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"La Legge 40 e il Referendum del 12 giugno: come giudicare, che cosa fare"
Intervista in occasione della trasmissione "Dedalus" trasmessa da E TV il 13 maggio 2005


D. La Legge 40 è una legge accettabile?

Sì, ma solo nel senso che è meglio del far west che c’era prima. È una legge comunque ingiusta; tuttavia è meglio che ci sia questa legge piuttosto che niente.

Quando mi fanno questa domanda sono solito rispondere con un esempio: immaginiamo che un aereo stia atterrando all’Aeroporto Marconi, e all’improvviso avvenga un guasto talmente grave all’aereo che il pilota è costretto a scegliere se impattare sul centro di Bologna o su qualche piccolo paese della periferia. È chiaro che il pilota non ha nessun dubbio, sceglie la seconda ipotesi. Ma nessuno fa festa perché sono morte solo dieci persone anziché mille. È comunque una disgrazia.

Questa legge - ripeto - è ingiusta, quindi non si può obiettivamente dire che è una legge cattolica. Ha qualche aspetto positivo, ma anche dei contenuti molto negativi. Però, tutto considerato, meglio questa legge che la situazione precedente.

D. Il Cardinal Ruini, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha rivolto un invito molto chiaro a non andare a votare. È questa l’indicazione della Chiesa cattolica italiana?

Questa è l’indicazione che appunto la CEI ha dato. È una scelta che ha un’alta dignità culturale, anche se si esprime attraverso l’astensione, che apparentemente potrebbe sembrare una scelta priva di tale dignità.

Per quale ragione l’astensione ha dignità culturale? Perché essa esprime, a mio giudizio, il modo giusto di porsi in relazione ad altre persone, in questo caso le persone più piccole, più deboli, più indifese.

Mi spiego. Quattro sono i quesiti referendari. I primi tre, in fondo, pongono una sola questione che è la seguente: l’embrione umano - ogni embrione - ha diritto assoluto all’esistenza o no?

Ora, un principio deve essere chiaro: non si può accettare di porre ai voti il diritto all’esistenza di nessuna persona umana innocente. Io non andrò mai a votare su una questione del tipo "mettiamo ai voti il diritto alla vita di una persona", perché il diritto alla vita non è negoziabile. Riguardo poi al quarto quesito, quello cioè attinente alla fecondazione eterologa, sorge la stessa questione sia pure con minore gravità: cioè, ci viene proposto di mettere ai voti se è lecito o meno esporre un bambino a gravi rischi. La domanda non va neanche posta.

In questo senso, benché apparentemente possa avere il volto di un disimpegno, al contrario, l’indicazione che la Cei ha dato è un richiamo fortissimo alla uguale dignità di ogni individuo umano, e quindi al fatto che i diritti fondamentali della persona umana non sono negoziabili e non possono essere sottoposti al giudizio di una maggioranza o di una minoranza.

D. C’è chi parla di una imposizione dei Vescovi, c’è chi invoca la libertà di coscienza.
L’informazione sul tema è davvero poca, la disinformazione invece è tanta.

La mia prima impressione è che c’è un bisogno enorme di un’informazione completa e corretta, altrimenti davvero si rischia che le persone vadano a mettere un segno sulle schede senza sapere veramente la portata culturale e civile della decisione che prendono. Questo è il rischio più grande.

Riguardo poi alle questioni specifiche, dico semplicemente: se i Vescovi non possono parlare quando si affrontano i problemi della vita e della morte, della dignità di tutte le persone umane, quando si tratta dei problemi riguardanti il senso ultimo della nostra convivenza civile, io mi chiedo di cosa devono parlare i Vescovi! Veramente non riesco a comprendere come si possa ipotizzare l’obbligo dei Vescovi di stare zitti su questioni di questo genere.

