera la civiltà della verità dell’uomo e dell’amore verso ogni figlio che ci è donato.