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OMELIA DI INGRESSO
4 novembre 1995

1.
“Bisognava far festa e rallegrarsi; benedirò il Signore in ogni tempo”.
All’invito del Padre che ci invita con forza a “far festa e rallegrarsi”, noi abbiamo risposto: ”benedirò il Signore in ogni tempo”. Perché questo invito, che sento già accolto nei vostri cuori, che vedo già riflesso nei vostri volti? Perché il Padre è ”paziente e misericordioso, lento all’ira e ricco di grazia” e questa sera intende svelarci in un modo unico il suo Mistero: ”riconoscerete che io sono il Signore”.
Come e quando è avvenuta e avviene questa rivelazione? Quando ha riconciliato “a Sé il mondo, non imputando  agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola di riconciliazione” . Come vedete, il Padre svela il suo Mistero in due momenti così strettamente uniti da formare un solo evento.
Il primo momento: ”Colui che non conosceva peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo Suo giustizia di Dio”.
Fratelli, Figli amatissimi: guardiamo unicamente Lui in questo momento, il Cristo che dona se stesso sulla croce, il Cristo che effonde il suo sangue per la remissione dei peccati; donazione ed effusione eucaristicamente  sempre presenti nella Chiesa. Quell’evento è il centro di tutto, ciò in vista del quale tutto è stato creato: niente potrà, dovrà sostituirlo, o surrogarlo. Partecipando ad esso, entriamo nella Resurrezione; le nostre ossa aride rivivono la vita nuova. Tutti conosciamo la miseria dell’uomo e quale malizia dimora nel suo cuore. E’ una malizia che spesso lo rende peggiore degli animali. Ma, quando nella Chiesa si celebra la morte di Cristo e si annuncia la Sua Resurrezione, quando il calice che contiene il Sangue effuso per la remissione dei peccati viene elevato, tutta la terra è purificata e non rimane più che la luce di Dio, non rimane più che la Sua infinita Misericordia. Il soffio dello Spirito penetra nelle ossa aride della nostra annoiata esistenza ed esse riprendono vita. Solo l’uomo che rifiuta questa Misericordia rimarrà senz’amore e perciò non passerà dalla morte alla vita.  Nihil Christo praeponatur: niente dunque sia anteposto a Cristo nella nostra Chiesa, poiché niente deve essere anteposto alla rivelazione che il Padre in Lui ha fatto della Sua misericordia.  Sola misericordia tua: solo la sua grazia sia la nostra forza, la nostra sicurezza. Il resto non è importante. Ed allora, in questo momento così santo noi facciamo festa e ci rallegriamo, poiché tutti attraverso di me, vostro pastore, diciamo colle parole della liturgia: Te, o Christe, solum novimus - Te mente pura et simplici - Flendo et canendo quaesumus - Intende nostris sensibus.
Il secondo momento: ”Ha affidato a noi la parola della riconciliazione”. Il Padre, in un disegno davvero imperscrutabile, ha voluto chiamare alcune persone ad essere il segno vivente del suo Figlio che dona se stesso sulla croce per la salvezza dell’uomo. Fratelli e figli amatissimi, tremo nel pronunciare queste parole dell’apostolo:” Ha affidato.....” poiché sento che ora sto parlando del disegno di Dio su di me, da questa sera vostro pastore; sento che sto parlando dell’identità della mia missione in mezzo a voi. Chi sono io per voi ? Perché sono venuto in mezzo a voi ? “Noi fungiamo da ambasciatori per Cristo”.  Sono qui inviato da Cristo: sono ministro di Cristo ed amministratore dei misteri di Dio.
