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S. Messa per la campagna contro la fame
Cattedrale 1 dicembre 2000

1. "Afferrò il dragone, il serpente antico – cioè, il diavolo, satana…– perché non seducesse più le nazioni". Carissimi fratelli e sorelle, durante questa settimana che chiude l’anno liturgico, la Chiesa ci ha invitato a riflettere sulla fine e sul fine del tempo e della storia. Non per offrire facili evasioni dal nostro faticoso mestiere di vivere o per rispondere a vane curiosità, ma per poter avere un’intelligenza vera dei giorni presenti. Ed è in aiuto a questa intelligenza che viene oggi sia la lettura profetica sia la pagina evangelica.

Nella lettura profetica la salvezza viene in primo luogo descritta negativamente nei termini di imprigionamento di Satana, definito come colui che seduce le nazioni. Questa parola richiama subito un’altra pagina della S. Scrittura, quella nella quale Gesù annuncia la venuta dello Spirito Santo perché convinca il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio [cfr. Gv 16,7s]: "quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato". Dal confronto di queste due pagine bibliche abbiamo la chiave di lettura più profonda della storia umana.

Essa è l’incrocio, nel cuore di ogni uomo, fra la seduzione del Satana e l’opera di convincimento, di testimonianza resa dallo Spirito a Cristo crocefisso e risorto. La nostra libertà è come percorsa da questa duplice forza. Certamente esse non hanno lo stesso vigore: la seduzione del Satana non può entrare nel sacrario più intimo della nostra persona, mentre la testimonianza dello Spirito risuona dentro al nostro cuore. Ma l’uomo è collocato dentro a questo scontro.

La seduzione del Satana, come è chiaro fin dalla prima pagina biblica, consiste nell’allontanare l’uomo dalla verità contenuta nella parola che Dio gli rivolge attraverso la sua coscienza morale ed attraverso il suo Verbo fatto uomo. E l’uomo che diventa estraneo alla verità, costruisce un mondo ed una società nella quale ciascuno è estraneo all’altro: mera coesistenza istituzionalizzata di egoismi opposti. La Sorgente della Verità e dell’Amore non irriga più la terra dell’uomo. La fame nel mondo ne è un esempio tragico.

Possiamo quindi comprendere che cosa significhi veramente quel convincere il mondo "quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato incatenato". Esso consiste in un duplice dono: il dono della verità nella nostra coscienza e il dono della certezza che Dio ci ama e ci ha redenti in Cristo.

Tutta la storia umana, quella nostra personale e quella della nostra città, quella della nostra nazione e dei popoli, trova in questo scontro la sua spiegazione ultima. La parola di Dio ci offre la visione realistica del mondo in cui viviamo: "mondo certamente posto sotto la schiavitù del peccato, ma liberato da Cristo crocefisso e risorto, con la sconfitta del Maligno, affinché, secondo il disegno di Dio, sia trasformato o giunga al suo compimento" [Cost. past. Gaudium et Spes 2].

Voi questa sera avete voluto porre un gesto profetico che vuole evidenziare quale è il frutto della testimonianza che lo Spirito rende a Cristo nei nostri cuori: il frutto della carità, sola forza capace di vincere la seduzione di Satana. Siate benedetti nella vostra testimonianza!

2. "Guardate il fico e tutte le piante; quando già germogliano capite da voi stessi che ormai l’estate è vicina". La lettura della storia che la parola di Dio ci aiuta a compiere, non è una visione trionfalistica, ma è un invito alla vigilanza, all’attenzione a ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi. Esistono già ora i segni dentro al nostro vivere quotidiano che fanno già presagire l’incatenamento di Satana, la vittoria della testimonianza dello Spirito e il sorgere della nuova terra e dei nuovi cieli. Come i primi germogli del fico annunciano che l’inverno è passato e l’estate è vicina: i "primi germogli" della nuova Gerusalemme sono i martiri "decapitati a causa della testimonianza di Gesù"; e coloro che non hanno accettato di essere marchiati dalla bestia: che non si sono inginocchiati ai potenti; sono le vergini consacrate che fanno della loro persona un olocausto di amore; sono i nostri missionari che annunciano la salvezza donata all’uomo; sono i nostri sacerdoti nel loro quotidiano ministero, soprattutto chi dona testimonianza di vicinanza ai poveri; sono i nostri sposi che vivono nella santità la loro comunione indissolubile di amore. E siete anche voi colla vostra testimonianza di carità.

Nessuno di noi possiede la forza di aprire il libro chiuso con sette sigilli dove è scritta la fine dei tempi, ma abbiamo ricevuto dallo Spirito Santo la forza di guardare con speranza ciò che accade: "il cielo e la terra passeranno", dice il Signore "ma le mie parole non passeranno".