home
biogr.
english
español
français
한 국 어
1976/95
1996
1997
1998
1999
2000
2001
2002
2003
2004
2005
2006
2007
2008
2009
2010
2011
2012
2013
2014
2015
2016
2017


Incontro di preghiera per le vittime in Ossezia
Venerdì 17 settembre 2004


Avete sentito due pagine del Vangelo. Esse hanno un contenuto assai diverso: nella prima Gesù vuole, desidera che i bambini stiano con Lui vivendo un弾sperienza di amicizia e di gioia; nella seconda abbiamo ascoltato una terribile parola detta da Gesù, forse la più terribile!

Anche i bambini di Beslan in un certo senso hanno vissuto queste due pagine del Vangelo. Essi, come avete fatto voi alcuni giorni orsono, erano ritornati a scuola per riprendere in amicizia il loro cammino di studio, di ricerche, di convivenza. Hanno trovato la morte; hanno incontrato persone adulte per le quali vale la parola di Gesù: "sarebbe [stato] meglio che si fossero legati al collo una macina da mulino e si fossero gettati in fondo al mare".

Ma assieme ai bambini di Beslan in questo momento dobbiamo ricordare tutti i bambini innocenti che in ogni parte della terra, sono vittime della violenza degli adulti. Bambini costretti ad impugnare le armi ed educati ad odiare e ad uccidere; bambini indotti a mendicare nelle strade, sfruttati per facili guadagni; bambini maltrattati o umiliati dalla prepotenza e dai soprusi dei grandi; bambini abbandonati a se stessi e privati del calore di una famiglia; bambini che muoiono di fame; bambini uccisi nei tanti conflitti che oggi si combattono ne mondo [cfr. O.R. 09-09-04, pag. 4].

Né possiamo dimenticare le due volontarie italiane rapite proprio mentre svolgevano un servizio di amore.

Perché accade tutto questo? Perché tutto questo male? Noi siamo qui oggi per rispondere a questa grande domanda.

Noi tutti proviamo una grande gioia quando viviamo una vera esperienza di amore, di amicizia, di bene: il nostro cuore non è fatto per odiare, ma per amare. Ma noi, ciascuno di noi, possiamo rovinare questa forza di bene che il Signore ha messo in noi; possiamo dilapidare questo che è il nostro più grande patrimonio: la nostra capacità di amare. Ascoltate che cosa dice il Signore nella Bibbia: "il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo istinto; ma tu dominalo" [Gen 4,7]. Ciascuno di noi può diventare santo o criminale. Voi avete visto, vedete ogni giorno che cosa accade quando il cuore di un uomo rinuncia alla sua più grande dignità: essere capace di amare.

Mi rivolgo in particolare a voi, giovani. Vedete che "caso serio" è la nostra libertà! Non date fiducia a chi cerca di convincervi che l置omo non è libero; che le sue scelte sono completamente predeterminate dalle condizioni sociali in cui vive.

L置omo allora è inesorabilmente insidiato dal male che alla fine risulterà sempre vincitore? Provate ora ad alzare lo sguardo: vedete il Crocefisso. È la vittima più innocente della violenza umana. Ma proprio attraverso la Sua morte ha donato all置omo la forza di vincere il più grande male dell置omo: l段ncapacità di amare. Noi cristiani siamo certi: l置omo è stato salvato.

Tuttavia, se uno è ammalato di una malattia mortale, non basta che esista la medicina capace di guarirlo; è necessario che prenda la medicina. E la medicina che ci guarisce dalla nostra ferita più grave è Cristo: dobbiamo "prenderla". Avvicinarci a Lui; farlo entrare nella nostra vita. È per questo che ora, dopo qualche istante di silenzio, pregheremo insieme per un mondo dove i bambini in primo luogo siano rispettati; pregheremo perché siano liberate le due volontarie italiane.