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ARTICOLO PER IL LESSICO
PROCREAZIONE RESPONSABILE

1. Col termine Procreazione Responsabile (d’ora in poi PR) si intende l’insieme delle condizioni che rendono l’atto di porre le condizioni per il concepimento di una nuova persona umana un atto eticamente buono. Queste condizioni attengono alla duplice dimensione che costituisce ogni condotta umana: la dimensione interiore (in termine tecnico actus interior) e la dimensione esteriore (in termine tecnico actus exterior).

Per dimensione interiore della condotta procreativa si intende la decisione di procreare/non procreare; con dimensione esteriore si intende l’esecuzione della decisione di procreare/non procreare. Sia l’una che l’altra dimensione debbono rispettare fondamentali valori morali.

A) [Etica della decisione]. Diamo per presupposto la dimostrazione che solo un uomo e una donna uniti in legittimo matrimonio hanno il diritto-dovere di porre le condizioni per il concepimento di una nuova persona umana. Poiché nella decisione di procreare/non procreare sono coinvolte fondamentalmente due persone create, la persona del futuro genitore e la persona del futuro concepito, i criteri per discernere una decisone procreativa giusta da una decisione procreativa ingiusta debbono essere dedotti dall’una e dall’altra.

La persona del futuro concepito esige di essere introdotta nella vita in un contesto nel quale si presume prudentemente possa aver accesso ai beni umani fondamentali, in primo luogo il bene dell'educazione. Sulla base di questa generica considerazione etica, si deve ritenere responsabile la decisione di procreare una persona quando si presume prudentemente, tenendo conto di tutte le circostanze rilevanti, che ad essa verrà assicurata almeno una educazione di base, così come quando si presume prudentemente che avrà i mezzi necessari e sufficienti per una vita umanamente degna. Quando questa prudente previsione venisse a mancare, la decisione di procreare una persona è da ritenersi eticamente imprudente.

Per quanto invece riguarda la persona del coniuge, si devono fare le seguenti considerazioni. Gravi motivi di salute dell’uno o dell’altro ma ovviamente soprattutto della donna, possono rendere la decisione di procreare eticamente ingiusta. Così come la capacità educativa della persona del genitore è un altro elemento da tenere nella dovuta considerazione: è certamente più difficile educare un figlio unico, ma la capacità educativa di una persona può incontrare difficoltà insormontabili se il numero dei figli è troppo elevato. Non sto parlando dal punto di vista semplicemente economico.

E’ da aggiungersi poi una considerazione oggi assai importante. Nessuna persona vive fuori da una società civile e ogni persona ha il dovere di promuovere il bene comune. La decisione di procreare/non procreare deve anche essere presa in base alla situazione demografica della società in cui i due sposi vivono. Questo criterio del bene comune non va inteso solo come indicazione di non procreare, ma anche, e in alcune società occidentali soprattutto, come indicazione di donare la vita con grande generosità.

In sintesi: la giustizia della decisione di procreare/non procreare dipende dal bene della persona del futuro concepito, dalla persona dei futuri genitori, dalle condizioni generali della società in cui e l’uno e l’altro sono chiamati a vivere.

Bisogno aggiungere una osservazione che reputo di grande importanza per cogliere correttamente il concetto di PR. Nel porsi il problema se procreare o non procreare i due sposi debbono partire dalla convinzione che debbono esserci ragioni gravi per non procreare e non ragioni gravi per procreare. Detto in altri termini: i due coniugi debbono sempre presumere di essere chiamati a donare la vita fino a quando non appare il contrario, e non viceversa. La connessione profonda fra coniugalità e dono della vita ha anche questo significato.

