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Settmana Mariana
CELEBRAZIONE PER GLI INFERMI
Cattedrale
4 ottobre 2003

1. " Quando offrirà Se stesso in espiazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo; si compirà per mezzo suo la volontà del Signore". Carissimi fratelli e sorelle, le parole profetiche ci invitano a porre il nostro sguardo sull’offerta che Cristo ha fatto di Se stesso sulla Croce, in espiazione. Ci viene rivelata la ragione di questa offerta: "Egli si è caricato delle nostre sofferenze; si è addossato i nostri dolori", nel senso che "è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità". Il Signore dunque sulla Croce sta di fronte al Padre, portando su di Sé tutto il peccato del mondo.

Ma questa morte, ci rivela ancora il profeta, ha una conseguenza straordinaria: "vedrà una discendenza". È una morte feconda. Anzi, in quell’atto, si compie la volontà del Signore. Quale volontà? Quella di reintrodurre l’uomo nella vita divina; quella di ristabilire ogni persona umana nella sua dignità perduta. È il grande atto redentivo. Ed infatti, chiusa la sua esistenza mortale, al Figlio di Dio viene aperto il costato da cui escono acqua e sangue. "Vedrà una discendenza … si compirà per mezzo suo la volontà del Signore": mediante i santi sacramenti del battesimo e dell’Eucarestia viene generata una nuova discendenza. Noi siamo nati da quella piaga del costato di Cristo, vera sorgente da cui sgorga l’acqua che fa rifiorire il deserto, e spegne la nostra sete.

Carissimi fratelli e sorelle, come ogni anno assieme ai carissimi membri dell’UNITALSI apro la Settimana Mariana con voi, ammalati ed anziani. La parola profetica che abbiamo brevemente meditato, ci aiuta a comprendere un poco anche il mistero della sofferenza umana, in particolare della malattia.

Ho parlato di "mistero": si, perché la sofferenza ha sempre in sé qualcosa difficilmente comprensibile. Contemplando la Croce di Cristo, noi crediamo che la redenzione dell’uomo è radicata nella sofferenza. Sia perché, come ci ha or ora detto il Profeta, Cristo ci ha redenti colla sua Santa Croce; sia perché l’offerta di se stessi con Cristo affretta la realizzazione della redenzione di Cristo. È principalmente l’uomo debole, l’uomo sofferente che diventa in Cristo e con Cristo sorgente di forza per la Chiesa e per il mondo. Nel mistero del Verbo incarnato si manifesta l’intima preziosità dell’umano soffrire. Attorno all’altare oggi ci siete voi che ci sostenete, che potete rendere fecondo il mio ministero pastorale.

2. "Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda". Oggi celebriamo l’Eucarestia in comunione speciale con Maria. Ella, infatti, "partecipe in modo singolare del mistero del dolore, risplende come segno di salvezza e di speranza a quanti nell’infermità invocano il suo patrocinio" [Pref. della Messa].

Ma la Chiesa, facendoci meditare il vangelo della visita di Maria ad Elisabetta, vuole insegnarci qualcosa di molto importante. La madre di Dio va a visitare una donna anziana e incinta, consapevole del bisogno che poteva avere. Siamo stimolati dal suo esempio ad imitarla nella sollecitudine verso chi è nel bisogno.

Attorno al fratello ed alla sorella anziani e/o infermi, si è sempre creata, lungo la storia della Chiesa, una mirabile carità. Siamo qui oggi anche per prendere sempre più coscienza di quella identificazione che Gesù istituisce con l’infermo: "ero infermo e mi avete visitato".