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ORDINAZIONE DIACONALE
Cattedrale di Ferrara 5 aprile 1997

1. “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”: queste parole dette dal Signore Risorto ai suoi Apostoli oggi si compiono ancora una volta, nella celebrazione del grande mistero dell’ordinazione diaconale. Attraverso l’imposizione delle mani e la preghiera d’invocazione allo Spirito Santo, Pietro è mandato da Cristo così come Cristo è stato mandato dal Padre. La persona di Pietro da questa sera viene inserita, nel modo proprio di chi è reso partecipe della missione di Cristo in forza del sacramento dell’Ordine, nella stessa decisione del Padre di inviare il suo Figlio unigenito. Ciò che accadrà fra pochi istanti ha la sua origine e la sua spiegazione ultima nel dialogo trinitario fra il Padre ed il Figlio: “come il Padre ha mandato me”. Le radici della tua esistenza, Pietro, sono piantate dentro alla vita trinitaria stessa.
 Il dialogo tra il Padre e il Figlio, la missione del Figlio da parte del Padre avvengono mediante lo Spirito Santo: è lo Spirito Santo che sta all’origine della missione del Figlio. Nel momento in cui questa missione ha il suo inizio pubblico, nel battesimo del Giordano, lo Spirito Santo scende su Cristo per rimanervi e dimorarvi, ed è per mezzo di questo stesso Spirito eterno che Cristo ha offerto se stesso senza macchia al Padre, giustificando la nostra coscienza da ogni opera morta (cfr. Eb 9,14). L’inizio, il compimento, la fine della missione che il Cristo ha ricevuto dal Padre è completamente nella forza e sotto la guida dello Spirito Santo.  E’ per questo che la stessa missione di cui sono resi partecipi gli apostoli, esige il dono dello Spirito Santo: “dopo aver detto questo ... Santo”. Ed è per questo che anche qui, anche ora scenderà nel cuore di Pietro lo Spirito Santo: è Lui che configurerà attraverso il carattere sacramentale la sua persona a Cristo. Ciascuno di noi è predestinato ad essere nel Figlio unigenito figlio adottivo del Padre in forza della nuova vita divina che lo Spirito Santo produce in noi. Alcuni di noi sono chiamati ad un particolare servizio e quindi ad una missione; ed è ancora tutta quanta la Trinità che sta all’origine di essa: come il Padre ha mandato il Figlio, Cristo Gesù, così il Figlio invia questa sera Pietro. Come la missione del Figlio è tutta quanta guidata, ispirata, governata dallo Spirito Santo che in Lui dimora, così la missione di Pietro è tutta quanta condotta dallo Spirito Santo che scenderà in Lui mediante l’imposizione delle mani.

2. “Tommaso ... il Signore”. Quale è il contenuto della missione apostolica? Questa: di dire ad ogni uomo “abbiamo visto il Signore”. E’ cioè, come dice la prima lettura, quella di rendere testimonianza con grande forza alla risurrezione del Signore Gesù. Essere missionari significa essere testimoni. Essere testimoni è più che essere maestri, che insegnare una dottrina religiosa e morale. E’ garantire che si è fatto un incontro con una persona vivente, il Crocefisso Risorto; è testimoniare che questo incontro cambia interamente la vita, perché ci libera da quella mancanza di speranza che spegne in noi ogni desiderio di vivere in pienezza. Questo è il nostro tesoro incomparabile che portiamo certamente dentro il vaso di creta di un’esistenza povera ed incoerente: la nostra fede nel Cristo Risorto. “E questa è la vittoria che ha sconfitto il mondo: la nostra fede. E chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio”. Alla fine “è lo Spirito che rende testimonianza” attraverso la nostra umile persona: diaconi, sacerdoti e Vescovo.
Che cosa si propone questa missione-testimonianza? “ricevete lo Spirito Santo ... rimessi”. E’ la remissione dei peccati: la liberazione dell’uomo dal suo male più profondo. “La missione resterà senza effetto se non arriva a sconvolgere le esistenze e a far mutare i cuori. Se riesce solamente a far conoscere meglio la dottrina cristiana e a renderla interessante, non raggiunge che parzialmente il suo fine. Perché il risultato sia vero, bisogna che la Parola di Dio, questo seme - come dice Gesù -, affondi le sue radici in terra; bisogna che l’insegnamento dato, la testimonianza portata, provochino uno choc nelle anime, in modo che sentano la necessità di cambiare”. (Pierre Benoit, Passione e resurrezione del Signore, Pietro Gribaudi Editore, Torino 1993, pag.470).

3. Ed ora consentitemi di rivolgere una parola del tutto speciale a voi giovani: questa sera voi vedete una delle due grandi possibilità in cui può prendere “forma” la vostra stupenda capacità di amare. Esse sono l’amore coniugale e la verginità consacrata. Cristo questa sera desidera mostrarvi la meravigliosa ricchezza dell’amore. Se già sei sposato o sei fidanzato, lascia che Egli ti parli della stupenda bellezza dell’amore coniugale e non ridurre mai l’amore ad una esperienza provvisoria di gratificazione personale o di mero godimento sessuale. Se sei già consacrato nella verginità o hai deciso di farlo, lascia che nel tuo cuore irrompa una gioia ed una gratitudine senza fine: ti è stata donata l’incredibile forza di amare con cuore indiviso ogni persona umana perché sei nel cuore stesso di Cristo tuo sposo. Se non hai ancora deciso, ti chiedo di non escludere nessuna delle due possibilità.
 A tutti voi dico: non permettere che vi venga tolta questa ricchezza! non accontentatevi di un amore dal contenuto deformato, impoverito e falsato. Abbiate la forza di andare anche controcorrente. Non abbiate paura dell’amore che vi pone precise esigenze. Solo queste, così come le trovate nel costante insegnamento della Chiesa, sono capaci di rendere il vostro amore un vero amore.