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NATALE 2000
Messa dell’aurora
Concattedrale Comacchio

1. "I pastori dicevano fra loro: andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Carissimi fratelli e sorelle, la decisione dei pastori di andare fino a Betlemme per vedere l’avvenimento ivi accaduto, esprime in modo completo semplicemente la decisione che anima la vita cristiana.

Che cosa è il cristianesimo? È "questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere", accaduto a Betlemme duemila anni orsono. I pastori non vanno ad ascoltare un maestro: vanno a costatare un fatto. Quale fatto? È descritto nel modo seguente: "trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia", conformemente a quanto l’angelo aveva loro detto: "troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". E di lui sempre l’angelo aveva svelato la vera identità: "oggi è nato nella città di Davide un salvatore che è Cristo Signore". Dunque, questo è l’avvenimento "che il Signore ci ha fatto conoscere": quel Bambino è il salvatore dell’uomo, perché è Dio fatto uomo. I pastori hanno voluto verificare questo fatto.

Il fatto accaduto a Betlemme si pone anche oggi, in mezzo al cumulo di rovine che sempre più copre l’uomo e la società, come "l’ipotesi" più ragionevole da verificare fino in fondo perché la nostra vita non sia vana. Qui non si tratta semplicemente di sapere se Dio esiste o non esiste: si tratta di sapere se Dio si è fatto carne, se ha assunto la precarietà e la fragilità della nostra natura umana, se si è compromesso colla e nella nostra storia. L’angelo non fa ai pastori discorsi buoni ed incoraggianti o pie esortazioni morali. Li invita ad andare a vedere un fatto: "troverete un bambino". La risposta che Dio dona all’uomo, all’uomo che non vuole rassegnarsi ad essere schiavo ed a vivere invano, è una risposta in carne ed ossa: "trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva in una mangiatoia". Ecco la risposta di Dio all’uomo!

Che cosa suscita nel cuore dell’uomo che accoglie questa risposta? La narrazione evangelica la descrive nel modo seguente: "i pastori poi se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro". L’incontro col Dio fatto uomo non distoglie l’uomo dalla sua vita: non è evasione dalla vita. I pastori se ne tornarono a continuare il loro lavoro di prima: ma non era più come prima. Era accaduto nella loro coscienza un cambiamento radicale: erano stati come nuovamente creati e riespressi nella loro umanità. Essi infatti "se ne tornarono, glorificando e lodando Dio": nasce nel cuore dell’uomo la gioia di esistere abbracciati da un Mistero di grazia. Attraverso ciò che hanno udito e visto, hanno conosciuto la piena verità riguardo a Dio. Non più la rassegnazione ad un destino oscuro ed incomprensibile, ma una vita che glorifica e loda Dio per ciò che ha fatto.

Ma l’uomo non scopre solo la verità piena riguardo a Dio, ma – come dice l’apostolo nella seconda lettura – scopre anche la più profonda verità su se stesso: "eredi, secondo la speranza, della vita eterna". L’uomo si scopre non come insignificante frammento di un universo inspiegabile. Si scopre destinato alla vita eterna. Scoprendo che la misura della nostra vita è l’eternità, anche la nostra vita presente è grande ed ha un valore infinito.

I pastori vissero per primi ciò che sarebbe poi accaduto ad altri: nel mistero del Verbo incarnato l’uomo conosce pienamente se stesso e l’incomparabile dignità della sua persona, perché sa finalmente a chi è destinato.

2. "Carissimo, quando si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per uomini". L’apostolo Paolo ci svela la logica intima di "questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere". Perché esso è accaduto? Esso ha una sola spiegazione: l’amore di Dio per l’uomo! Ma c’è qualcosa di sconvolgente in tutto questo. Ciò che muove Dio a porsi in rapporto all’uomo non è il comportamento giusto dell’uomo stesso: "egli ci ha salvato non in virtù di opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia" . Il mistero che oggi celebriamo è la rivelazione che Dio è solo grazia e misericordia.

Carissimi, nella preghiera con cui abbiamo iniziato questa liturgia abbiamo chiesto al Signore "che risplenda nelle nostre opere il mistero della fede che rifulge nel ostro spirito". Il mistero della fede che rifulge nel nostro spirito è l’umanità del Verbo: in essa tu scopri la tua umanità, tu scopri te stesso. Questa scoperta diventi opera, vita nuova.