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VEGLIA DI PENTECOSTE
Basilica di S. Giorgio
2 giugno 2001

1. Siamo uniti in preghiera questa sera vivendo e come riproducendo nella nostra Chiesa la stessa storia vissuta dagli apostoli e da Maria, dopo l’Ascensione del Signore. Essi, come scrive Atti degli Apostoli, "ritornarono a Gerusalemme … erano assidui e concordi nella preghiera .. con Maria, la madre di Gesù" [1,12a.14]. Anche noi, dopo aver celebrato in modo straordinario il mistero dell’Incarnazione del Verbo durante l’Anno Santo, questa sera abbiamo voluto essere in preghiera con Maria, per invocare lo Spirito Santo. Per chiedere allo Spirito Santo che guidi e spinga colla sua forza la nostra Chiesa "a prendere il largo": il Vescovo coi sacerdoti e diaconi, le persone consacrate a Cristo nella verginità per il Regno, gli sposi e i genitori, i nostri giovani [le sentinelle del nuovo millennio], associazioni e movimenti ecclesiali.

Il nostro "prendere il largo" deve partire da una certezza: lo Spirito Santo dimora nella nostra Chiesa, come in ogni Chiesa, colla stessa pienezza con cui dimorò nella Chiesa apostolica. Da parte del Signore Risorto l’effusione del suo Spirito è senza misura e non è in una Chiesa più, e meno altrove. Ciò che varia, purtroppo, è la corrispondenza, è la docilità dei fedeli all’azione dello Spirito Santo.

Questa certezza deve farci gustare una gioia che niente e nessuno possa toglierci: è la stessa gioia di Cristo che è in noi e può giungere alla pienezza [cfr. Gv 15,11]. La consapevolezza della nostra indocilità non deve impedirci di rassicurare il nostro cuore, "qualunque cosa esso ci rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa" [1Gv 3,20].

Ma noi, celebrando la prima veglia di Pentecoste del terzo millennio e la prima dopo l’Anno Santo, questa sera vogliamo riscoprire più profondamente l’azione dello Spirito Santo nella nostra Chiesa e nel cuore dei discepoli.

2. L’azione originaria, fondante, che lo Spirito Santo compie nella nostra Chiesa [come in tutta la Chiesa di Cristo] è quella di farla essere in Cristo e di far essere Cristo in essa. E’ per opera dello Spirito Santo che la nostra Chiesa è in Cristo e Cristo è nella nostra Chiesa. Vogliamo questa sera contemplare questa reciproca immanenza, questa unione sponsale nella quale ciascuno di noi è stato generato alla vita eterna, e che è costituita intimamente dallo Spirito Santo. Noi vediamo della Chiesa tutto ciò che è fatto dalla stessa stoffa di cui è fatto il mondo. Ma noi crediamo che in essa il Padre compie il so disegno di salvezza: far vivere l’uomo della stessa vita di Cristo per mezzo dello Spirito. Credere la Chiesa significa percepire la realtà profonda e il significato di ciò che vediamo in essa fisicamente. Scrive il Vaticano II: "come la natura assunta serve al Verbo divino da vivo organo di salvezza, a lui indissolubilmente unito, così in modo non dissimile l’organismo sociale della Chiesa serve allo spirito di Cristo, che la vivifica, per la crescita del corpo (cfr. Ef 4,16)" [Cost. dogm. Lumen gentium 8,1].

La nostra Chiesa deve prendere coscienza più viva del suo "dimorare in Cristo", divenendo sempre più una Chiesa eucaristica e una Chiesa orante e contemplante.

3. Dopo l’ultima Cena, Gesù disse ai suoi discepoli: "In verità, in verità vi dico, anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre" [Gv 14,12]. Lo Spirito Santo ci fa dimorare nel Signore risorto perché possiamo compiere le oepre di Cristo. Siamo resi capaci di esercitare un’attività che Gesù non esita ad identificare colla propria. Non nel senso che la nostra azione cercherà di modellarsi sulla sua, ma perché mediante lo Spirito il Risorto stesso è il vero principio del nostro agire. La missione di Cristo, il suo atto redentivo ormai perfettamente compiuto mostrerà storicamente la sua efficacia in questo tempo ed in questo luogo attraverso la nostra azione, se vivremo dello Spirito Santo e cammineremo secondo lo Spirito. Anzi ne farà di più grandi. Tocchiamo qui la ragione ultima del nostro essere in Cristo.

L’unica opera, in sostanza, compiuta da Gesù è stata il dono della vita eterna fatta all’uomo. Di qui l’insistenza di Cristo nel dire che le sue opere gli erano donate dal Padre [cfr. Gv 5,36; 9,3; 10,25]. Attraverso noi suoi discepoli il Cristo porta a termine la sua opera, l’opera del Padre.

