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OMELIA APERTURA ANNO ACCADEMICO
UNIVARSITA’ DEGLI STUDI DI FERRARA
4 marzo 1997 - Chiesa di S. Girolamo

Consapevoli e della grandezza di ciò che accade nell’Università (la ricerca della verità) e della nostra pochezza, abbiamo voluto ritrovarci davanti al Signore, perché Egli voglia benedire il nostro lavoro e guidarci colla sua luce. E la sua Parola, appena annunciata, è veramente luce alla nostra strada.

1. “Davvero stolti per natura tutti gli uomini...”. Fratelli e sorelle: questa parola ci sconvolge perché fa una diagnosi perfetta della nostra situazione spirituale contemporanea. Essa parla in primo luogo della sorgente ultima di ogni sapere umano: lo stupore. Ogni sapere nasce dalla meraviglia, poiché solo la meraviglia genera domande. Solo la meraviglia suscita nel cuore il desiderio insaziabile di conoscere la verità. Ma l’accumulo di sapere può generare stoltezza, se la scienza non sfocia nella sapienza. E così accade nella nostra vita, nella nostra società che “Ogni conoscenza ci porta più vicini all’ignoranza” e ci costringe a domandare col poeta:

“Dov’è la Vita che abbiamo perduta vivendo?
dov’è la sapienza che abbiamo perduta conoscendo?
dov’è la conoscenza perduta nelle tante informazioni?”
     (T.S. Eliot)

 La medesima parola di Dio ci dice quando nelle tante nostre informazioni perdiamo la conoscenza, nelle tante nostre conoscenze perdiamo la sapienza. Ascoltiamo: “Davvero stolti ... dai beni visibili ... le opere”. La perdita della sapienza avviene nel cuore umano, quando poniamo un limite alle nostre domande e restringiamo il nostro bisogno di sapere dentro alla conoscenza “dei beni visibili”. Quando poniamo dei limiti all’uso della nostra ragione, confinandola dentro solo a ciò che è sensibilmente percepibile. “occupandoci delle sue opere ... tanto belle”. Esiste come una sorta di “ipnosi delle realtà sensibili” che ci impedisce di conoscere l’Artefice, pur conoscendone le opere. Già un saggio dell’antichità constatava amaramente già questa difficoltà ad andare oltre le singole regioni del sapere, per cogliere il significato intero.

“Fino a un certo punto ci è possibile conoscere mediante il procedimento causale, assumendo come punti di partenza le nostre stesse sensazioni. Ma quando noi, da queste, passiamo alle stesse realtà supreme e originarie, non possiamo più proseguire nella ricerca delle cause, sia perché non ci sono più cause ulteriori, sia per la debolezza nostra, per così dire, a guardare le cose che sono più luminose”. (Teofrasto, Metafisica VIII 9b,8-13)

 Di questa debolezza a guardare “le cose che sono più luminose” noi tutti oggi soffriamo, poiché di fronte a possibilità offerte al nostro potere, che sono in grado di porre le mani sulla struttura stessa della fonte della vita, non sappiamo più che dire: restiamo paurosamente muti. Esiste nello spirito umano come una sorta di “matrimonio” fra scienza e sapienza. E’ a causa di esso che la persona umana è capace di orientare ogni nostra ricerca scientifica al vero bene della persona umana, conosciuto dalla sapienza. Quando questo vincolo si spezza, l’uomo può continuare ad accrescere le sue conoscenze scientifiche, ma avrà smarrito il significato ultimo del suo sapere.

2. “Voi siete la luce del mondo ...”. Certamente, una grande trasformazione ha investito l’Università. Un tempo per “università” s’intendeva una comunità di ricercatori di verità; mentre oggi il termine viene sempre più adoperato per designare un’insieme di istituzioni che offrono una grande varietà di programmi poco o affatto coordinati fra loro. “Gli studi e la ricerca universitari, anche nelle istituzioni tradizionali, si concentrano sempre più sulle scienze e sulla tecnologia, e ciò per ragioni diverse, non ultimo certamente il fattore finanziario. Di conseguenza, l’università è raramente concepita come orientata alla formazione integrale degli studenti, ma piuttosto come strumento per preparare una carriera. Specializzazione e professionalizzazione ne sono le norme, mentre i problemi di valore e l’educazione delle persone non ricevono se non scarsa o nessuna attenzione”.
 Dobbiamo semplicemente rassegnarci a questa situazione? Non è possibile cercare una nuova sintesi, nella nostra Università, fra l’idea sua originaria pensata dal Papa Innocenzo che l’ha voluta e le nuove esigenze e richieste? In che modo e misura la nostra Università potrebbe diventare veramente come “la città collocata sul monte”? cioè un punto di riferimento essenziale per ogni domanda di senso nella nostra città? il luogo dove si celebra il matrimonio fra scienza e sapienza? Non dobbiamo rassegnarci al fatto che il giovane lasci fuori dell’Università le domande ultime sul senso del vivere, pensando che non sarà in essa che vi troverà risposta. E’ forse questa la sfida che vi viene oggi lanciata. Il Signore vi dia la forza di raccoglierla.