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SOLENNITA’ DI TUTTI I SANTI 1999
Ordinazione dei diaconi permanenti

1. "Concedi al tuo popolo, per la comune intercessione di tanti nostri fratelli, l’abbondanza della tua misericordia". Abbiamo pregato così questa sera: abbiamo accompagnato la nostra preghiera alla "comune intercessione di tanti nostri fratelli". Chi sono? Sono tutti i santi che stanno in piedi davanti al trono di Dio e davanti all’Agnello.

La fede cristiana non finisce mai di stupirci, di sorprenderci. Molti, la stragrande maggioranza di questi nostri fratelli non sono stati da noi conosciuti personalmente, moltissimi hanno vissuto in tempi e luoghi lontanissimi da ciascuno di noi. Eppure, questa sera la S. Chiesa mi ha detto: "unisci la tua povera preghiera alla comune intercessione di tanti tuoi fratelli, per ottenere ciò di cui hai bisogno assoluto: l’abbondanza della misericordia di Dio". Siamo come presi da uno spavento: come è possibile che uomini da noi mai conosciuti possano avere una tale influenza su ciò che appartiene all’esperienza più intima di ciascuno di noi, il rapporto con Dio?

La fede ci insegna che questo rapporto, spezzato dal peccato, è stato ricostruito da Cristo ed in Cristo: "la salvezza appartiene … all’Agnello". Ma ormai Cristo non è più separabile dai suoi, dalle sue membra. Certamente, possiamo distinguere ciò che è di Cristo e ciò che è dei suoi discepoli. Ma mai si può separare: un solo mistero ci lega, una sola vita viviamo, ed è la vita stessa di Cristo, del Cristo che Agostino chiamava "totale". L’apostolo ci ha appena detto: "carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente". Non si può essere figli di Dio se non si partecipa realmente della vita stessa di Cristo, l’unico figlio naturale del Padre. Proprio per questo, se ciascuno di noi vive una sua propria e personale unione con Gesù e non può non viverla se è cristiano, così vive e non può non viverla, una misteriosa ma reale unione con tutti i santi, dal momento che ciascuno di essi vive della stessa vita di cui vive ciascuno di noi: la vita di Cristo in Cristo. Certamente, noi viviamo in una condizione nella quale "quello che saremmo non è stato ancora manifestato", ed i santi sono già perfettamente simili a Dio perché lo vedono già come è. Ma questa diversa modalità dell’esistenza non distrugge l’identità della vita a cui partecipiamo. In fondo, questo è il mistero della "comunione dei santi". Questa non è pensabile senza la nostra comune inserzione nello stesso Cristo. Ed è precisamente questa che ci unisce tutti fra noi. Non è l’unione che deriva dall’avere lo stesso temperamento, dall’abitare nello stesso luogo, dal vivere nello stesso tempo: questo sarebbe solo un’unione morale. Ma l’unione di cui sto parlando è un’unione nell’essere: siamo un solo corpo, uno spirito solo. Lo diremo fra poco nella preghiera eucaristica: "dona la pienezza dello Spirito Santo, perché diventiamo in Cristo un solo corpo ed un solo spirito". E’ un’unione nell’essere: impossibile separarci. O per essere più preciso: è impossibile, per i santi separarsi da noi, perché non possono separarsi da Cristo. Noi possiamo separarci, perché possiamo sempre ricadere nel deserto della nostra egoistica solitudine: posso rifiutare la comunione dei santi. Ma nel momento in cui accolgo di essere unito a Cristo, per ciò stesso accolgo di essere unito a tutti i santi del cielo.

Oh fratelli e sorelle, che cosa straordinaria è questo avvenimento della comunione dei santi! Puoi passare la tua intera vita senza che nessuno si accorga di te: ma la tua vita ha le stesse dimensioni del Corpo mistico di Cristo. Tu sei nella comunione con tutti i santi. Ogni membro non vive che della vita dell’intero corpo. E questa sera possiamo fare affidamento sulla preghiera di ciascuno di essi e di tutti.

2. E’ all’interno di questo invisibile mistero, di questa realtà che si capisce anche il santo sacramento del diaconato che fra poco conferirò a questi nostri tre fratelli.

Quando l’uomo riceve i doni della grazia, vive una singolare esperienza. Essi sono sentiti come dotati di un’assoluta gratuità che escludeva nell’uomo qualsiasi diritto a riaverli, ma nello stesso tempo egli trova in questi doni la risposta ai suoi desideri più profondi e più veri: realizzano interamente la sua umanità.

Il mistero della comunione di cui vi ho parlato prima, è la realizzazione gratuitamente sovrabbondante del desiderio dell’uomo di uscire dalla sua solitudine: "non è bene che l’uomo sia solo", aveva detto il Creatore fin dal principio. La pienezza dell’essere la persona umana la trova solo nella comunione di vita con le altre persone umane. "Anzi, il Signore Gesù, quando prega il Padre perché "tutti siano una cosa sola, come io e tu siamo una cosa sola", aprendoci prospettive inaccessibili alla ragione, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nell’amore" [Cost. Past. Gaudium et Spes 24,4]. L’opera della grazia consiste nel far entrare dentro al mondo umano la stessa vita trinitaria.

Di quest’opera il diacono è ministro, chiamato come è ad essere ministro della carità di Cristo: chiamato a far dimorare nei rapporti umani, la verità dell’amore. Ad essere costruttori della civiltà dell’amore. Già consacrati come siete dal santo sacramento del matrimonio, che è la forma originaria di ogni comunione interpersonale, sarete ora consacrati ad estendere questa stessa "comunione dei santi" dentro a quelle comunità umane nelle quali già vi pone la vostra professione e nelle quali la Chiesa vi chiederà di esercitare il vostro ministero. Siete i servi della carità.

La gioia che oggi Iddio ci dona di contemplare il mirabile mistero della comunione dei santi e di elevare alla dignità di servitori della medesima questi nostri tre fratelli, ci renda tutti più radicati nella carità di Cristo che sorpassa ogni conoscenza.