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IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA
Catechesi ai pellegrini
Lourdes 30 agosto 2002

"Se in tutti coloro che sono stati rigenerati la gratitudine verso Dio fosse sufficiente a conservare per sempre la giustizia ricevuta nel battesimo, per il beneficio e la grazia di Dio, non sarebbe stata necessaria l’istituzione di un altro sacramento diverso dallo stesso battesimo per la remissione dei peccati. Ma "Dio, ricco di misericordia" [Ef 2,4], "ricorda che noi siamo polvere" [Sal 103,4]; anche per quelli che dopo il battesimo si fossero consegnati alla schiavitù del peccato e al potere dei demoni, ha preparato un rimedio di vita e cioè il sacramento della penitenza, con cui è applicato il beneficio della morte di Cristo ai cristiani dopo il battesimo" [Concilio di Trento, Sess. 14a, Dottrina sul sacramento della Penitenza, cap.1; DS 1668].

Dopo di aver parlato dell’acqua del Battesimo, dobbiamo dunque parlare dell’acqua della Penitenza, chiamata dai Padri della Chiesa "un faticoso battesimo" [cfr. DS 1672].

Parleremo di questo sacramento in due momenti. Nel primo ne parleremo in rapporto al battesimo: nella sua somiglianza col battesimo; nel secondo ne parleremo secondo la sua specifica originalità: nella sua dissomiglianza dal battesimo.

1. [Battesimo e Penitenza]. E’ necessario che ci poniamo alla scuola di S. Paolo per essere condotti da lui dentro al mistero della morte di Cristo sulla croce. Ciò che è realmente accaduto sulla croce, il senso intimo di questo avvenimento è espresso da S. Paolo in due parole: "per noi". Che cosa significa questo "per noi" [anzi secondo S. Paolo, ciascuno deve dire: "per me": cfr. Gal 2,20].

Il senso immediato è chiaro: quella morte ha a che fare in un qualche modo con ciascuno di noi. Più precisamente l’Apostolo dice anche: "per causa nostra/mia; a motivo di noi/di me" [cfr. 1Cor 8,11]. In che senso quella morte ha a che fare con noi/ con me? L’Apostolo usa un espressione più precisa: "per i nostri peccati" [1Cor 15,3; Gal 1,4]. Cristo ha preso su di sé tutti i nostri /i miei peccati. Il suo morire ha a che fare, è in relazione con ciascuno di noi nel senso che è avvenuto per eliminare, togliere i nostri peccati e togliere al peccato ogni potere si di noi.

Si comprende dunque che la morte di Cristo sulla croce è l’avvenimento che compie in maniera completa, e quindi definitiva, la nostra salvezza: è l’avvenimento salvifico centrale ed escatologico, "poiché con un’unica oblazione egli ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati" [Eb 10,14]. Nella morte di Cristo è morto tutto l’universo del peccato.

Ma l’Apostolo ci dà la ragione ultima di questa efficacia della morte di Cristo. Nella sua morte sulla Croce, Cristo ha compiuto un gesto di donazione totale a Dio, di obbedienza, dice l’Apostolo. Cristo manifesta il suo amore all’uomo in quanto compie ciò che è giusto davanti a Dio: l’atto di obbedienza al Padre.

Dunque, nella sua morte sulla croce "Gesù s’è dato senza riserve all’uomo, prendendo su di sé le ingiustizie degli uomini con amore, ed insieme, nell’obbedienza e nella dedizione totale, alla volontà di Dio" [H. Schlier, Linee fondamentali di una teologia paolina, ed. Queriniana, Brescia 1985, pag. 118]. I termini della dedizione di Cristo sulla croce sono due: l’uomo [ciascuno di noi: "ha dato se stesso per me"] e il Padre. L’uomo, in quanto Egli "prende su di sé" tutti i peccati di ciascuno; il Padre, in quanto compie questa "presa su di sé" in un atto di obbedienza al Padre. Troviamo la sintesi di tutto nella seguente espressione: "Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore" [Ef 5,1b].

Nella catechesi sul Battesimo abbiamo già spiegato come mediante questo sacramento "il nostro uomo vecchio è stato crocefisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato" [Rom 6,6]. Mediante il Battesimo cioè è la morte di Cristo che opera in ciascuno di noi: ci libera dal peccato e ci riintroduce nella giustizia.

Orbene, come ci ha ancora insegnato il Concilio di Trento, il sacramento della Penitenza è come un secondo Battesimo, nel senso che mediante esso la morte di Cristo sulla croce " a causa dei miei peccati" opera nel penitente la giustificazione, la liberazione dalla colpa che ha ancora commesso dopo il Battesimo e la santificazione. Da questo punto di vista, l’acqua che la Madonna dice a Bernardetta di prendere per lavarsi, significa ambedue i sacramenti. Tuttavia il sacramento della Penitenza è profondamente diverso dal Battesimo. Vediamo come e perché.

2. [La specificità del sacramento]. Nel testo del Tridentino che ho citato si dice che è un faticoso Battesimo: è Messa in risalto la "fatica" del penitente nei confronti del catecumeno. In che senso? Nel senso che la partecipazione del penitente alla celebrazione della Penitenza è molto più profonda, molto più laboriosa: sono gli atti del Penitente stesso che entrano nella costituzione del sacramento stesso, che ne sono parte essenziale. Quali sono gli atti che il Penitente deve compiere perché ci sia il sacramento con tutta la sua efficacia? Sono fondamentalmente due: la contrizione e la confessione dei peccato. Ad esso si deve poi aggiungere, ad integrazione, un’opera di penitenza.

2,1. Il primo e più importante atto del penitente è la contrizione. Essa consiste nell’intima riprovazione del peccato commesso. La riprovazione è un giudizio della nostra ragione illuminata dalla fede mediante il quale condanniamo i peccati commessi e quindi noi stessi che abbiamo compiuto quegli atti; è un distacco della nostra volontà dal male commesso [nel vocabolario cristiano ha un nome preciso: conversione, cambiamento cioè di orientamento, di direzione della vita, impressa in noi dalla nostra volontà]. Questo distacco si esprime concretamente nel proposito di non peccare più in avvenire.

Questo atto, l’atto della contrizione, può essere compiuto dalla persona solo nella luce della fede. E’ mediante essa infatti che noi abbiamo una vera intelligenza della malizia insita nell’atto peccaminoso. Nell’atto di contrizione è già operante la grazia della morte di Cristo che sta introducendo il penitente dentro alla sua stessa morte sulla Croce.

L’atto di contrizione è forse l’atto che dimostra più di ogni altro la grandezza e la dignità della persona umana. In quell’atto la persona mostra il vertice della sua libertà; e che il proprio io è capace di trascendere i propri atti e di emergere sopra di essi, ricostituendosi nella sua originaria realtà. E questo atto di libertà è il capolavoro della grazia di Cristo.

2,2. Il secondo atto è la confessione dei peccati o accusa. Mediante il penitente essa sottopone al giudizio di Dio tramite il suo ministro tutti i peccati mortali di cui il penitente è venuto a conoscenza dopo un diligente esame di coscienza.

E’ l’atto con cui al contempo il peccatore dice la verità su se stesso e confessa la misericordia di Dio: è lode di Dio nel momento in cui l’uomo riconosce il suo peccato.

La celebrazione del sacramento della Penitenza dunque è uno dei momenti più grandi nella vita della Chiesa: in esso si mostrano congiunti in tutto il loro splendore e la fedeltà misericordiosa del Padre che in Cristo non rifiuta mai il perdono, e la grandezza della persona umana che nella sua miseria mostra la sua libertà e dignità.