Veniamo alla libertà di coscienza. Qui tocchiamo uno dei nodi culturali dell’attuale dibattito. Le opinioni di cui noi stiamo discutendo implicano scelte che mi pongono in relazione con un altro. Ora, quando mediante la mia libertà io mi pongo in relazione ad un'altra persona, ho il grave dovere di farlo in modo adeguato alla dignità dell’altro. Quindi, se per libertà di coscienza intendo che qualunque scelta è ugualmente giusta, vengo con ciò a porre un principio che distrugge la convivenza civile medesima, perché non riconosce più nell’altro una persona che ha uguali diritti dei miei. Intendendo la libertà di coscienza in questo modo, si commette un grave errore. Nel caso specifico che stiamo considerando, la scelta che si fa o non si fa mi pone in relazione con un individuo umano, l’embrione. Uno dei quesiti referendari chiede proprio di cancellare l’affermazione che anche il concepito è portatore di diritti. Chiede cioè di cancellare quello che a mio avviso è l’aspetto più apprezzabile della Legge 40.

C’è poi da fare una osservazione di carattere generale: la libertà di coscienza implica che io faccia le mie scelte informandomi il più completamente possibile, se no non si può parlare di libertà ma di spontaneità.

D. Ci sono persone che ritengono sia giusto eliminare gli embrioni ammalati perché si avrebbero persone non sane... Tornano alla mente i regimi totalitari che effettivamente hanno tentato questa operazione. Ci sono altri che dicono: "Sì, per me l’embrione è vita, ma ognuno scelga quel che vuole. Io non voglio condizionare nessuno".

Attenzione, non possiamo dire ragionevolmente "l’embrione è vita", e poi non rispettarla in modo assoluto. Non è una vita qualsiasi questa di cui stiamo parlando, è la vita di una persona! La vita di una pianta non merita un rispetto assoluto. Le piante si tagliano anche… Ma la vita di una persona ha una dignità che è incommensurabile, che non è condizionata a niente.

A chi poi afferma "eliminiamo tutti gli embrioni ammalati", si potrebbe replicare: "e se ti accorgi che è ammalato al momento della nascita, che si fa? E se si ammala gravemente quando ha sette o otto anni, che si fa? E della persona anziana o ammalata molto gravemente - Terry Schiavo - che si fa?". Qui davvero tocchiamo un punto fondamentale. Qui la fede non c’entra. Qui siamo provocati semplicemente a usare la nostra ragione. Cioè la domanda vera è questa : "Ci sono persone che possono decidere se la vita di altri è meritevole di essere vissuta o no?". Vogliamo affermare questo principio? E chi decide quali sono le persone che hanno il diritto di giudicare se altri meritano o non meritano di avere una vita degna di essere vissuta?

Sono questioni di una importanza radicale nella convivenza umana. L’occidente è arrivato ad affermare che ogni singolo individuo umano ha un valore assoluto a prescindere dall’età, dal sesso, dalla religione, dal colore della pelle ecc…, attraverso un cammino anche molto faticoso e di gravi sofferenze. Attenzione, l’affermazione della dignità assoluta di ogni persona umana, che è il nostro patrimonio culturale più prezioso, lo si può anche perdere, e non è necessario essere né profeti né figli di profeti per capire quali conseguenze ciò possa avere. Siamo appena usciti da un secolo che, al riguardo, ci deve fare molto riflettere.

La questione che stiamo affrontando e che affronteremo il 12 giugno è davvero una questione dirimente sul tipo di società nella quale vogliamo vivere. E qui allora riprendo l’affermazione da cui ero partito. Non si deve andare a votare il 12 giugno, perché non si deve neppure accettare che si sottoponga al computo della maggioranza o minoranza il diritto alla vita anche di una sola persona umana innocente.

D. C’è chi dice che la Legge 40 sarebbe clericale e oscurantista…

Questa è proprio una menzogna, chiamiamola col suo nome. Non si può qualificare questa legge come una legge cattolica. Questa è una legge nella quale la dottrina cattolica sul matrimonio, sulla paternità e sulla maternità non si riconosce. Quindi continuare a dire che questa è la legge dei cattolici è dire una falsità. Comunque ritengo che in questo momento sia l’unica legge possibile per evitare il peggio.

