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Intervista rilasciata in occasione del Giubileo della Famiglia
a cura di Chiara Bolognini.
Tratto da "La Voce di Ferrara-Comacchio" del 17 giugno 2000.

Come sta cambiando la famiglia?

Io penso che il cambiamento più serio sia costituito dal tentativo che ormai gli Stati e anche le Organizzazioni internazionali stanno facendo di cambiare la definizione stessa di matrimonio e di famiglia. È una crisi quindi che non coinvolge solamente le persone che si sposano e che vivono in famiglia, ma coinvolge l'istituzione come tale. Prove ne sia che ormai nei documenti delle organizzazioni internazionali non si Parla più di famiglia al singolare ma si parla sempre di famiglie intendendo dire con questo cambiamento che non esiste più un solo tipo di famiglia, quella fondata sul matrimonio, ma tante possibili famiglie sulle quali è insensato il chiederci quale è quella vera e quale quella falsa.

In sostanza, l'avere elevato a principio l'autodeterminazione dell'individuo come unico criterio per giudicare le scelte, ha investito ormai in pieno anche il matrimonio e la famiglia. Ho risposto alla domanda per ciò che riguarda matrimonio e famiglia nella società civile europea. C'è però la comunità Cristiana dentro alla quale, grazie a Dio, uomini e donne discepoli di Cristo si sposano, donano la vita, educano i loro bambini, vivono una vita familiare. Ora qui notiamo effettivamente un cambiamento nel senso positivo del termine, nel senso di una sempre più profonda presa di coscienza da parte degli sposi cristiani della grandezza della loro vocazione, della bellezza della loro missione, e quindi di un coinvolgimento e un impegno sempre più grande per essere davvero soggetti attivi come sposi dentro alla Chiesa medesima. E' come una sorta di chiaro scuro che si presenta davanti a noi da cui deriva la grave responsabilità degli sposi cristiani oggi di testimoniare con la loro vita, di dire anche a parole, quello che è il vero senso del matrimonio e della famiglia.

Quali sono i punti essenziali a cui questo Giubileo vuole richiamare le famiglie?

Nella luce di quanto ho detto prima direi che i punti essenziali sui quali insisterò molto sia nella catechesi che farò sia nella brevissima omelia della Messa, sia poi anche nelle varie testimonianze che varie persone daranno nel pomeriggio, saranno i seguenti. Primo: non c'è vera vita familiare laddove non c'è vera vita coniugale; pensando che la vera crisi della famiglia è la crisi della coppia, insisterò moltissimo sulla verità circa il bene della coppia, cioè la comunione coniugale tra l'uomo e la donna. Quindi sarà un forte richiamo all'amore coniugale nel suo senso intero. L'altro punto su cui insisteremo tanto è la responsabilità sociale che la famiglia ormai deve assumersi. Ad essa deve essere riconosciuta una soggettività vera e propria anche sul piano giuridico istituzionale; penso. per esempio, ai problemi dell'educazione, ai problemi della scuola, dell'assistenza alle persone ammalate, agli anziani. Il secondo messaggio fondamentale sarà questo.

Come si pone nei confronti di temi oggi molto discussi quali la fecondazione eterologa e il diritto del concepito?

Già nel settembre scorso, proprio a "Casa Cini", avevo espresso forti critiche sul progetto di legge già approvato alla Camera dei Deputati. Ma cambiamenti introdotti la settimana scorsa al Senato su questo progetto di legge, già non buono, lo hanno davvero peggiorato in un modo che ritengo insopportabile da un punto di vista umano. Apro una parentesi: ho detto umano, perché qui non è in questione la fede, non stiamo facendo un discorso di fede, stiamo facendo un discorso su ciò che è umano e su ciò che non lo è. I cambiamenti introdotti sono soprattutto due: il primo è gravissimo. Mentre il progetto licenziato dalla Camera dei Deputati affermava esplicitamente l'obbligo nelle procedure fecondative artificiali di rispettare i diritti di tutte le persone coinvolte, concepito compreso, questo diritto del concepito è stato tolto. Per cui, in fondo, qui si prospetta una procedura procreativa artificiale nella quale il concepito possibile o già esistente non ha nessun diritto. Ora, sono le cose che non hanno nessun diritto. Questa legge ha degradato il concepito ad essere una cosa; neanche la 194 era arrivata a tanto. Questo è il fatto più grave. Seconda cosa, gravissima: l'avere introdotto la fecondazione eterologa, vale a dire l'avere, con una legge dello Stato, detto che il rapporto biologico non è decisivo in ordine a stabilire chi è o non è il padre di un bambino. Questa è una cosa gravissima. Primo, perché il rapporto biologico ha un'importanza fondamentale, non siamo dei puri spiriti; secondo, perché in questo modo, di fatto, lo Stato si attribuisce ormai l'autorità di definire anche i rapporti fondamentali della persona umana e di dire in che cosa consiste o non consiste la paternità, la maternità e così via. Io mi chiedo: se non è dittatura questa allora non ho capito nulla su cosa è la dittatura. In questo modo infatti non si riconosce più l'esistenza di nessuno, chiamiamolo così, "zoccolo duro" dell'umanità dell'uomo, e quindi ogni prevaricazione è possibile. Anche se 1e prevaricazioni vengono fatte con i voti di un Parlamento, proceduralmente legittimi e corretti, però nella sostanza sono prevaricazioni che non possiamo accettare. Ho parlato a lungo di questo tema nella riflessione fatta ai giovani durante la "Statio Crucis" mettendoli in guardia dal rischio che le democrazie occidentali hanno di trasformarsi in vere e proprie dittature, pur continuando ad essere formalmente democrazie.

Nelle sue omelie, nelle sue lettere lei ha sempre rivolto un messaggio particolare ai giovani, agli sposi, alle famiglie, c'è un messaggio particolare che in occasione di questo Giubileo vuole consegnare a Ferrara?

Agli sposi dico di amare l'amore coniugale, vale a dire di avere una grande stima del loro amore coniugale, perché e la loro ricchezza più grande e più preziosa.

Ai giovani dico che sposarsi è bello, perché ormai molti questo non lo credono più. Sposarsi è bello, anche se consacrarsi al Signore nella verginità consacrata come fanno le religiose, o come fanno i nostri sacerdoti nella loro carità pastorale, è ancora più bello. Però sposarsi è bello.