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APERTURA ANNO GIUDIZIALE DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO
22 febbraio 2007


"La dignità del matrimonio, che tra i battezzati è "immagine e partecipazione dell’alleanza d’amore del Cristo e della Chiesa", esige che la Chiesa promuova con la maggior sollecitudine possibile il matrimonio e la famiglia fondata sul matrimonio, e li protegga e li difenda con tutti i mezzi a sua disposizione".

Così inizia la "Istruzione da osservarsi nei tribunali diocesani e interdiocesani nella trattazione delle cause di nullità dei matrimoni" promulgata il 25 gennaio 2005.

Il titolo che fonda il dovere, e quindi il diritto, della Chiesa nei confronti del matrimonio è la dignità intrinseca ad ogni matrimonio: dignità particolarmente elevata nel matrimonio sacramento. La categoria di dignità è categoria etica poiché essa ha dimora solo nell’universo delle persone: solo la persona ha dignità mentre ogni altra realtà ha un prezzo. Parlare di "dignità del matrimonio" significa che il matrimonio è un bene propriamente umano, operando e realizzando il quale la persona realizza se stessa e promuove il bene umano comune. Il titolo della Chiesa ad intervenire non è una generosa concessione fattale da autorità umane né un diritto acquisito in forza di patti internazionali ed esercitabile nei loro ambiti; ma il fatto che alla Chiesa è affidata la cura del bene e della dignità della persona.

Come disse il Santo Padre Benedetto XVI alla Curia Romana in occasione della presentazione degli auguri natalizi (22-12-2006): "Se ci si dice che la Chiesa non dovrebbe ingerirsi in questi affari allora noi possiamo solo rispondere. Forse che l’uomo non ci interessa? I credenti, in virtù della grande cultura della loro fede non hanno forse il diritto di pronunciarsi in tutto questo? Non è piuttosto il loro – il nostro – dovere alzare la voce per difendere l’uomo…?".

L’intervento della Chiesa ha un triplice contenuto: la promozione della dignità del matrimonio, la sua protezione e la sua difesa. Tutti e tre sono necessarie espressioni della stessa cura. E non ha quindi senso ritenere alternativa l’una all’altra. Come si esprime nel suo limpido latino S. Tommaso: "eiusdem … est unum contrarium prosequi et aliud refutare … Unde sicut sapientis est veritatem … meditari et aliis disserere, ita eius est falsitatem contrariam impugnare" [Contra gentes, Lib I, cap. I.6]. Cioè: l’uomo raggiunge uno dei contrari e respinge l’altro collo stesso movimento dello spirito. Ne deriva che mostrare la verità implica anche sempre rifiutare l’errore contrario.

La promozione della dignità del matrimonio implica necessariamente la sua protezione e difesa; e non c’è vera protezione né vera difesa senza un’adeguata promozione.

Il destinatario della cura che la Chiesa si prende del matrimonio, è la coscienza di ogni uomo e di ogni donna, davanti a Dio [cfr. 2Cor 4,2], perché ciascuno secondo le proprie responsabilità agisca coerentemente [cfr. Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede del 24 novembre 2002, n. 6, cpv 3; EV 21/1423].

Uno dei luoghi ecclesiali nei quali la Chiesa manifesta la cura che ha del matrimonio sono i tribunali ecclesiastici. La loro responsabilità è grande; il loro servizio prezioso; il loro lavoro difficile. Essi sono chiamati a verificare l’esistenza del sacramento, dunque la verità del matrimonio dei battezzati. Data la natura propria di questi processi, dovrà essere evitato sia il formalismo giuridico sia il soggettivismo nell’interpretazione del diritto sostantivo e processuale.

Abbiamo giudici di cui i fedeli possono avere piena fiducia. Ne ringraziamo il Signore ed invochiamo su di loro la sapienza divina.