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SOLENNITÀ EPIFANIA 2001
Cattedrale: 6 gennaio 2001

1. "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme". Nella venuta dei magi a Gerusalemme per adorare il Salvatore è nascosto un grande significato: nato per tutti, Egli "non volle che gli albori della sua nascita restassero nascosti nei ristretti spazi della casa materna, ma volle subito farsi conoscere a tutti" [S. Leone Magno, Discorso sull’Epifania 12,1,2, BP, Nardini ed. Firenze 1998, pag. 225]. Quanto è narrato nel Vangelo di oggi è l’inizio del fatto cristiano.

Il "fatto cristiano" ha la sua spiegazione ultima, ci ha insegnato l’Apostolo nella seconda lettura, in un "mistero divino", in una decisione cioè presa da Dio stesso nei confronti dell’uomo prima ancora della fondazione del mondo: chiamare ogni uomo a partecipe in Cristo alla stessa eredità, a formare lo stesso corpo, ad essere partecipi della promessa per mezzo del Vangelo. Più sinteticamente: "ricapitolare tutto in Cristo".

Il "fatto cristiano", che trova la sua spiegazione in questa decisione di Dio, accade là dove e quando l’uomo, l’uomo senz’altra aggiunta, come i magi che erano pagani, incontrano nella carne del Verbo fattosi uomo il Mistero di Dio che li salva. "Entrati videro il bambino con Maria sua Madre" dice la narrazione evangelica "e prostratesi lo adorarono": ecco come accade il fatto cristiano! Esso fa entrare l’uomo "in casa". La casa è la dimora in cui l’uomo ritrova se stesso nella vera compagnia con gli altri: il fatto cristiano accade quando l’uomo entra nella sua casa, la Chiesa. Perché è la Chiesa la casa dell’uomo? perché in essa, e solo in essa è possibile vedere il bambino con Maria sua Madre e prostrarsi adorarlo. Solo in essa è possibile vedendo la carne del bambino, vedere ed adorare il Verbo [cfr. S. Ambrogio, Comm. al Vangelo sec. Luca 2,53; BA, CN ed. ]. Solo la Chiesa custodisce intatto il Mistero dell’Incarnazione del Figlio di Dio. "Nessuna altra manifestazione di Cristo – neppure la più interiore o la più meravigliosa (…) – può mai essere staccata dalla concretezza sacramentale offerta dalla Chiesa, in tutta la sua completa organicità" [A. Sicari, Viaggio nel Vangelo, Jaca Book ed., Milano 1995, pag. 143]. Senza Chiesa, Cristo Verbo incarnato finisce sempre per ridursi o a un sentimento o a un’idea incapaci di salvare, per quanto possano sembrare attraenti e risolutivi [cfr. ivi].

Il "fatto cristiano" ha dunque la sua spiegazione ultima in un disegno divino; accade storicamente quando l’uomo entrando nella Chiesa riconosce nel bambino nato da Maria il Verbo fatto carne e si ricostruisce così in Lui l’unità dell’umanità dispersa; ed infine ridona all’uomo di vivere pienamente la sua vita umana.

Il testo evangelico conclude: "fecero ritorno al loro paese", così come aveva detto dei pastori: "se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto".

I magi ritornarono al loro paese avendo visto e adorato il Dio fatto carne. Questo incontro riesprime l’uomo e lo configura nella sua umanità: è principio vitale da cui tutta la vita viene informata e trasformata.

2. Ma la narrazione evangelica e l’insegnamento paolino oggi non descrivono solo il fatto cristiano; mettono anche in luce le condizioni perché l’uomo possa farlo accadere nella sua vita. Mi limito ad attirare la vostra attenzione su esse assai brevemente.

I magi incontrano il Verbo fatto carne alla fine di un viaggio, come un pellegrinaggio. Il viaggio "riporta alla condizione dell’uomo che ama descrivere la propria esistenza come un cammino. Dalla nascita alla morte, la condizione di ognuno è quella peculiare dell’homo viator" [Giovanni Paolo II, Bolla Incarnationis mysterium, 7].

Cristo viene incontrato solo da chi lo cerca: chi ha estinto in sé il proprio desiderio di una pienezza di vita, non troverà mai Cristo. Chi ha accorciato e ristretto la misura del proprio cuore, chi ha rinunciato alla verità piena della propria umanità, non troverà Cristo.

Nel loro cammino i Magi sono guidati da un fenomeno naturale, una stella, e dalla S. Scrittura. L’uomo nel suo cammino verso Cristo è guidato da due luci: la luce della sua ragione e la luce della predicazione della parola di Dio. Chi rinuncia a seguire fino in fondo le esigenze della propria ragione, impedendo a questo di farsi le domande ultime, questi non incontrerà Cristo; chi eleva la propria ragione a misura ultima della realtà, impedendo a Dio di parlare all’uomo, questi non incontrerà Cristo. Sia il fideismo sia il razionalismo ci sviano dalla strada che ci portano ad entrare nella casa, a vedere il bambino con Maria sua Madre ed ad adorare il Lui il Verbo.

Carissimi fratelli e sorelle, ieri abbiamo concluso l’Anno Giubilare: durante esso abbiamo incontrato il Verbo fatto carne e tutti dalla sua pienezza abbiamo ricevuto grazia su grazia. Che ora la sua luce ci accompagni sempre e in ogni luogo.