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NATALE 2000
Messa di Mezzanotte

1. "Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce, su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse". Carissimi fratelli e sorelle, il profeta, come avete sentito, descrive la situazione di un popolo "che camminava nelle tenebre" e "abitava in terra tenebrosa". Questa condizione di oscurità e di schiavitù viene cambiata radicalmente: "vide una grande luce", e il giogo che l’opprimeva viene spezzato.

Che cosa opera questo cambiamento di condizione, dalle tenebre alla luce e dalla schiavitù alla libertà? La nascita di un bambino: "poiché un bambino è nato per noi, ci è dato un figlio".

Se ora riprendiamo la lettura evangelica, noi vediamo che si parla ancora di persone immerse nell’oscurità della notte: "c’erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge". Ed anche a queste persone una luce illuminò la notte, dovuta ad un’apparizione celeste e soprattutto all’ascolto di una notizia: la nascita di un bambino ["troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia"].

Le due pagine bibliche, quella profetica e quella evangelica, descrivono la condizione reale dell’uomo e narrano il fatto che l’ha completamente cambiata.

La condizione dell’uomo. Carissimi fratelli e sorelle, questa notte è propizia per liberarci, almeno per qualche istante, dal potere che ci tiene schiavi. Intendo il potere come quella organizzazione della menzogna, che tende a censurare l’uomo nella sua verità, nella sua vera esigenza, nei suoi connaturati desideri. Liberarci da questo immane potere per porci la domanda più semplice che rimane comunque inestirpabile nel cuore di ogni uomo: di che cosa/ di chi ho bisogno? cioè: per che cosa/ per chi sono fatto? Certamente ho bisogno di un cibo di cui nutrirmi, di un lavoro per assicurarmelo, di una casa in cui abitare, di una donna / di un uomo da amare. Ma tutti questi beni esauriscono il desiderio ultimo del cuore, rispondono al suo grido più profondo? Il desiderio ultimo del cuore non è vivere, ma vivere in modo tale che valga la pena di farlo, che abbia un senso il farlo. Il punto è questo, carissimi fratelli e sorelle: quello del senso della vita, non genericamente, astrattamente inteso. Del senso della vita dentro ad ogni sua circostanza, ad ogni esperienza che la costruisce. La notte di cui parla il profeta è il trovarsi privi di una certezza ultima, di una vera ipotesi interpretativa di ciò che ci accade e di ciò che viviamo. Il giogo della schiavitù di cui parla il profeta è quella di vivere sempre secondo l’opinione della maggioranza prodotta da chi ha potere di persuasione, secondo una piatta uniformità cui poi si attribuisce una presuntuosa originalità.

Il fatto che ha cambiato la nostra condizione. La pagina profetica e la pagina evangelica ci dicono che la domanda dell’uomo, dell’uomo che desidera una vita vera interamente, è stata ascoltata: ha ricevuto una risposta. Quale? Questa: "un bambino è nato per noi", dice il profeta; e il Vangelo: "troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia". Non è una risposta teorica: è una Risposta in carne ed ossa. La risposta è quel Bambino. Al bisogno dell’uomo, alla sua domanda di senso, al suo dolore e alle sue speranza, Dio non risponde in primo luogo proponendogli una dottrina e dei valori che l’uomo dovrà sforzarsi di applicare. Dio risponde facendosi uno di noi, per vivere con noi, inserito completamente dentro la nostra vicenda. I pastori questa notte hanno capito, vedendo quel Bambino, che era accaduto il più grande avvenimento di tutti i tempi: Dio diventato uomo, e quindi Dio che ama l’uomo.

2. "Carissimo, è apparsa la grazia di Dio, apportatrice di salvezza per tutti gli uomini". Il profeta lo aveva preannunciato, il Vangelo narra l’Avvenimento ed ora l’Apostolo dà di questo Avvenimento l’interpretazione corretta. Il Bambino "avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia" è la rivelazione carnale di ciò che Dio pensa dell’uomo, di ciò che Dio prova per l’uomo: grazia e misericordia, per ogni uomo. E ci insegna non ad evadere, ma "a vivere in questo mondo, nell’attesa della beata speranza".

E’ stato donato all’uomo di vivere una vita sensata perché percorsa dalla speranza: dalla serena certezza che dilata la nostra ragione e la nostra libertà.

E’ per questo che Dio si è fatto uomo: perché tu possa vivere una vita vera e piena di senso "nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo".