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XIV DOMENICA PER ANNUM (A)
Volano - Lido delle Nazioni
4 luglio 1999

Attraverso le Sacre Scritture il Signore ci fa dono della sua forza perché attraverso la consolazione che ci viene da esse la nostra speranza sia rafforzata e accresciuta. Questo è vero ogni volta che la Chiesa legge la Scrittura, ma sembra particolarmente vero oggi per la lettura del Vangelo.

Questa mattina risuona nelle nostre orecchie e – Dio ce lo consenta – anche nel nostro cuore, l’invito di Gesù: "Venite a me; venire a me voi tutti che siete affaticati e oppressi. Io vi ristorerò, venite".

Quando nel mondo compare qualcuno, o si pensa che sia comparso qualcuno che ha scoperto la medicina per guarire mali fino allora inguaribili, tutti gli ammalati di quel male cercano di correre a lui. E si formano le liste di attesa. Spesso diventa difficile poter accostate la persona che può salvare.

Colui che ha la medicina che ci guarisce dalla nostra malattia mortale – il peccato – non ha atteso, non ha aspettato che fossimo noi ad andare alla sua ricerca, a metterci in lista d’attesa, aspettando il nostro turno per essere ricevuti, visitati, guariti. Lui stesso è venuto e ha detto: "Venite!"

A chi ha rivolto questo suo invito? A tutti! Quando la persona umana si trova nella situazione che dicevo prima – di essere in grado di guarire o di dare un aiuto – ben presto essa è costretta a fare una scelta, poiché il tempo è limitato. Deve fare un discernimento: chi ricevere, chi non ricevere; chi guarire, chi non guarire. Colui che è venuto con la medicina che ci guarisce dalla nostra malattia mortale non fa nessun discernimento; dice: "Venite a me tutti" .

L’unica qualità è che siano "affaticati e oppressi". Affaticati e oppressi da che cosa? La dolcezza dell’amore di Cristo! Non lo dice. Se l’avesse detto avrebbe già fatto delle discriminazioni: chi non si fosse trovato in quella forma di oppressione e di affaticamento non avrebbe sentito per sé l’invito: "Venire a me". Qualunque oppressione, qualunque fatica senza distinzioni.

Ma la cosa più grande è in quel "a me". Quando noi andiamo da una persona che ci può dare un aiuto noi andiamo non per rimanere con lei, ma per ricevere quell’aiuto. Ricevuto l’aiuto ciascuno ritorna a casa propria, poiché l’aiuto non consiste precisamente nello "stare insieme" a questa persona, ma nel ricevere da lei quell’aiuto che ci toglie dalle nostre difficoltà. Qui invece l’aiuto che ci libera dalla nostra oppressione e dalla nostra fatica è lo stare con Lui.

Si può andare con una persona e stando con lei ricevere consolazione e aiuto o perché è talmente buona che sa immedesimarsi con la nostra sofferenza e da questa compassione ne abbiamo un certo aiuto; o perché questa persona, pure nella sua grandezza, è disposta ad ascoltarci per qualche tempo. Ma è una forma di aiuto relativo: all’uomo resta ancora la sua oppressione. Ha solo avuto un momento di sollievo. Qui no. Il Figlio di Dio ha condiviso la nostra oppressione, il nostro affaticamento per cui noi possiamo andare a lui perché Egli stesso ha vissuto ciò che noi viviamo. Possiamo andare a Lui non semplicemente per rimanere nella nostra condizione, ma per trasformare ed elevare la nostra condizione umana nella sua condizione divina. Egli infatti termina l’invito dicendo: ""E io vi ristorerò", trasformerò la vostra condizione umana. Avendo io – Dio – partecipato alla vostra condizione umana, questa mia divina condiscendenza ha fatto sì che la vostra condizione umana potesse essere elevata alla mia condizione divina".

Mirabile scambio! Noi a Lui abbiamo dato la nostra fatica e la nostra oppressione; Egli a noi ha dato il suo riposo, la sua libertà: "Venite a me".

Noi abbiamo ascoltato questo invito e proviamo a metterci in cammino. Ma ci sono delle forze che ci trattengono, che ci tirano indietro: il potere ammaliatore del piacere, la malinconia e l’angoscia che a volte ci prendono, la distrazione che consuma la nostra esistenza nella spensieratezza….

Ecco perché Gesù dirà non solo: "Venite a me", ma anche: "Quando sarò innalzato, attirerò tutti a me".

Che il Signore ci attiri con tale forza da spezzare in noi tutto ciò che ci impedisce di correre dietro a Lui.