Questa Veglia ci prepara alla prima Pentecoste del nuovo millennio: oh se noi partissimo, noi Chiesa di Ferrara-Comacchio, da questa Pentecoste così radicati in Cristo e guidati dallo Spirito Santo da compiere le opere che Cristo compie! Partire da questa Pentecoste in modo da percorrere la via della Chiesa: l’uomo, l’uomo visto nella sua verità intera, chiamato alla pienezza della vita. Il primato della persona è il principio strutturale della Chiesa, nel senso che l’opera del Redentore, attualizzata dallo Spirito, non lascia mai in secondo piano la singola e concreta persona umana. Rilevante ai fini della salvezza è solo ciò che può accadere in rapporto alla persona concreta. La ragione d’essere ultima di tutta la Provvidenza divina, dall’atto creativo fino all’atto ultimo, è che "l’uomo aderisca a Dio" [cfr. S. Tommaso d’A., Summa contra gentes III, capp. CXIII e CXVI]. Alla fine resterà solo l’universo delle persone.

4. Lo Spirito Santo ci conduce a compiere le stesse, la stessa opera di Cristo attraverso i doni che Egli dona ai credenti. E’ infatti attraverso di essi che lo Spirito ci guida in un modo non semplicemente umano: i doni sono quelle disposizioni che ci rendono pronti a ricevere la mozione dello Spirito Santo. Noi siamo qui questa sera per chiedere l’abbondanza di questi doni: è la guida dello Spirito, la sorgente ultima della vita vera della Chiesa. Mi piace concludere con un testo del Crisostomo.

"Se non vi fosse lo Spirito Santo, non potremmo dire Signore Gesù. Nessuno infatti può dire Signore Gesù, se non nello Spirito Santo (1Cor 12,3).

Se non ci fosse lo Spirito Santo, noi fedeli non potremmo invocare Dio: infatti diciamo: Padre nostro, che sei nei cieli (Mt 6,9; Lc 11,2). Dunque, come non potremmo chiamarlo Signore, allo stesso modo non potremmo chiamarlo neppure Dio Padre. Da dove si evince questo? Risulta da ciò che dice lo stesso Apostolo: e che voi siete figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei vostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre (Gal 4,6)! Perciò, quando lo chiami Padre, ricordati che sei stato reso degno di rivolgerti a Lui così, perché a muovere il tuo animo è lo Spirito Santo.

Se non ci fosse lo Spirito Santo, non ci sarebbe nella Chiesa il linguaggio della sapienza e della scienza, perché: A uno viene concesso dallo Spirito il linguaggio della sapienza; a un altro invece, per mezzo dello stesso Spirito, il linguaggio di scienza (1Cor 12,8).

Se non ci fosse lo Spirito Santo, nella Chiesa non ci sarebbero pastori e dottori, in quanto anch’essi sono fatti per mezzo dello Spirito, come appunto dice Paolo: [Vegliare su voi stessi e su tutto il gregge], in mezzo al quale lo Spirito Santo vi ha posti come pastori e vescovi [a pascere la Chiesa di Dio] (At 20,28). Vedi che anche questa avviene per mezzo dello Spirito?

Se non ci fosse lo Spirito Santo in questo comune Padre e dottore [il vescovo Flaviano], quando poc’anzi è salito su questo altare e a tutti voi ha dato la pace non avreste tutti insieme acclamato, dicendo: "E con il tuo Spirito"; per questa ragione non soltanto gli rispondete così quando sale qui, quando vi parla e quando prega per voi, ma anche quando assiste a questa sacra mensa e sta per offrire il tremendo sacrifico. Ciò che dico lo comprendono bene quelli che già sono iniziati [ai divini misteri]. Egli non tocca le offerte deposte sulla mensa, se prima non ha chiesto al Signore la grazia per voi e se prima voi non avete acclamato: "E con il tuo Spirito". Con questa risposta, infatti, ricordare a voi stessi che colui che presiede non opera niente e che i doni posti sulla mensa non appartengono nella loro perfezione alla natura umana, ma che a compiere quel mistico sacrifico è la grazia dello Spirito, grazia che è presente e che scende su ogni cosa. Anche se chi è presente è un uomo, tuttavia è Dio che opera per suo tramite. Perciò, non badate alla natura dell’uomo che vedi, ma considera la grazia invisibile: di ciò che si compie su questo santo altare non vi è nulla di umano! Se non ci fosse lo Spirito Santo, non ci sarebbe la Chiesa, e se c’è la Chiesa, vuol dire che c’è lo Spirito Santo."