Ho cercato in tutti i modi di fuggire da questa tremenda responsabilità, come Giona, ma egli mi ha afferrato e non mi ha più permesso di fuggire: Sono in mezzo a voi nel nome di Cristo, nell’unione la più profonda possibile col suo vicario, il Papa, al quale in questo momento rinnovo ancora una volta, il solenne e gioioso giuramento di fedeltà e totale obbedienza, anche a nome di voi tutti fedeli di questa santa Chiesa.  Ed è a Cristo che dovrò rendere conto. Non chiedetemi di essere altro o di fare qualcosa d’altro, se non fungere da ambasciatore  di Cristo, essere suo servo: segno del Suo amore per ciascuno di voi, senza nessuna discriminazione.  Servo del suo amore per la vostra salvezza, perché non accogliate invano la grazia di Dio. Il mio programma pastorale ? Non ne ho nessuno, cercherò di non averne nessuno, poiché il programma esiste già: il Vangelo di Cristo. Solo esso dovrò annunciare; solo esso dobbiamo vivere; solo di esso dobbiamo ”far festa e rallegrarsi”. Che lo Spirito mi aiuti ad annunciarlo specialmente a voi giovani, che sarete fin da questo momento i miei figli prediletti, perché i più fragili, i più deboli, i più bisognosi di amore, perché rinasca nel vostro cuore il coraggio di vivere, una vera passione per l’esistenza. Che lo Spirito mi aiuti ad annunciare il Vangelo specialmente a voi sposi. La consacrazione verginale, il ministero pastorale, l’amore coniugale sono tesori di incomparabile preziosità. Di questo ultimo lo Spirito mi aiuti ad avere una cura del tutto speciale. Esso infatti è chiamato ad essere il segno permanente e vivente dell’amore sponsale di Cristo e della Chiesa, il tempio santo in cui Dio celebra la Liturgia del Suo Amore creatore.
Mi è di grande conforto il pensare in questo momento al mio venerato predecessore Mons. Luigi Maverna. Egli ha edificato questa Chiesa colla santità della sua vita, ma soprattutto l’ha fecondata colla sua silenziosa, profonda ed esemplare partecipazione alla passione di Cristo. Non dilapidiamo una tale eredità! Custodiamo sempre nel cuore la memoria del pastore buono e giusto!
2.
“Emigrò in un paese lontano e là sperperò la sua sostanza...” Mai come in questi anni si assisté alla “scontro “ fra la Misericordia di Dio e l’uomo, emigrato in un paese lontano dove ha sperperato tutta la sua sostanza. Quale sostanza, quale patrimonio ha sperperato l’uomo oggi, l’uomo di questa nostra regione ? Il più prezioso che avesse, se stesso: ha perduto se stesso. Una perdita spesso mascherata dal possesso di tante altre cose. Ma che ”vale guadagnare anche il mondo intero, se poi l’uomo perde se stesso”?
L’uomo possiede se stesso attraverso la sua libertà. “Emigrando in un paese lontano”, ha perduto la libertà. Perdendo la propria libertà, ha consegnato se stesso o alla propria spontaneità o all’accettazione supina ed acritica del “si dice, si fa”, del “tutti dicono, tutti fanno”. Ma in che cosa consiste precisamente questa “emigrazione in un paese lontano”? Nell’aver abbandonato la verità del proprio essere, nell’aver detronizzato questa verità sostituendola col dominio dell’opinione di volta in volta di moda. I risultati di questa “detronizzazione” sono la cultura della morte, la cultura della schiavitù, la cultura, in una parola, del non senso.
 La cultura della morte. Si sono spente le sorgenti della vita nel matrimonio, attraverso la nobilitazione della contraccezione; si è chiamato diritto, l’abominevole delitto di sopprimere la più innocente  delle persone umane, quella già concepita e non ancora nata; si è chiamato promozione della qualità della vita, la soppressione di ammalati terminali giudicati inutili.
 La detronizzazione  della verità ha prodotto una cultura della schiavitù. Non c’è evento più mirabile nell’universo di una scelta libera, poiché attraverso essa la persona decide del suo destino eterno. Negando la verità dell’uomo come cittadino dell’eternità prestato  al tempo, si è ridotto l’esercizio della libertà alla ricerca di ciò che è utile e/o di ciò che è piacevole. Nell’angoscia propria di chi ritiene che tutto è nulla, si riduce la propria libertà alla ricerca di tutte le briciole di vita, cercando di surrogare la Presenza del Padre con una serie di idoli (il sesso, il denaro, il potere) ai quali la persona si vende e si prostituisce per niente.
La cultura che nasce dalla detronizzazione della verità è, in una parola, la cultura del non-senso. In essa non siamo più capaci di educare i giovani poiché non siamo più in grado di rispondere alla loro domanda di vita, avendo decapitato il nostro desiderio e censurato il nostro bisogno di ragionevolezza totale.
