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Pellegrinaggio a Lourdes
S. Messa internazionale, 24 agosto 2011


1. "Avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre". Queste parole dell’Apostolo narrano l’evento più grande che sia accaduto nella nostra vita: abbiamo ricevuto l’adozione a figli da parte di Dio, il Padre che ha creato il cielo e la terra.

Non lasciatevi trarre in inganno, cari fedeli, dalla parola "adozione", pensando che essa sia solamente una finzione divina che in realtà non cambia la nostra condizione. L’atto con cui il Padre ci adotta come figli è chiamato dalla S. Scrittura un atto generativo. Nel prologo del Vangelo secondo Giovanni è scritto: "a quanti … l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio … i quali non da sangue, né da volere di carne, né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati" [Gv 1, 12-13]. Notate bene: "da Dio sono stati generati".

Chiunque genera, genera sempre uno della sua stessa natura. Dio generandoci ci rende partecipi della Sua stessa natura, della Sua stessa vita divina ed eterna. Una pianta genera una pianta, un animale genera un animale, un uomo genera un uomo. E Dio? Mi tremano le labbra a rispondere: genera dei. Noi siamo deificati. "Quale grande amore ci ha dato il Padre" scrive l’apostolo Giovanni "per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente" [1Gv 3, 1].

Ma la divina Rivelazione ci insegna che il Padre genera un Unigenito, Gesù, il Figlio del Dio vivente. Come, dunque, la stessa divina Rivelazione ci dice che "da Dio siamo stati generati"? Perché la nostra figliazione è una partecipazione alla divina figliazione di Gesù: una partecipazione che ci è stata semplicemente donata. È per questo che dobbiamo dirci "figli adottivi". Scrivendo ai cristiani di Efeso, Paolo dice: "in Lui [cioè in Cristo] ci ha scelti prima della creazione del mondo … predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo" [Ef 1, 4-5]. L’Unigenito del Padre è diventato primogenito di molti fratelli.

È questo il "cuore" della nostra esperienza cristiana: ciascuno di noi è in Gesù relazionato al Padre. Ed è lo Spirito Santo il vincolo di questa relazione.

Come abbiamo appena sentito, l’apostolo Paolo ci ha detto: "avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, Padre. Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio".

2. Cari amici vorrei ora richiamare la vostra attenzione su due conseguenze mirabili di questa nostra condizione di figli.

La prima. La nostra dignità è immensa. La dignità di ogni figlio di Dio: del bambino appena battezzato; dell’ammalato nella sua sofferenza. Ogni mancanza contro la dignità del figlio è disprezzo del Padre.

La seconda. In Gesù e con Gesù, figli come siamo nel Figlio, noi siamo anche innestati nel suo dialogo col Padre. La preghiera del cristiano non ha nulla in comune colla preghiera di altre religioni. È in noi e con noi la preghiera stessa di Gesù. Quando Gesù ci ha insegnato il "Padre nostro" ci ha in qualche modo introdotti nel suo dialogo col Padre.

È questa misteriosa e mirabile esperienza che fra qualche istante vivremo innalzando al cielo la preghiera eucaristica: con Gesù, in Gesù e per mezzo di Gesù noi pregheremo il Padre, mossi dallo Spirito Santo. E sarà come un anticipo, una pregustazione della nostra beatitudine eterna: vivere l’eterna vita della SS. Trinità, in comunione con Maria e tutti i Santi.