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SOLENNITÀ DELL’EPIFANIA DEL SIGNORE
6 gennaio 2000

1. "Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: "dov’è il re dei giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti ad adorarlo"". L’inizio della narrazione evangelica ne riassume già interamente il contenuto ed il significato. E’ l’incontro del neonato Salvatore con alcune persone che non sono ebree; è l’adorazione di Cristo Figlio di Dio compiuta per la prima volta da alcuni pagani. Il significato implicato in questo evento è quindi chiaro: ad ogni uomo, dunque anche a ciascuno di noi, è donata la possibilità di incontrarsi con Cristo, senza distinzioni di sorta. E’ allora assai importante che attraverso una lettura molto attenta della pagina evangelica noi vediamo come avviene questo cammino dell’uomo verso Cristo.

Essi si mettono in cammino perché hanno visto sorgere "la sua stella". Sono persone dunque che cercano di capire ciò che accade, di interpretare la realtà in cui vivono. Né si accontentano di una qualsiasi interpretazione o comprensione: vogliono capire fino in fondo la ragione ultima di quella stella; non si accontentano se non quando capiscono che essa indica che è accaduta nel mondo la salvezza.

Carissimi fratelli e sorelle, non c’è nessuna possibilità di incontrare la persona del Salvatore per chi spegne in sé questo desiderio di avere una risposta ultima e definitiva alle domande sul significato della vita; per chi limita l’uso della propria ragione a considerare solo le apparenze e la degrada ad essere solamente strumento per raggiungere la propria utilità. Nella mia Lettera pastorale vi ho già messo in guardia contro questo – così l’ho chiamato – collasso della ragione. Il desiderio illimitato di Verità, di Bontà, di Bellezza, in una parola di Vita, che abita nel cuore di ciascuno di noi, è la "sua stella": è ciò che indica in quale direzione dobbiamo cercare. Nella direzione di uno che sappia essere riposta piena alla tua fame di beatitudine. La chiusura dentro al mondo delle apparenze, la riduzione della nostra felicità a ciò che ci piace/ ci è utile, impedisce di dire coi Magi: "dov’è il re dei giudei? abbiamo visto sorgere la sua stella".

Ma questa ricerca dei Magi non avrebbe mai raggiunto il suo scopo, trovare il Salvatore, se non avessero interrogato ed ascoltato le Sacre Scritture. Essi cioè ebbero bisogno della Rivelazione divina. Ed una volta che la Rivelazione divina consegnata nella S. Scrittura disse loro dove era il Salvatore, "si misero in cammino".

Carissimi fratelli e sorelle, troviamo in questo punto della narrazione evangelica un insegnamento di vitale importanza per noi oggi. E’ attraverso la Rivelazione divina che viene offerta all’uomo la verità ultima sulla sua vita e sul destino ultimo della storia, come abbiamo meditato con molti di voi durante la veglia del 31 dicembre. I Magi sanno dov’è il Salvatore che cercano solo dopo che le Scritture sono state lette; sanno in quale luogo essi possono finalmente incontrare l’oggetto della loro ricerca. Ed è questa verità che li rimette in cammino. La nostra ricerca ha bisogno di essere portata a termine dalla fede, dall’accoglienza obbediente cioè della parola di Dio. Dobbiamo essere finalmente guidati da essa. La Rivelazione, la Parola che Dio dice all’uomo è la possibilità ultima offerta all’uomo di andare precisamente là "dov’è nato il Salvatore" e di incontrarlo, riscoprendo così anche la piena verità su se stesso.

La fine della ricerca dei Magi è descritta nel Vangelo nel modo seguente: "Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua Madre, e prostratisi lo adorarono". Ogni particolare di questa scena è importante. L’adorazione è atto dovuto solo a Dio. Ed essi lo compiono nei confronti di un bambino, nato come ogni bambino da una donna. La ricerca umana non trova il suo porto definitivo né in una fantomatica esperienza spirituale di Dio alla quale resta estraneo il vedere fisico dell’uomo. Né trova il suo compimento semplicemente incontrando un’altra persona umana, sia più grande di ogni altro. Ciò in cui l’uomo trova pienezza è questo bambino che è Dio: è il Verbo che si è fatto carne. Solo infatti "l’Incarnazione del Figlio di Dio permette di vedere attuata la sintesi definitiva che la mente umana, partendo da sé, non avrebbe neppure potuto immaginare: l’Eterno entra nel tempo, il Tutto si nasconde nel frammento, Dio assume il volto dell’uomo" [Enc. Fides et Ratio 12, 1]. Videro – adorarono: adorarono chi poteva essere visto, videro chi doveva essere adorato. In questo paradosso sta tutta la verità del cristianesimo!

2. La stessa narrazione evangelica però descrive anche, come un contrasto di tenebra, il rifiuto della ricerca e dell’incontro con Cristo, proprio di Erode (il potere politico), dei sommi sacerdoti (la pseudo-religiosità), degli scribi (la scienza vacua: di giorno costruisce grandi palazzi e di sera vanno a dormire nei fienili). Il tempo non ci consente di compiere un’analisi di questa contro-partita politica, religiosa e scientifica. Concludo con due brevi riflessioni.

"Esistono tre categorie di persone: coloro che cercano e trovano; coloro che cercano e non trovano; coloro che né cercano né trovano. I primi sono ragionevoli e felici; i secondi sono ragionevoli ma infelici; i terzi non sono né ragionevoli né felici" (B. Pascal).

L’Anno giubilare ci è donato perché possiamo cercare e trovare il nostro Salvatore: per essere persone ragionevoli e felici. E’ ciò che abbiamo chiesto nella preghiera iniziale: "conduci anche noi, che già ti abbiamo conosciuto per la fede, a contemplare la grandezza della tua gloria".