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PELLEGRINAGGIO GIUBILARE A ROMA
(IV)
Celebrazione Mariana
Loreto 21 ottobre 2000

1. "E vidi che sotto la soglia del tempio usciva acqua verso l’oriente". Accogliendo l’invito del Signore, durante questo nostro pellegrinaggio ci siamo abbeverati alle acque della salvezza: abbiamo ricevuto i suoi santi sacramenti che ci donano la vita.

Vogliamo ora contemplare il luogo da cui il fiume di acqua viva sgorga. Il profeta ci dice che è il tempio, il luogo cioè della presenza del Signore. Esso prefigura la persona di Maria dalla quale è scaturita la salvezza del mondo. "Adombrata dallo Spirito Santo" come diremo fra poco nel prefazio "generò dal grembo verginale il tuo Verbo fatto uomo, Gesù Cristo, fonte d’acqua viva, in cui l’umanità intera può saziare l’ardente sete di comunione e d’amore". Siamo dunque condotti a meditare ancora una volta il grande avvenimento accaduto dentro al seno di Maria, in questa santa casa: l’incarnazione del Verbo. Ma lo contempliamo in quanto essa ha avuto origine da Maria.

Scrive l’apostolo Paolo: "quando venne la pienezza del tempo, Dio inviò il suo Figlio fatto da una donna" [Gal 4,4]. L’incarnazione del Verbo ha la sua origine nell’inspiegabile decisione del Padre di rendere partecipe l’uomo della sua stessa vita divina; l’incarnazione del Verbo ha la sua origine nel consenso dato da Maria in questa casa a che il Verbo fosse concepito da Lei nella nostra natura umana. La libertà insondabile del Padre si incontra colla libertà creata di Maria: è in questo incontro che il Verbo comincia ad essere per l’umanità "fonte d’acqua viva che sgorga per la vita eterna" dell’uomo. Egli, il Verbo, da sempre scaturiva dal Padre da Lui generato: ma a questa divina scaturigine potevano dissetarsi solo gli angeli. Era per noi impossibile. Ma lo stesso Verbo è uscito anche dal grembo di Maria da Lei concepito nella nostra natura umana: a questa scaturigine possiamo dissetarci anche noi.

Noi siamo qui per ringraziare il Padre di averci donato il suo Figlio unigenito e per lodare Colei che ha reso possibile questo dono.

Il profeta ci rivela che le acque che sgorgano dal tempio hanno il misterioso potere di trasformare il luogo della morte, il Mar Morto, in luogo di vita, "perché quelle acque dove giungono risanano, e là dove giungerà il torrente tutto rivivrà". L’evangelista Giovanni, chiudendo la Rivelazione divina, nel suo Libro della Apocalisse riprenderà questa grande immagine, descrivendo la città di Dio, la Santa Chiesa: "mi mostrò poi un fiume d’acqua viva, limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita" [Ap 22,1-2]. La presenza di Cristo è dono di vita; l’incontro con Lui rigenera la persona; la partecipazione al suo mistero di morte e risurrezione fa ritrovare all’uomo se stesso. All’origine, mangiando il frutto della vita era morto; ora, l’uomo mangiando il pane della vita, il pane eucaristico, ritrova la vita. E’ qui racchiuso tutto il mistero della redenzione.

A questo mistero ha cooperato Maria, la prima redenta da Cristo. Ella infatti, come ci ha detto il Vangelo, era ai piedi della Croce non con una presenza passiva, ma partecipe della sofferenza dal suo Figlio: "Donna ecco tuo figlio".

2. Carissimi fratelli e sorelle, ho desiderato tanto che il nostro pellegrinaggio finisse qui a Loreto con una solenne celebrazione mariana. Il Giubileo del Figlio non può non essere il Giubileo della Madre. Ancora una volta vi chiedo e vi esorto: amate sempre più Maria; veneratela con profonda affezione del cuore. Ma sia un amore e una venerazione sempre radicati nella Liturgia della Chiesa, e saldamente fondati sulla S. Scrittura, sulla Tradizione e sul Magistero della Chiesa: non su altre fonti che alla fine inquinano e sviano il vostro spirito.

"Te più onorata dei cherubini e incomparabilmente più gloriosa dei serafini che incorruttibilmente hai partorito il Dio-Verbo, te che sei realmente madre di Dio, noi magnifichiamo" ora e sempre.