B) [Etica dell’esecuzione]. Il concetto di PR non connota solo le condizioni necessarie e sufficienti di una giusta decisione di procreare/non procreare, ma anche la modalità etica dell’esecuzione della stessa. Questa infatti non è eticamente indifferente, né riceve unicamente la sua qualificazione morale dalla decisione interna. Il problema si è posto alla coscienza dei cristiani in maniera nuova a causa soprattutto di due avvenimenti. Il primo è costituito dall’intelligenza teologica che la Chiesa cattolica ha affinato in questi anni, soprattutto dopo il Concilio Vaticano II, circa il significato della sessualità coniugale. Questa non è da intendersi esclusivamente in funzione alla procreazione, ma più profondamente come espressione-realizzazione del dono totale e reciproco delle persone dei coniugi. L’altro avvenimento è stata la scoperta della contraccezione chimica, nel senso che questa non interviene sulla costituzione fisica dell’atto sessuale coniugale.

La vera domanda attinente alla esecuzione della decisione eticamente giusta di non procreare è se il ricorso alla contraccezione sotto qualsiasi forma è da ritenersi oggettivamente ingiusto. L’Enc. Humanae vitae di Paolo VI ha inteso precisamente rispondere a questa domanda, ed ha insegnato che l’atto contraccettivo in esecuzione sia di una decisione eticamente giusta sia di una decisione eticamente ingiusta di non procreare, è sempre e comunque oggettivamente illecito.

In ordine però alla retta comprensione del concetto di PR è necessario avere chiara la definizione etica di atto contraccettivo. Per atto contraccettivo si intende ogni azione che in previsione, durante, o immediatamente dopo l’atto sessuale coniugale mira a impedire il concepimento di cui l’atto sessuale medesimo è capace. L’Enc. Humanae vitae parla esclusivamente di questo atto. Affermare quindi che impedire il concepimento durante o in previsione o immediatamente dopo un atto di violenza carnale, impedimento che sicuramente è eticamente giusto, sia una eccezione alla norma morale insegnata dall’Humanae vitae, è fare una grave confusione fra due concetti assolutamente diversi in genere morum, anche se descrittivi di due condotte umane assolutamente uguali in genere naturae.

Fatte queste debite precisazioni terminologiche e concettuali, possiamo dire che la decisione di non procreare trova la sua esecuzione eticamente lecita solo compiendo l’atto coniugale nei periodi infertili della sposa.

Questo non deve portare a confondere i metodi cosiddetti naturali di regolamentazione dei concepimenti con il concetto di PR. I primi sono semplicemente metodi attraverso i quali la donna può conoscere quando è fertile e quando è infertile: nulla di più. Essi pertanto attengono alla ricerca scientifica come tale. L’uso di questa conoscenza da parte dei coniugi può essere messa sia al servizio di una decisione procreativa, sia di una decisione non procreativa.

A questo punto possiamo credo definire rigorosamente il concetto di PR in quanto denota l’esecuzione della decisione procreativa/non procreativa. PR significa l’esclusione della contraccezione da ogni atto coniugale fertile; significa la conoscenza da parte della donna in primo luogo del proprio ciclo di fertilità/infertilità; nel caso di decisione eticamente giusta di non procreare significa astinenza dal rapporto coniugale durante il periodo fertile della sposa e unione coniugale sessuale limitata al periodo infertile; significa capacità di autodominio della propria tendenza sessuale al fine di renderla veramente e solamente espressiva dell’amore coniugale e dell’autodonazione delle persone.

Fatte queste definizioni e rigorizzazioni concettuali, non è difficile vedere che il concetto di PR sopra definito in tutti i suoi elementi costitutivi pone fondamentalmente due problemi. Il primo è costituito dalla dimostrazione che ogni e singolo atto contraccettivo è per sua natura stessa un atto eticamente gravemente illecito (sulla colpevolezza soggettiva può giudicare solo il Signore); il secondo problema è costituito dal come i coniugi possono vivere in questo modo la loro sessualità coniugale.

