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FESTA DEL LAVORO
Cattedrale di Ferrara
1 maggio 2001

1.
"Non è Egli forse il Figlio del carpentiere?". Fra i tanti titoli con cui noi indichiamo Gesù Cristo, questo è forse il più singolare: "il Figlio del carpentiere". Singolare, perché esso connota la condiscendenza divina spinta fino all’estremo. Il Verbo, Dio come il Padre che lo genera nell’eternità, facendosi uomo ha voluto lavorare in un lavoro umile e povero. Egli ha voluto condividere, fare proprie tutte le nostre esperienze umane, quindi anche il lavoro

Ciò che è stato assunto è stato salvato, amavano ripetere i Padri della Chiesa, quando parlavano dell’incarnazione del Verbo. Con quell’affermazione essi esprimevano una certezza di fede, centrale nel credo cristiano. L’uomo, la sua vita concreta e quotidiana, tutte le esperienze che fanno la biografia di ogni uomo, a causa del fatto che sono state fatte proprie dal Verbo, non sono più come prima. Facendosi uomo, il Verbo di Dio si è unito in un certo senso con ogni uomo. E in forza di questa unione, tutto ciò che è umano è stato salvato. Anche il lavoro.

Ma allora il lavoro umano ha bisogno di salvezza: salvato da che cosa? Il male, il pericolo in cui versa il lavoro dell’uomo è stato spesso indicato colla parola "alienazione". Cioè, il rischio che l’uomo corre è che il suo lavoro, per così dire, sia considerato solo come una pura forza di produzione o una "merce" da porre sul mercato: il che accade inevitabilmente nelle società occidentali. Quantunque non manchino elementi di verità in questa analisi dei rischi umani cui è esposto il lavoro nella società attuale, essa tuttavia non coglie il bisogno di redenzione alla sua origine.

Siamo profondamente istruiti al riguardo dalla parola di Dio che abbiamo ascoltato nella prima lettura: essa esprime le verità fondamentali intorno all’uomo e al suo lavoro. "Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza… siate fecondi e moltiplicatevi e riempite la terra e dominatela". Sono queste parole che ci svelano l’essenza stessa del lavoro umano in quanto umano.

L’uomo è immagine di Dio. E’ in questo singolare rapporto col suo Creatore che si fonda la dignità incomparabile di ogni persona, l’essenziale diversità e superiorità della persona umana nei confronti di ogni altra creatura. Ma l’uomo è immagine di Dio, tra l’altro, per il mandato ricevuto dal suo Creatore di soggiogare, di dominare la terra: cioè lavorare.

Esiste dunque una connessione molto intima fra la (dignità della ) persona umana e il suo lavoro, dal momento che esso è uno dei modi fondamentali in cui si esprime il suo essere "ad immagine di Dio". Chiamiamo questa connessione fra la persona e il suo lavoro il valore etico del lavoro stesso. Questo, certo, ha un valore economico [di produzione]; ha un valore sociale. Ma il suo valore più profondo gli deriva dal fatto che esso è compiuto da una persona e in vista di una persona: il primo fondamento del valore del lavoro è l’uomo stesso, e di conseguenza il lavoro è "per l’uomo".

La vera e più profonda "alienazione" allora è che si sconnetta, che si separi il lavoro dalla persona: è da questa insidia che Cristo ha voluto immunizzare l’uomo, divenendo "il Figlio del carpentiere".

2.
Quando accade questa sconnessione, questa separazione nella società contemporanea occidentale? In linea generale quando ogni volta che in economia si dà un’inversione tra i mezzi e i fini nella vita economico-sociale. Più concretamente. Questa inversione si verifica "nel lavoro, quando è organizzato in modo tale da massimizzare soltanto i suoi frutti o proventi e non ci si preoccupa che il lavoratore, mediante il proprio lavoro, si realizzi di più o di meno come uomo, a seconda che cresca la sua partecipazione in un’autentica comunità solidale, oppure cresca il suo isolamento in un complesso di relazioni di esasperata competitività e di reciproca estraniazione" [Giovanni Paolo II, Lett. Enc. Centesimus Annus 41,22; EE/8,1440].

E’ grande il compito assegnato a chi ha responsabilità nel mondo del lavoro: sindacati, imprese ed autorità civili. Essi sono i custodi di questo primato della persona, la cui dignità si esprime soprattutto nella sua capacità di trascendere se stessa e creare vere comunità umane. Quando un modo di organizzare il lavoro e la società, la produzione e il consumo, rende più difficile tutto questo, allora la società è contro l’uomo.

La sfida con cui siamo tutti confrontati è grande: creare condizioni per un integrale sviluppo della persona umana. Il "figlio del carpentiere" ha reso possibile questo, poiché ciò che da Lui è stato assunto, è stato salvato. Anche il lavoro umano.