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OMELIA DI OGNISANTI IN CATTEDRALE
1 novembre 1997

1. “Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente”. L’invito dell’apostolo a posare il nostro sguardo contemplativo sul “grande amore” che “ci ha dato il Padre”, ci porta immediatamente a considerare la sorgente ultima della santità cristiana. Essa non è il risultato dello sforzo morale dell’uomo, ma la risposa ubbidiente all’amore del Padre. E’ importante che apprendiamo una differenza essenziale fra l’amore del Padre  e l’amore di una creatura. Mentre l’amore con cui noi amiamo una persona è suscitato in noi dalla presenza vera o presunta di una particolare qualità nella persona amata, l’amore che ci ha dato il Padre non è suscitato in Lui da nostre qualità preesistenti: esso nasce in modo del tutto gratuito. Egli ci ama cioè non perché siamo buoni, ma siamo buoni perché ci ama con un amore che è creativo in noi del bene. Quale bene? “per essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente”. Ecco con quale amore il Padre ci ha amati! Egli ci ha amati collo stesso amore con cui ama il suo Figlio unigenito, “predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” (Ef. 1,5). Infatti, “quelli che Egli ha da sempre conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché Egli sia il primogenito di molti fratelli” (Rom 8,29). La santità cristiana consiste nella realizzazione piena di questo progetto che il Padre ha su di noi: renderci pienamente conformi a Cristo. E i santi sono la presenza viva e permanente di Cristo in mezzo a noi. Il Cristo, che rimane con noi ma nella sua gloria è invisibile al mondo, in essi si rende visibile.
 Nella prima lettura si parla di “una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua ... avvolti in vesti candide”. Poiché ognuno di noi è chiamato ed è veramente figlio del Padre, predestinato ad essere pienamente conforme all’immagine del Figlio suo unigenito, ogni battezzato è chiamato alla santità: i santi non sono un élite privilegiata. La santità è la nostra comune vocazione, è il nostro destino. Chiamati dal Padre, non “in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia” (Tit. 3,5), e resi partecipi della sua stessa vita, dobbiamo con la grazia dello Spirito Santo, portare a perfezione questa santità ricevuta in dono. L’apostolo pertanto ci ammonisce di vivere “come si conviene a santi” (Ef. 5,3), di rivestirci “come si conviene a eletti di Dio, santi e prediletti, di sentimenti di misericordia, di bontà, di umiltà, di dolcezza e di pazienza” (Col. 3,12).
 E’ importante, fratelli e sorelle, che oggi comprendiamo bene questo fondamentale insegnamento della nostra fede: la santità non è esclusiva appartenenza di un particolare stato di vita. Tutti coloro che credono in Cristo, di qualsiasi stato o rango, sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione dell’amore. Infatti, al di sopra si ogni differenza, nei vari generi di vita la santità a cui tutti siamo chiamati è una sola: la pienezza perfetta dell’amore. E’ questa la nostra grande dignità.

2. La festa odierna ci dona anche una grande consolazione spirituale: come dice la preghiera liturgica odierna i santi che già hanno raggiunto la patria celeste, sono i nostri amici.
 “Nella vita spirituale cristiana i santi sono i fratelli maggiori che ci portano per mano, sono gli amici che ci accompagnano nel cammino. Non ci manca mai il loro amore. Conoscono le nostre debolezze, non si scandalizzano di noi, non si stancano, sono sempre pronti ad aiutarci, ci confortano, ci danno fiducia. Se li conosceremo, non potremo più dimenticarli” (D. Barsotti). E’ importante dunque che essi non siano assenti dalla nostra esistenza quotidiana: li dobbiamo conoscere, li dobbiamo amare, li dobbiamo pregare. Ciascuno secondo le sue preferenze. Nella loro umiltà sono più necessari per la nostra società dei politici, degli scienziati, dei filosofi, dei teologi. Nella notte che ci circonda, nel deserto di significato che preme dentro, nella tristezza del cuore che ci pervade, essi sono semplicemente la luce vera di Cristo che ci insegnano come camminare nella vita, poiché semplicemente ci insegnano come si ama. Forse tanta incertezza è scesa nel nostro cuore anche per questo: non viviamo più nella compagnia dei santi. La Chiesa è questa immensa comunione di amore che vince ogni distanza di tempo e di spazio: in Cristo con tutti i nostri fratelli santi.