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Breve sintesi dell’intervento all’incontro "Scienza ed Etica"
nell’ambito della manifestazione "Cronobie. Cronache dal futuro della scienza"
7 ottobre 2005


1. La possibilità di un dialogo sul piano veritativo presuppone la costituzione dei soggetti dialoganti. Che cosa sia la scienza, non è necessario spiegarlo; è invece problematico definire l’identità del sapere etico.

La definizione è costruita in due tempi. In un primo momento si confuta la riduzione del sapere etico alla risposta alla domanda sulle regole del comportamento. L’etica non è la scienza delle regole. In un secondo momento si tenta la ricostruzione dell’identità del sapere etico mediante il recupero del concetto di vita buona (o vita degna di essere vissuta), concetto ereditato dalla tradizione greca e giudaico-cristiana. L’etica è la scienza della verità circa il bene della persona. Dentro a questa definizione si recupera, nel suo giusto contesto, il problema delle regole di comportamento.

2. L’istituzione del confronto scienza ed etica implica la determinazione del valore proprio dell’impresa scientifica. Esso consiste nella conoscenza della verità, propria del sapere scientifico.

Il sapere scientifico non esaurisce la capacità razionale dell’uomo poiché questi ha non un solo modo di esperire la realtà, quello che dà origine al sapere scientifico. Esiste anche un’altra esperienza la cui determinazione è essenziale per comprendere il sapere etico.

Poiché il sapere scientifico persegue la conoscenza della realtà, e la conoscenza è sempre un bene, fra sapere scientifico e sapere etico non ci può essere conflitto.

Il sapere scientifico può essere utilizzato per altri scopi. L’utilizzazione può confliggere col sapere etico o in ragione dello scopo perseguito o in ragione del procedimento seguito per raggiungere lo scopo.

L’arcivescovo conclude sottolineando la necessità né di ridurre il valore della scienza alla sua utilità né più radicalmente di ridurre la ragione umana al solo uso che se ne fa nell’impresa scientifica. Riduzione che avrebbe un alto costo umano, poiché la scienza ha spalle troppo fragili per portare il peso delle grandi domande di senso che inquietano il cuore dell’uomo.