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Settimana mariana 2001
CELEBRAZIONE MANDATO AI CATECHISTI
Cattedrale Ferrara 7-10-01

1. "Quanto sono belli i piedi di coloro che recano un lieto annuncio di bene". Carissimi catechisti, faccio profondamente e completamente mia la gioia del profeta: come sono preziose le vostre persone inviate a recare "un lieto annuncio di bene"! Quale bene? Quale annunzio? L’apostolo lo riassume oggi colle parole seguenti: "non c’è distinzione fra Giudeo e Greco, dato che lui stesso è il Signore di tutti, ricco verso tutti quello che lo invocano".

L’annuncio di bene che voi siete inviati a recare è che Dio ama l’uomo, ogni uomo senza nessuna differenziazione: che Dio è ricco di grazia e di misericordia verso tutti quelli che lo invocano: "Privilegi ed handicap religiosi e morali non hanno più valore determinante: tutti gli uomini sono equiparati di fronte all’evento salvifico dell’apparizione nel Risorto della ricchezza della grazia (9,23) offerta a "tutti quelli che lo invocano"" [G. Barbaglio, La Teologia di Paolo. Abbozzi in forma epistolare, EDB, Bologna 1995, pag. 689]. In un mondo sempre più diviso, voi annunciate la vera unità delle persone umane fra loro, non data semplicemente dalla partecipazione alla stessa natura umana ma dall’essere ciascuno amato dallo stesso Dio "ricco verso tutti quelli che lo invocano". La salvezza non è più proprietà esclusiva di un popolo, ma è donata ad ogni uomo.

Tuttavia l’apostolo, con grande precisione, ci insegna che l’invocazione può nascere solo dalla fede: "come potranno invocarlo senza aver prima creduto in Lui?". Il tema della fede ritorna sempre come chiave di volta del destino umano: la fede intesa sia come attitudine, virtù posseduta dal soggetto sia come contenuto, dottrina rivelata a cui credere e Persona in cui credere.

Quanto al primo significato di fede [fides qua], l’apostolo ne richiama le due dimensioni essenziali. La dimensione esterna: "se confesserai con la tua bocca". La fede deve essere esteriormente detta e testimoniata, senza paura e senza complessi di inferiorità. Solo un falso concetto di tolleranza ci porta a pensare che il rispetto dovuto all’altro esiga la messa fra parentesi di ciò che costituisce la nostra identità; solo un falso concetto di democrazia ci porta a pensare che quando il cristiano entra nella casa pubblica debba lasciare fuori la propria fede. Il Satana "che seduce tutta la terra" è vinto solo grazie alla testimonianza dei martiri [cfr. Ap 12,9 e 11].

Ma la fede ha anche e soprattutto una dimensione interiore: "se crederai col tuo cuore". La testimonianza esterna deve essere generata dalla fede del cuore, quella fede che è capace di consegnare tutta la persona a Dio. La fede che fu presente nel cuore di Abramo che offrì il suo Unigenito; nel cuore di Mosè che povero ed inerme affrontò la potenza faraonica; nel cuore di Maria soprattutto che si aperse totalmente al dono in lei del Padre.

L’apostolo non ci parla solo della fede - virtù di chi crede; egli ci parla anche del contenuto della fede. Esso è tutto racchiuso nella formula seguente: "Gesù è il Signore" o [il che equivale] "Dio lo ha risuscitato dai morti". Carissimi catechisti, quanto dovremmo fermarci a lungo su questa riconduzione di tutta la fede cristiana all’affermazione che Gesù è il Signore poiché è stato risuscitato dai morti! Come dovremmo pregare lo Spirito Santo di farci vedere chiaramente, esplicitamente che tutto è racchiuso in questo: Gesù è il Signore! Tutto: l’intelligibilità di tutto l’universo dell’essere; il senso ultimo della nostra vita; la chiave interpretativa decisiva di tutta la storia umana, vicenda di guai, di stoltezze, di aberrazioni. Tutto il contenuto della nostra fede è Lui. E’ da questa fede che nasce quell’invocazione che porta all’uomo la salvezza.

2. La successiva articolazione della vicenda spirituale della persona vi fa capire quale sia la vostra missione: a che cosa siete oggi mandati. "E come potranno credere, senza averne sentito parlare? E come potranno sentirne parlare senza uno che lo annunci?".

I momenti distinti e connessi della vicenda salvifica dell’uomo sono invocazione, adesione di fede, ascolto, annuncio. Voi siete mandati ad annunciare che Gesù è il Signore, così che ascoltandovi l’uomo possa decidersi a credere, credendo si muova ad invocare il Signore che salva chiunque invoca il suo nome. Come voi vedete, la vostra opera si pone all’inizio del processo salvifico dell’uomo. Voglio rileggervi quanto ho scritto nella Lettera Pastorale Con Cristo nel nuovo millennio: "L’incontro dell’uomo con Cristo ha il suo inizio nell’ascolto di un testimone: "i due discepoli sentendo parlare così" [37a]. E’ la testimonianza di Giovanni il Battista, il modello di ogni testimone, venuto "come testimone per rendere testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui" [Gv 1,7]. Senza questo ascolto l’incontro con Cristo è semplicemente impossibile. Anche S. Paolo ci richiama a quest’originaria esigenza: "e come potranno credere, senza averne sentito parlare?" [Rom 10,14b].

E’ da notare con somma attenzione che il contenuto della testimonianza, ascoltando la quale l’uomo incontra Cristo, è molto preciso: "e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: ecco l’agnello di Dio!" [36]. Il testimone svela l’identità di Gesù di Nazareth come colui che è l’unico salvatore di ogni uomo. E lo può fare perché "fissa lo sguardo su Gesù": è come riempito di stupore e di amore per la sua persona [cfr. S. Tommaso d’A., Catena aurea II, ed. Marietti, pag. 351: respiciens inquit, quasi oculis innuens gratiam et admirationem quam habebat in Christo]. La testimonianza ha un contenuto preciso poiché il Vangelo di Dio, che Egli promise per mezzo dei suoi santi profeti nelle Sacre Scritture, riguarda il Figlio suo, Gesù Cristo nostro Signore [cfr. Rom 1,1-3]." [8,2-3].

Da quanto ci ha appena detto l’apostolo Paolo voi potete dedurre che il vostro atto catechetico non è semplicemente un atto umano con cui si tende all’educazione di una persona. Esso è un atto umano attraverso il quale lo Spirito Santo vuole aprire il cuore di chi vi ascolta alla fede in Cristo. Siate sempre consapevoli della dignità altissima della vostra catechesi.

Vi affido a Maria, la Regina degli apostoli.