B1) Le ragioni per cui l’atto contraccettivo è sempre eticamente gravemente illecito sono fondamentalmente due. La prima ragione è desunta dalla verità e dal significato della sessualità coniugale. La sostanza di questa argomentazione è la seguente: l’atto contraccettivo è un atto gravemente illecito perché è contraddittorio all’amore coniugale. Ciò si desume dal fatto che la sessualità coniugale, o meglio l’atto con cui i due coniugi diventano una sola carne, è per sua natura stessa espressione-realizzazione del dono totale di sé. Questa è l’intima verità della coniugalità, che trova pertanto la sua espressione più alta e la sua realizzazione più profonda nell’atto sessuale coniugale. L’intervento contraccettivo esclude dal dono della propria persona una dimensione della stessa. In parole più semplici, quando i coniugi compiono un atto sessuale fertile l’uno dona all’altro anche rispettivamente la capacità di diventare padre/madre. Questa capacità non è un fatto meramente biologico, dal momento che, data l’unità sostanziale della persona, il meramente biologico nell’uomo non esiste. Non è il corpo ma la persona che è fertile ed è la persona che è resa capace di diventare rispettivamente padre/madre. L’intervento contraccettivo rende l’atto sessuale coniugale obbiettivamente una menzogna: afferma una totalità che in realtà è negata.

La seconda ragione rinvenibile nella tradizione cristiana è il carattere di anti-vita che la contraccezione implica necessariamente. E’ necessario tuttavia una rigorizzazione concettuale assai attenta al riguardo, per non cadere in grossolani errori. Il punto di partenza per capire questa seconda ragione è la distinzione fra volontà contra-concettiva e la volontà non-concettiva. Dal punto di vista etico la distinzione connota due atti umani essenzialmente diversi, perché diverso ne è l’oggetto. Supposto infatti che il porre le condizioni del concepimento di una nuova persona umana sia un atto buono, da questa supposizione non deriva che sia sempre e comunque obbligatoria compiere quell’atto: mentre ogni male è sempre da evitare, non ogni bene è sempre da fare. Ma da quella supposizione deriva che la volontà dei coniugi deve sempre avere una attitudine non di contrarietà all’atto del concepimento. E’ ciò che nel linguaggio del Magistero si chiama "apertura alla vita". Mi spiego con un esempio. L’atto con cui una persona si consacra a Dio nella verginità non implica e non deve implicare un’attitudine di contrarietà al bene della comunione coniugale: la volontà verginale non è anti-coniugale, ma semplicemente non-coniugale, poiché essa non sceglie fra un bene e un male ma fra due beni. L’astenersi dal rapporto sessuale coniugale nel periodo fertile poiché si ha il diritto-dovere di non procreare, esprime una volontà non contraria al concepimento ma semplicemente non procreativa. Dal punto di vista etico, ripeto, questa non è una sottigliezza ma è una distinzione fondamentale. Contra-concepire invece perché si è deciso di avere un rapporto sessuale coniugale durante il periodo fertile della sposa, manifesta una positiva contrarietà al bene che è il porre le condizioni del concepimento di una persona umana.

B2) Il concetto di PR esprime anche e direi in primo luogo, tutta una teoria etica riguardante la virtù, e una pedagogia della virtù medesima. E’ la risposta alla domanda come è concretamente possibile per due sposi essere responsabilmente procreativi.

Mi si consenta di partire da un esempio. Una perfetta esecuzione di una Mazurca di Chopin esige nel pianista alte qualità professionali. Queste possono ridursi fondamentalmente a tre. Ovviamente in primo luogo deve saper leggere correttamente la musica; in secondo luogo deve possedere una grande capacità tecnico-manuale, a cui ogni pianista viene seriamente educato e che esige un prolungato esercizio quotidiano; ma soprattutto deve aver raggiunto una tale profonda sintonia spirituale con Chopin da riuscire a compiere l’esecuzione come se il pianista stesso componesse in quel momento il brano eseguito. In sintesi: conoscenza del linguaggio musicale, tecnica esecutiva, ispirazione artistica.