C’è un solo modo di uscire da questo deserto di ossa inaridite, poiché c’è un solo modo di essere liberi: sottomettersi alla verità. La verità sull’uomo non è un miraggio che si cerca senza trovare mai. Essa esiste, si è fatta carne: é Gesù Cristo. Egli é la verità intera della persona umana, poiché solo in Lui l’uomo scopre chi è, quale è la sua destinazione finale e l’infinita preziosità di quel “se stesso” che non può essere scambiato a nessun prezzo. Il ritorno del figlio perduto comincia quando riprende coscienza della sua dignità, e termina quando riscopre la tenerezza del padre, nell’abbraccio di un perdono che non umilia ma esalta. L’evento che scioglie l’enigma della nostra vita è questo incontro con Cristo, e nel Cristo col Padre che ci ama, è l’ingresso della sua grazia nella nostra esistenza quotidiana. E’ questa la ragione d’essere della Chiesa: essere il luogo in cui l’uomo incontra Cristo e la sua salvezza. Poiché Cristo è presente nella Chiesa, anzi la Chiesa è la presenza stessa di Cristo nella storia,  essendo la Chiesa la continuazione del mistero dell’Incarnazione.
Sono qui esclusivamente per questo: per essere il ministro di questo incontro di salvezza, per celebrare il banchetto nuziale dell’abbraccio della Misericordia infinita di Dio coll’infinita miseria dell’uomo. Tutto il resto mi interessa, come pastore, solo nella misura in cui o è necessario per preparare questo abbraccio o ne è una conseguenza. L’incontro del Cristo coll’uomo: questo è il cuore della Chiesa. Tutto il resto è secondario.
3.
“Figlio dell’uomo, profetizza...”. E’ chiesto al pastore di profetizzare sulle ossa aride perché possano rivivere. Allora non mi resta che chiedere a voi di pregare perché questa profezia non si estingua mai nella nostra Chiesa, questo puro annuncio del Vangelo che dona la vita.
Pregate dunque perché il Vostro pastore sia sempre esemplare: non aspiri alle prosperità della vita presente, non tema le avversità, disprezzi le lusinghe dei potenti di questo mondo, volgendosi sempre al conforto della dolcezza della contemplazione interiore. Pregate perché sia sempre discreto nel suo silenzio e utile nella sua parola, vicino a ciascuno colla compassione e più di tutti dedito alla contemplazione, umile alleato di chi fa il bene ma inflessibile persecutore dell’errore e del male, e soprattutto abbia in sé viscere di misericordia verso tutti.

Ferrara è dedicata in modo speciale alla Madre di Dio: quale conforto e quale consolazione in questa protezione particolare! Accolga sotto la sua materna tenerezza il mio episcopato: a Lei lo affido.
A te, o Vergine delle Grazie, affido i sacerdoti, miei necessari e principali cooperatori nel ministero della Grazia: siano completamene espropriati di se stessi per appartenere completamente al Tuo Figlio, fatti umili servitori di ogni anima che al loro sacerdozio chiederà pace, perdono, salvezza. Vigila o Madre, perché il demone dello scoraggiamento e della tristezza non prenda mai dimora nel loro cuore.
A te affido, o Vergine delle Grazie, l’oblazione pura delle sante Vergini che si sono donate al Tuo Figlio con cuore indiviso: il loro casto amore sponsale per il Cristo é un tesoro preziosissimo. Siano esse fedeli: o nello stupendo spreco del profumo della loro esistenza nella clausura o nella mirabile tenerezza della loro spirituale maternità per chi è più povero ed abbandonato.
A te affido, o Vergine della Grazie, ogni donna: abbiano sempre la consapevolezza della misura eterna della loro femminilità; siano trasparente riflesso della tenerezza di Dio; nessun grembo si chiuda egoisticamente alla vita nè diventi luogo in cui, già sbocciata , sia soppressa; nessuna si chiuda all’ amore che si dona.
A te affido, o Vergine delle Grazie,  il sereno o tormentato tramonto di chi è ormai prossimo a chiudere la giornata terrena: non li spaventi il terrore della morte, e siano da tutti noi sempre venerati, rispettati e serviti.
A te affido, o Vergine delle Grazie, l’innocenza dei nostri bambini: ormai sono così pochi in questa città a Te dedicata! Fa che gli sposi riscoprano la bellezza di donare generosamente la  vita e  a noi tutti dona una profonda riverenza per ogni bambino: che nessuno di noi mai scandalizzi qualcuno di loro, o manchi loro di rispetto, poiché i loro angeli vedono sempre il volto del Padre.
Ti chiediamo tutto questo per intercessione dei nostri santi Patroni, Giorgio e Cassiano e di S. Carlo, patrono del mio episcopato.  A Gloria della Trinità Santa. Amen.