D. C’è chi dice che impedisce la libertà di ricerca…

La libertà di ricerca: anche qui noi ci dobbiamo porre una domanda molto semplice. La libertà di ricerca è una libertà assoluta, che non ha nessun limite, una sorta di idolo al quale tutto e tutti possono essere sacrificati, oppure invece questa libertà di ricerca ha un limite segnato dalla ingiustizia di usare di un individuo umano per scopi diversi dal suo proprio bene? In altre parole, la libertà di ricerca arriva fino al punto che posso trattare un individuo umano come se fosse qualcosa e non qualcuno? Io mi rifiuto di fare della scienza l’assoluto davanti al quale tutto deve essere sacrificato, compresa anche la dignità delle persone umane.

D. Ma si sente dire comunemente: "Chi è contrario all’abrogazione della legge vada a votare e voti no".

Come spiegavo prima, noi non siamo solo contrari all’abrogazione; lo siamo, ma anche e più di questo siamo contrari a che si sottoponga a un computo di maggioranza il diritto alla vita di una persona innocente. Per noi non è sufficiente votare no; è necessario proprio per questa ragione, non andare a votare.

D. Però alcuni cattolici han detto: "Noi andremo a votare e voteremo no".

Ciascuno pensa, ragiona, fa le sue scelte…

D. Ma così si mettono contro un’indicazione dei Vescovi.

Sì, ovviamente. L’indicazione dei Vescovi è quella che ho detto. Ciascuno si assuma poi le sue responsabilità.

D. Si può parlare di peccato?

Beh, su questo lasciamo giudicare il Signore.

D. Si chiede l’abrogazione di un articolo della legge in nome della ricerca sulle cellule staminali. Ma anche qui si sta consumando un vero e proprio reato di disinformazione, perché nessuno aggiunge se si tratta di cellule staminali "embrionali" o "adulte". La scienza ci dice che i risultati finora ottenuti nell’ambito della ricerca su cellule staminali embrionali e della possibilità di guarigione di malattie tramite il loro utilizzo, sono pressoché zero; invece, la ricerca e l’utilizzo di cellule staminali adulte dà risultati molto positivi.

È vero, e di fronte a questo dato mi sorge una riflessione: è incredibile come in qualsiasi altro ambito della ricerca scientifica quando si vede che un campo è ricco di prospettive lo si approfondisce, se invece i risultati sono incerti, poco attendibili, lo si abbandona, anche perché la ricerca costa. Qui invece c’è una sorta di accanimento contro l’embrione umano.

Questo mi fa molto pensare, prima di tutto come uomo e anche come pastore. Mi domando: perché tanto accanimento verso questo individuo umano? Un accanimento che, come pare, non ha neanche una supposta motivazione scientifica. E ancora - mi chiedo – se proprio fosse necessaria la sperimentazione su cellule staminali embrionali, non si potrebbe ricorrere eventualmente alle cellule staminali embrionali di aborti spontanei? La ricerca biomedica conferma che è possibile. Quindi il non farlo è indice di un vero e proprio accanimento sull’embrione umano.

D. Un importante quotidiano ha pubblicato qualche giorno fa una lettera di una donna cattolica che diceva di essere andata all’estero per una fecondazione assistita, e di aver trovato in questo il motivo per votare sì al prossimo referendum. La donna scrive: "Mi chiedo guardandomi indietro se io e mio marito abbiamo fatto qualcosa di male. Poi guardo il mio bebè, mi commuovo e penso a quanto vuota sarebbe stata la nostra vita senza di lui. Sono una persona religiosa e non penso che sia possibile che Dio possa mandare un piccolo angelo senza che ciò sia giusto."

Qui in realtà le domande sono diverse. Mi limito alle principali. Cominciamo dall’ultima. La signora dice: "Non posso pensare che l’arrivo di un angelo non sia stato voluto dal Signore".

