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SOLENNITA’ DEL NATALE DI N. S. G. C. 2002
Concattedrale: Messa dell’alba

1. "I pastori dicevano fra loro: andiamo fino a Betlemme". Carissimi fratelli e sorelle, la pagina evangelica narra il primo incontro che l’uomo ebbe col Dio fattosi uomo generato da Maria. Questo primo incontro costituisce come il modello di tutti gli incontri fra l’uomo e Cristo narrati nel Vangelo: anche del nostro incontro col Dio fattosi uomo.

I pastori ricevettero una notizia che a Betlemme era accaduto un fatto: "Oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce che giace in una mangiatoia". I pastori, che erano le persone più insignificanti nel popolo ebraico, hanno capito subito che l’atteggiamento più giusto da tenere di fronte a quella notizia così sorprendente, era quello di andare; di andare a vedere.

Nei confronti dell’annuncio cristiani gli uomini si dividono in tre categorie: coloro che né ascoltano né "vanno a vedere"; coloro che ascoltano, vanno a vedere e non trovano; coloro che, come i pastori, ascoltano, vanno a vedere e trovano. I primi sono irragionevoli ed infelici; i secondi sono ragionevoli ed infelici; i terzi, i pastori, sono ragionevoli e felici.

"Andarono dunque senza indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia". Carissimi fedeli, è questo il centro di tutta la narrazione evangelica. Che cosa chiede il cristianesimo all’uomo, in primo luogo? Non di verificare la verità di una dottrina che gli viene insegnata; non di obbedire ad un codice morale che gli viene proposto da osservare. E’ un fatto che gli viene chiesto di vedere, di toccare, di ascoltare: il fatto di Dio che fattosi uomo, diviene visibile, udibile. I pastori "trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia". Era di quel bambino che essi aveva sentito dire dall’angelo: "oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore". I pastori riconobbero che Lui era il Mistero fattosi carne; che quel bambino di nome Gesù era la Carne del Mistero.

Vedete, carissimi fedeli, se il cristianesimo fosse in primo luogo una dottrina, essa potrebbe – come ogni dottrina – essere discussa, accettata o rifiutata, in parte accettata ed in parte rifiutata. Ma di fronte ad un fatto accaduto c’è poco da discutere ["andarono … senza indugio"]: o lo si riconosce o non lo si riconosce. Né può esserlo in parte sì ed in parte no: il fatto è davanti a noi nella sua ostinata presenza. Non solo, se il cristianesimo fosse una dottrina religiosa, di solito una dottrina è difficile: esige almeno un minimo di istruzione. Un fatto invece è davanti a tutti, colti ed ignoranti: basta aprire gli occhi. La proposta cristiana si rivolge ad ogni uomo.

E qui, carissimi fratelli e sorelle, scopriamo una delle principali radici dell’incredulità dell’uomo di fronte al mistero del Natale: di fronte al fatto cioè che Dio si è fatto uomo iniziando la sua vicenda umana come noi, facendosi bambino. Un bambino non può essere Dio! Troppo debole, troppo povero, troppo esposto: l’infanzia di Dio diventa "pietra d’inciampo" per chi ha già deciso in anticipo come Dio deve o non deve essere. La propria ragione diventa la misura della realtà. E’ l’esatto opposto dell’attitudine dei pastori. Qui – pensarono – c’è poco da discutere; la prima cosa da fare è andare a vedere se la notizia è vera o falsa.

2. "I pastori … se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto". Che cosa avviene nella persona umana che incontra Dio fattosi uomo? Egli certo deve "tornare": deve riprendere la sua vita di sempre. I pastori ritornano alle loro pecore da pascolare; alla loro moglie e ai loro figli da mantenere ed educare anche con un lavoro duro e precario; alla loro vita emarginata, povera e disprezzata. Ma allora perché l’incontro fa sbocciare nel cuore dell’uomo cantico di lode e di gloria? Perché quel Bambino, Dio fattosi uomo, era diventato il senso vero della loro vita. In quel Bambino avevano conquistato la certezza che il destino dell’uomo è un destino buono, perché Dio ama l’uomo fino a venire a condividere la vita dell’uomo. Questa certezza è il vero cambiamento dell’uomo: oggi "si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini".