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XVIII DOMENICA PER ANNUM (A)
Santuario di Pietralba
4 agosto 2002

1. "Egli … vide una grande folla e sentì compassione e guarì i loro malati". Carissimi fratelli e sorelle, queste semplici parole descrivono tutto l’avvenimento cristiano: esso è la "compassione di Dio" per l’uomo; è la compassione di Dio che "guarisce le nostre malattie".

Per avere una qualche comprensione di questo avvenimento possiamo aiutarci con l’esperienza della compassione umana. Chi di noi non ha sentito compassione per qualcuno, almeno una volta nella propria vita? E’ la condivisione, la compartecipazione affettiva della sofferenza altrui: è un immedesimarsi, in un qualche modo e per qualche istante con la condizione dell’altro. "Sentì compassione", dice l’Evangelo. Ascoltate che cosa dice la lettera agli Ebrei: "poiché dunque i figli hanno in comune il sangue e la carne, anch’egli ne è divenuto partecipe" [2,14a]. La compassione che Dio ha provato per la nostra condizione umana lo ha spinto a divenire Egli stesso partecipe della nostra condizione umana e della nostra natura. La compassione di Dio per l’uomo è nel fatto che "il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" [Gv 1,14a]. La compassione di Dio per l’uomo è Gesù Cristo.

Ma proseguiamo sempre aiutandoci coll’esperienza della nostra compassione umana. Questa anche se completamente sincera, è impotente: essa è incapace di mutare la condizione di sofferenza della persona di cui sentiamo compassione. Al massimo può procurarle un po’ di sollievo psicologico. "E guarì i loro malati": la compassione di Dio è efficace. Divenendo Egli partecipe della nostra natura e condizione umana, la muta intimamente. Vieni dunque a Gesù il medico divino, entra nello spazio della compassione di Dio per l’uomo, la Chiesa, e vedi che in essa tu puoi essere sanato, poiché "uno solo è il medico, carnale e spirituale, generato e ingenerato, Dio venuto nella carne, nella morte vita vera… Gesù Cristo" [S. Ignazio d’A, Lettera agli Efesini VII,2]. Sanato dall’avarizia, dalla sregolatezza sessuale, dall’ingiustizia, dall’ambizione.

In che modo Gesù guarisce l’uomo? Nel racconto evangelico è narrato il dono del cibo fatto ad una moltitudine che si trova affamata in un deserto. Questo banchetto nel quale l’uomo trova sazietà, "tutti mangiarono e furono saziati", è la prefigurazione del banchetto eucaristico nel quale all’uomo è dato di incontrare Gesù Cristo, e di saziarsi della sua Presenza. "Per quanti credono in Lui", infatti, "il Cristo è cibo e bevanda, pane e vino: è cibo e pane perché irrobustisce e consolida, bevanda e vino perché rende lieti. Quanto vi è in noi di forte, valido e costante, la gioconda letizia con cui osserviamo i comandamenti di Dio, sopportiamo le sofferenze, obbediamo e lottiamo per la giustizia: tanta forza e tanto coraggio ci vengono da quel pane, la gioia da quella bevanda" [S. Baldovino di Carterbory].

2. C’è un particolare nel racconto evangelico troppo importante per essere tralasciato: Gesù chiede i cinque pani di cui dispone l’uomo. Egli non ti guarisce senza la tua disponibilità: la salvezza cristiana non passa accanto alla nostra umanità.

L’uomo e la donna danno a Lui i "cinque pani" del loro amore, ed Egli lo guarisce dall’insidia della noia e lo eleva alla dignità di sacramento. Chi soffre dà a Lui i "cinque pani" del suo dolore, ed Egli lo guarisce dall’insidia della degradazione e lo eleva alla dignità di cooperazione all’opera divina della creazione. Chi muore dà a Lui i "cinque pani" del suo disfacimento, ed Egli lo libera dall’insidia della caduta nella morte eterna e lo introduce nella vita immortale.

A ciascuno di noi Cristo oggi dice per bocca del profeta: "Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e voi vivrete. Io stabilirò con voi un’alleanza eterna"