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EPIFANIA DEL SIGNORE
Cattedrale 6 gennaio 2003

1. "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo dl re Erode, alcuni Magi giunsero da Oriente a Gerusalemme". In questa semplice notizia è racchiuso un grande mistero: il mistero che oggi, carissimi fratelli e sorelle, celebriamo in unione con tutta la Chiesa. Quale mistero? "riconosciamo … carissimi" scrive S. Leone Magno "nei magi adoratori di Cristo le primizie della nostra vocazione e della nostra fede e con l’animo ricolmo di gioia celebriamo gli inizi della nostra beata speranza" [Sermone 13,4.1; BP, Nardini ed., Firenze 1998, pag. 239].

I Magi non appartengono al popolo ebreo; sono pagani, come eravamo tutti noi prima del Battesimo. Nella rivelazione che Cristo fa di Se stesso a loro, noi dobbiamo riconoscere che ebbe inizio anche il nostro ingresso nella divina salvezza e la verità del Vangelo cominciò a risplendere a tutti i popoli.

L’intimo significato di questo avvenimento ci è pienamente svelato dall’apostolo Paolo nella seconda lettura. Dio ha un progetto di grazia e di misericordia sull’umanità. Questo progetto non è stato rivelato, manifestato a tutti gli uomini di ogni generazione. Oggi, nella chiamata dei Magi alla fede, è stato rivelato. Quale è questo progetto? "che i Gentili … sono chiamati in Cristo Gesù, a partecipare alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo". Dio cioè ha voluto che ogni uomo, indipendentemente da qualsiasi appartenenza, partecipasse in Cristo alla stessa eredità: la vita stessa di Dio. Che ogni uomo diventasse in Cristo figlio di Dio. E pertanto, da oggi, sono posti gli inizi di quella nuova creazione nella quale, per usare ancora le parole dell’Apostolo, "non c’è più Greco o Giudeo, circonciso o incirconcisione, barbaro o sciita, schiavo o libero, ma Cristo è tutto in tutti" [Col 3,11].

Carissimi fratelli e sorelle, il mistero che oggi celebriamo non è solo un fatto accaduto nel passato, ma esso è ciò che anche oggi accade dentro al groviglio della storia umana. Dalla conoscenza di Cristo non è escluso nessuno, come se non meritasse di accedere alla fede in Cristo; e tutti quelli che vi accedono diventano una sola famiglia umana. Nella nuova creazione le differenze terrene fra popoli, razze, culture, classi sociali, religioni e sesso sono eliminate [cfr. 1 Cor 12,13, Gal 3,28]. Non per la buona volontà degli uomini o in forza dei loro patti od organismi internazionali. Le differenze sono superate, come fonte di conflitti, dalla fede in Cristo, alla loro radice: è in Lui che si fonda ed è da Lui che sgorga l’unità della nuova umanità, cioè di coloro che "sono chiamati in Cristo … a formare un solo corpo". L’unità delle persone umane non è semplicemente un "orizzonte ideale" verso il quale dobbiamo cercare di camminare, ma è già un dono che in Cristo ci è stato fatto. Di questo dono oggi celebriamo le primizie nel fatto che i Magi riconoscono in Cristo il solo salvatore.

2. Ma non possiamo tacere che già agli inizi dell’unificazione dell’umanità in Cristo, agiscono forze che la contrastano. Esse sono rappresentate in primo luogo dal re Erode.

Quali sono oggi le "posizioni" che non accolgono consapevolmente o inconsapevolmente "questo mistero … [che] è stato rivelato … per mezzo dello Spirito"? Mi sembra che siano soprattutto due, le quali non cessano di insidiare anche la fede dei cristiani.

La prima è di ritenere che ci sia la possibilità per l’uomo di salvarsi, e quindi di costruire un’unione vera fra gli uomini, anche fuori della fede in Cristo. Si sta ricostruendo come una sorta di "nuovo Pantheon" secondo il quale si pensa che sia obiettivamente uguale credere in Cristo, continuare a vivere nella fede ebraica, seguire Maometto o professare l’ateismo. Se poi un cristiano pensasse, cosa oggi non infrequente, che l’affermazione dell’assoluta necessità per ogni uomo di credere in Cristo per salvarsi, fosse sorgente di divisione e di intolleranza fra gli uomini, con ciò stesso dimostrerebbe di non avere mai veramente incontrato Cristo o di non agire coerentemente colla sua fede. Questi infatti non è qualcuno di esclusivo, ma di inclusivo: in Lui cioè ogni persona è chiamata ad essere e a vivere; in Lui ogni frammento di vero, di bene, di giusto trova la sua pienezza.

E qui possiamo trovare la seconda posizione che impedisce di avere un’intelligenza di fede del mistero di oggi: pensare che si possa costruire una vera unità fra le persone principalmente attraverso la condivisione o il consenso di un comune codice di valori morali. Condivisione e consenso che esigono la messa fra parentesi della propria specifica identità cristiana ritenuta potenzialmente disturbo del consenso. E’ questa la posizione più anti-evangelica poiché pone la salvezza dell’uomo nella legge e non nel dono della grazia. Per cui diventa assolutamente necessario non più la fede in Cristo, ma il dialogo ad ogni costo; si abbandona la centralità della persona di Cristo, ponendo al centro la promozione di valori puramente umani, tacendo così su quello che è la sostanza della nostra vita cristiana: la nostra soprannaturale partecipazione alla vita stessa di Dio.

Carissimi fratelli e sorelle, la luce che ha illuminato il cuore dei Magi consenta a ciascuno di voi di adorare, come hanno fatto essi, il Verbo nella carne, la Sapienza nel bambino, l’Onnipotente nella debolezza e nella realtà dell’uomo il Signore della Gloria: perché Cristo sia tutto in tutti.