Alle tre suddette qualità corrispondono analogamente le tre fondamentali esigenze o meglio qualità permanenti della persona dei coniugi, se vogliono essere responsabilmente procreativi. In primo luogo debbono saper leggere il linguaggio della loro persona, il linguaggio del corpo: è in questa esigenza che si inserisce anche la conoscenza e l’insegnamento dei cosiddetti metodi naturali. Devono possedere una capacità di realizzare il linguaggio del corpo in modo tale da esprimere il loro amore che fa della propria persona un dono totale all’altro: questa capacità è la virtù della castità coniugale. Ma soprattutto ciò che consente ai due sposi di vivere responsabilmente la loro vocazione procreativa, e di essere l’uno dell’altro nel dono di sé, è la loro carità coniugale.

E’ necessario aggiungere allora alcune precisazioni. La castità coniugale indica e realizza l’integrazione dell’esercizio della sessualità nella carità coniugale. L’espressione più alta della castità coniugale non è l’astinenza: una virtù non si esprime in modo eminente nel non compiere un’azione ma nell’agire. L’espressione più alta della castità coniugale è l’atto con cui i due sposi diventano una sola carne.

La qualità più preziosa è la virtù della carità coniugale, la quale ha bisogno della castità per potersi esprimere. È la castità quindi al servizio dell’amore ed è dall’amore che la castità trae il suo senso. La proposta educativa dunque cristiana è una proposta che mira a non negare nulla di ciò che è veramente umano, ma ogni dimensione costitutiva della persona umana deve essere integrata dentro ad una unità che trova, come insegna S. Paolo, nella carità il vincolo che unisce ogni dimensione della persona. Tommaso insegnerà che la carità è la forma di ogni virtù morale e che nel cristiano anche le virtù morali, senza perdere la loro natura propria, sono infuse dalla grazia di Cristo.

In questa prospettiva PR significa uno stile di vita nel quale la triplice dimensione della sessualità coniugale, quella fisica, quella psichica, quella spirituale si realizza in una unità di integrazione, nella quale unità la persona degli sposi raggiunge la sua perfezione.

2. E’ stato scritto giustamente che l’ipocrisia è l’ultimo omaggio che il vizio rende alla virtù, e che l’inganno è l’ultimo riconoscimento che l’errore rende alla verità. Tutto questo è puntualmente accaduto anche col termine e col concetto di PR. Il fatto costituisce uno dei più incredibili inganni che la cultura contemporanea ha costruito.

L’inganno consiste nel presentare la PR come diritto che ha la donna di decidere in qualunque modo sulla propria fertilità. L’inganno è sottile e mai come in questo caso l’uso indebito di un termine costruito nella grande tradizione antropologica ed etica del cristianesimo, viene ad essere usato contro l’uomo. Così enunciato, PR = autodeterminazione della donna, sembra non presentare nessuna difficoltà, anzi si esibisce come promozione della libertà della persona. In realtà esso nasconde l’idea che la facoltà sessuale e il suo esercizio non abbia in sé e per sé nessun significato, se non quello che gli viene attribuito da ciascuno. Dentro al concetto di PR quindi si introduce anche la legittimazione dell’aborto e della sterilizzazione. A ciò è connesso il termine di "salute riproduttiva" e coerentemente del relativo diritto alla medesima. Con questo termine in realtà si afferma il diritto di imporre spesso a popolazioni povere l’ideologia della contraccezione, della sterilizzazione e dell’aborto.

Il termine e il concetto quindi di PR è di fondamentale importanza per verificare se una teoria antropologica, e una proposta educativa è rispettosa o non della verità e del bene della persona umana.


Bibliografia essenziale: R. Garcia de Haro, Marriage and the family in the documents of the Magisterium, Ignatius Press ed., San Francisco 1993; L. Ciccone, Humanae Vitae. Analisi e Commento, ed. CIC, Roma 1989; C. Caffarra, Etica generale della sessualità, ed. Ares, Milano 1992; J. N. Santamaria - J. Billings (edited by), Human Love and Human Life, The Polding Press, Melbourne 1979; J. Smith, Humanae Vitae. A generation later, ed. CUP, Washington D.C. 1991; Aa. Vv., Méthode naturelle pour la régulation des naissance, ed. Tequi, Paris 1984.