Purtroppo le cose non vanno sempre così. Pensiamo a quando l’individuo umano arriva in conseguenza di una violenza carnale. È anche quello il modo giusto per fare arrivare un angelo sulla terra? Sia ben chiaro: comunque sia arrivata, una persona umana merita ugualmente un rispetto assoluto e incondizionato, prescindendo dal modo col quale è stata concepita. Il problema che noi affrontiamo e affronteremo anche il 12 giugno, non è di sapere che colpa hanno o non hanno coloro che ricorrono alla procreazione medicalmente assistita, ma è di capire quale legge è giusta o quale legge è ingiusta in merito a questa questione. Oppure, dato che una legge esiste già, se questa legge – che, ripeto, a mio giudizio è ingiusta – sia comunque meglio conservarla piuttosto che non avere affatto una legge, oppure (se vincesse il sì) una legge ancora più ingiusta.

Vale a dire, non stiamo giudicando le persone, stiamo giudicando una legge. Ora, quando si giudica una legge, lo si fa in base a un criterio che non può che essere il seguente: questa legge promuove il bene comune o non lo promuove? Più concretamente, questa legge difende o non difende i diritti fondamentali delle persone, specialmente di quelle più povere, più deboli, più indifese? Io ritengo che una legge quale risulterebbe se vincessero i sì, sarebbe gravemente ingiusta perché violerebbe dei diritti fondamentali di persone innocenti. Che poi le persone che ricorrono alla procreazione artificiale abbiano colpa o non abbiano colpa, questo lo giudicherà il Signore. Non tocca a noi giudicare la colpevolezza delle persone. Ma qui la questione è di carattere pubblico: vale a dire, come vogliamo costruire la nostra società? Su quali basi fondamentali vogliamo costruire la nostra convivenza?

Un’ultima osservazione credo sia molto importante, perché sta un po’ alla base di tante discussioni su questi temi. Si dice: "Questo bambino ha riempito il nostro vuoto". Mi fa molto riflettere quando lo sento dire così. Veramente il figlio è per "riempire il vuoto" di un uomo e di una donna? Davvero voglio il figlio perché ne ho bisogno per la realizzazione di me stesso? Per la mia felicità?

Io penso che questa sia una domanda molto seria. Immaginiamo che questo bambino, diventato grande, chieda ai suoi genitori: "Ma perché mi avete voluto?". I genitori risponderebbero "perché avevamo bisogno di te per riempire il nostro vuoto". Questa è la risposta adeguata alla dignità della persona del figlio?

La risposta giusta invece è quella dei genitori che di fronte a questa domanda rispondono rispettivamente: "Perché ho voluto bene a tuo padre, perché ho voluto bene a tua madre."

Ritorniamo così sempre al punto fondamentale: riconosciamo o non riconosciamo la dignità assoluta di ogni persona umana? Questo è il nostro grande patrimonio culturale; ma guai se lo perdiamo. Oltretutto anche da un punto di vista storico si deve riconoscere che la dignità della persona è il più grande apporto che la rivelazione cristiana ha donato all’umanità. Ogni persona, la singola persona umana vale più dell’universo intero. Ogni persona, anche quella che ha appena iniziato il suo cammino nella vita.

D. Eppure molti intellettuali italiani hanno scritto e affermato che l’embrione non è persona.

Io non voglio giudicare nessuno, neppure gli intellettuali. Ritengo che oggi da un punto di vista scientifico non si possa negare seriamente che al momento del concepimento ci sia già un individuo umano. In secondo luogo penso che dal punto di vista filosofico sia ben difficile sostenere che esista un individuo umano che non sia persona umana.

D. È reale il rischio che chi andrà a votare no in realtà si troverà arruolato sotto le bandiere e sotto le ragioni di chi voterà sì?

Questo rischio esiste; nel senso che chi va a votare, pur votando no, accetta una logica di fondo: sottopone a computo di maggioranza o minoranza il diritto alla vita di un terzo innocente. E quindi, ripeto, per questa ragione non si deve andare a votare.

 D. Secondo lei i giovani si informano o non si informano? Vogliono vivere o "vivacchiare"?

Mi piace terminare questa conversazione rivolgendomi proprio ai giovani, sapendo che in larga misura il futuro della nostra civiltà dipende da loro.

Il discriminante tra una civiltà degna o non degna di questo nome, è il riconoscere o il non riconoscere la dignità incondizionata di ogni singolo individuo umano. Questo pilastro di ogni vera comunità umana è affidato a voi giovani. Rifletteteci.