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PELLEGRINAGGIO A LOURDES

S. Messa Diocesi di Bologna
1 settembre 2008


1. Cari fratelli e sorelle, le tre letture appena proclamate nel loro insieme narrano tutta la storia della nostra salvezza.

Questa – ci insegna Paolo nella seconda lettura – ha avuto il suo inizio "prima della creazione del mondo", avendoci il Padre "scelti in Cristo", "predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà". Carissimi fedeli, questa è la causa di tutto: che il Padre "ci ha dato un tale amore da essere chiamati ad essere realmente figli di Dio" [cfr. 1Gv 3,1]. E la ragione per cui "quando venne la pienezza dei tempi Dio mandò il suo Figlio, nato da una donna", è stata "perché ricevessimo l’adozione a figli" [cfr. Gal 4,4-5]. Nessuno di noi dunque esiste per caso, ma ciascuno di noi è stato benedetto con ogni "benedizione spirituale nei cieli, in Cristo"; è stato "scelto prima della creazione del mondo"; è stato predestinato ad essere figlio adottivo" di Dio.

Se questa è la risposta alla domanda: "da dove vengo?", non meno luminosa è la risposta all’altra domanda fondamentale sulla vita: "a che cosa sono destinato?". L’apostolo ci dice: "In lui siamo stati fatti anche eredi". E scrivendo ai Galati dice: "se figlio, sei anche erede per volontà di Dio" [Gal 4,7]. Ci attende l’eredità di una vita eterna nella beatitudine del Signore.

2. "Dopo che Adamo ebbe mangiato dell’albero, il Signore Dio chiamò l’uomo e gli disse: dove sei?". Adamo – e Adamo è ciascuno di noi – ha peccato. Il Signore Dio non interrompe però il suo dialogo con l’uomo: "chiamò l’uomo"; e gli fa una domanda: "dove sei?". Cioè: in quale condizione ti sei messo? dove hai collocato te stesso? sei ancora nella tua originaria verità o la tua scelta ti ha fatto dimorare in una regione di menzogna?

La risposta di Adamo – e ciascuno di noi interrogato dalla voce di Dio mediante il giudizio della nostra coscienza risponde come Adamo – è la seguente: "ho avuto paura perché sono nudo, e mi sono nascosto".

L’autore della Lettera agli Ebrei scrive che gli uomini "per timore della morte sono tenuti in schiavitù per tutta la vita" [cfr. Eb 2,15]. E la paura della morte non è l’unica che ci opprime, "perché siamo nudi". Cioè: rotta per nostra scelta la relazione col Signore, siamo esposti senza alcuna difesa ai colpi del destino.

Ma il Signore Iddio non poteva abbandonare il suo disegno di grazia. L’uomo, che aveva benedetto con ogni benedizione spirituale, non poteva essere lasciato nella sua paura e nella sua nudità. L’elezione in Cristo è più forte di ogni peccato dell’uomo.

3. "In quel tempo, l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea". Inizia così la narrazione della grande restaurazione dell’uomo: dal dialogo fra Gabriele e una giovane donna di nome Maria.

Questo dialogo si conclude nel modo seguente: "Allora Maria disse: eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto".

Maria acconsente consapevolmente e liberamente che il Verbo, il Figlio unigenito prenda corpo dal suo grembo, che il Figlio assuma in lei e da lei la nostra natura umana "perché ricevessimo l’adozione a figli".

È in forza di questo consenso mariano che la nostra natura umana, assunta dal Verbo, viene riportata alla santità della sua prima origine. E pertanto Maria viene coinvolta in modo assolutamente singolare nella nostra redenzione. È per questa ragione che noi ci rivolgiamo a lei in ogni nostra necessità.

"Rispose l’uomo: la donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell’albero e io ne ho mangiato": è stata una donna ad introdurre, colla sua persuasione, il male nel mondo. È stata una donna ad introdurre col suo consenso, ogni grazia e benedizione: la benedizione che Eva ci tolse, ci è stato ridata in Maria.