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SOLENNITA' DI TUTTI I SANTI
Ferrara / Certosa
1 novembre 2000

1. "Dopo ciò, apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua". Stiamo vivendo un’esperienza di fede che racchiude in sé la nostra intera vicenda umana. La liturgia in onore di tutti i santi che stiamo celebrando ci apre gli occhi sulla nostra destinazione finale, la santa Gerusalemme del cielo. Ma questa celebrazione viene compiuta in un camposanto come preghiera di suffragio, illuminando così l’enigma oscuro della morte. E viene compiuta da noi ancora viventi di una vita che sappiamo essere non quella definitiva. Ecco dunque che questa Liturgia ci apre gli occhi sulla triplice modalità che può assumere la nostra esistenza: quella "trionfale" della vita eterna; quella "sofferente" proprie della condizione dei defunti nel Purgatorio; quella "pellegrinante" propria di chi, come noi, dimora ancora nel tempo. Pellegrina – sofferente – gloriosa: tre segmenti di una stessa linea, la linea della nostra esistenza.

Il fatto che la Chiesa oggi ci inviti a contemplare la vita eterna dei santi non ha lo scopo di farci evadere per qualche momento dal peso delle nostre faccende feriali. Noi oggi sappiamo quale è il nostro destino finale: la ragione per cui siamo stati creati. Oggi "sappiamo … che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a Lui perché lo vedremo così come Egli è". La nostra visione di Dio, la vita in comunione con Lui è la ragione per cui siamo stati chiamati all’esistenza: è l’eredità che ci aspetta. E quando diciamo "visione di Dio" intendiamo sguardo amoroso nel volto del Padre. E’ comunione di vita fra Dio e l’uomo. Nella vita eterna del Paradiso, Dio e l’uomo non stanno di fronte in una condizione statica, ma si immergono l’uno nell’altro nella più stretta intimità dell’amore. "La visione di Dio è un atto d’amore illuminato dall’intelletto e un atto dell’intelletto infiammato dall’amore" [M. Schmaus, Le ultime realtà, Ed. Paoline, Alba 1960, pag. 482].

Quest’eredità ci è stata assicurata dal fatto di "essere chiamati figli di Dio e lo siamo realmente". La vera vita, quella eterna, inizia già dentro al tempo poiché "noi fin da ora siamo figli di Dio", anche se "ciò che saremo non è stato ancora rivelato". Il nostro essere figli di Dio, già fin da ora partecipi – come scrive l’apostolo Pietro – della stessa natura divina, fa sì che siamo già pellegrini verso la vita eterna: la vita di grazia è l’inizio della vita eterna; la vita eterna è la pienezza della vita di grazia.

Ma la visione del volto del Padre viene permessa solo a coloro che si danno a Dio senza riserva: "chiunque ha questa speranza" la speranza cioè di vivere nella pienezza eterna della visione di Dio "purifica se stesso, come Egli è puro". Si domanda infatti il salmista: "chi salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mano innocenti e cuore puro". Cioè: chi è puro nelle intenzioni e giusto nelle opere, "questi otterrà benedizione dal Signore".

2. Alla luce di queste certezze di fede, chi illuminando la nostra destinazione futura con ciò stesso diventano guida del nostro pellegrinaggio terreno, possiamo avere una qualche comprensione della condizione dei defunti bisognosi della nostra preghiera di suffragio.

La parola di Dio ci ha appena insegnato che solo chi ha mani innocenti e cuore puro salirà il monte del Signore. "Fra le migliaia che ogni giorno compiono il passo dal tempo all’eternità, solo pochi sono quelli penetrati di Dio fino nelle ultime fibre della loro vita e del loro essere… La maggioranza degli uomini, anche se finiscono la vita in un atteggiamento di dedizione a Dio, sono ricoperti di mancanze e di macchie … Essi abbisognano di una purificazione" [M. Schmaus, op. cit., pag. 391]. Nel suo amore Dio offre a queste persone la possibilità di purificarsi dopo la morte. Questa possibilità, nel linguaggio della Chiesa, si chiama purgatorio. Esso quindi non è un luogo; è la condizione in cui si trovano i defunti che, morti nella grazia di Dio, hanno ancora bisogno di essere purificati.

Orbene, la fede ci insegna anche che noi possiamo aiutare efficacemente i defunti che si trovano nella condizione del purgatorio, a modo di suffragio. Ciò deriva dal fatto che tutti coloro che sono uniti a Cristo, sono intimamente uniti anche tra loro, e possono reciprocamente aiutarsi. Anche le anime purganti vengono raggiunte dall’amore dei fratelli e delle sorelle ancora pellegrinanti sulla terra: la morte non distrugge, ma perfezione la comunione fondata in Cristo.

E così, fratelli e sorelle, viviamo oggi nella pienezza del mistero della Chiesa, della nostra unione in Cristo: coi fratelli e sorelle che "sono passati attraverso la grande tribolazione" e vedono il Dio uno-trino; coi fratelli e sorelle che si sono addormentati nella pace di Cristo e chiedono di essere aiutati dalla nostra preghiera di suffragio. Siamo il corpo di Cristo, siamo la sua santa Chiesa!